Giade, giganti, agavi… a Punta Mesco

Da Monterosso a Levanto attraverso il promontorio di Punta Mesco, in Liguria (Riviera di Levante)

Panorama.Monterosso
Monterosso

Camminare in un parco è sempre una cosa un po’ delicata. Si ha paura di disturbare o di essere intrusi in casa d’altri. Sì, perché in un parco naturale i legittimi proprietari sono piante e animali e noi solo dei temporanei, più o meno graditi, ospiti. Forse non è il caso di chiedere il permesso al padrone di casa, però è buona norma essere responsabili e non provocare gesti che possano essere di danno all’ambiente. Entrare a piedi, ad esempio, è già un buon modo per rispettarlo. La Regione Liguria ha da tempo incluso buona parte della costa spezzina in un vasto perimetro protetto. Vi sono inclusi tratti di superba bellezza come le Cinque Terre, Montemarcello, Punta Manara e Punta Moneglia, Monte Serro e Punta Mesco. Quest’ultimo, un poderoso e acuminato promontorio che separa le Cinque Terre dalla costa di Levanto, è oggetto della nostra passeggiata.

Il sentiero che separa Monterosso da Levanto si alza parecchio sul mare, serpeggia fra i cespugli di ginepro e le eriche, s’attarda all’ombra dei pini marittimi, presenta tratti sconnessi che mettono in evidenza gli strati di arenaria e di argilla che compongono gli uni sugli altri l’intera montagna. Incontreremo poche case e nessun villaggio, salvo i luoghi di partenza e arrivo che sono notissime località di soggiorno, un vantaggio in più per chi ama la solitudine. Non a caso su Punta Mesco si rifugiavano gli eremiti e vi sono ancora consistenti avanzi di un romitorio, intitolato a Sant’Antonio Abate: un luogo di pace e tranquillità, dove fermarsi a guardare il mare in compagnia dei gabbiani.

Mesco.mapItinerario lineare a piedi con partenza alla stazione FS di Monterosso e arrivo alla stazione FS di Levanto. Si svolge lungo un sentiero che segue la costa a un’altezza media di circa 250-300 metri dal mare. Lunghezza: 7,5 km. Dislivello: 360 metri. Tempo medio di percorrenza (escluse le soste): 2 ore e 30 minuti. Segnavia: tacche bianche e rosse, e pannelli con l’indicazione ‘Levanto’. Altimetria: un tratto iniziale in salita fino ai ruderi della chiesa di Sant’Antonio e poi una lunga, graduale discesa fino a Levanto.  Difficoltà: nessuna. Condizioni del percorso: per gran parte su sentiero e ombreggiato. Nessuna fontana. Servizi: Si devono fare provviste in partenza a Fegina. Un ristorante – La Giada del Mesco (tel. 0187 802674)si trova a circa due terzi del percorso (prezzi medio-alti). Volendo effettuare l’escursione durante un fine-settimana, Monterosso e Levanto offrono anche in inverno una buona dotazione di alberghi. Per informazioni: Azienda Promozione Turistica della Spezia, tel. 0187/770900. Periodo consigliato: inverno, inizio primavera. Bibliografia: A. Marcarini, I sentieri delle Cinqueterre, Lyasis, Sondrio 2009.

Itinerario pubblicato su Amicotreno, gennaio 1995; aggiornato nel 2009. © 2016, Albano Marcarini.

Si segue, dalla stazione Fs di Monterosso (1, alt. 10), la passeggiata a mare in direzione di ponente. Si lambisce la spiaggia di Fegina (2), passando dinanzi a leziose palazzine costruite subito dopo l’entrata in esercizio della ferrovia, nel 1874, quando il luogo ebbe il primo sussulto turistico. Verso il mare si protende Punta Mesco sulle cui balze, a tratti rovinate da frane e detriti, si svilupperà la prima parte dell’itinerario.

Una villa, dai luminosi colori delle facciate liguri, e un piccolo oratorio dedicato a Sant’Andrea, ornato da una palma, sono gli unici monumenti di spicco a Fegina, oltre a una grossa statua, denominata “Il Gigante” e raffigurante il dio Nettuno, che si scorge a ridosso del mare. Fu realizzata nel 1910 da uno scultore ferrarese, Arrigo Minerbi.

102L’itinerario prende a salire (si lascia a sinistra una diramazione che scende al molo) e per scalinate raggiunge e supera la torre dei Merli. Si notino le strane colorazioni delle rocce, che tendono al verde e al bluastro: sono strati di serpentino, una roccia metamorfica, cioè una roccia degli strati profondi della Terra che, una volta venuta alla superficie, circa 150 milioni di anni fa, si è solidificata e modificata per effetto delle condizioni ambientali. É molto decorativa e per secoli è stata impiegata in alternanza ai marmi o ad altre pietre bianche nella composizione delle facciate di parecchie chiese liguri, come quelle di Monterosso e di Levanto.

Passo passo, alle spalle, si apre un’estesa veduta sulla costa delle Cinque Terre fino a Portovenere e alle isole Palmaria e del Tino. Più in alto il percorso si avvicina alla strada carrozzabile entrando nel perimetro del parco naturale di Punta Mesco. La traccia gradonata riprende poco dopo, sulla destra, all’altezza di un tornante. É un tratto faticoso, completamente avvolto dalla vegetazione arbustiva della macchia mediterranea, nella quale, con un po’ di attenzione, si possono distinguere molte interessanti specie: lentisco, mirto, corbezzolo, ginestra, terebinto, rosa canina, alaterno ecc.

Dopo una ripida scalinata si entra nella pineta e il sentiero spiana. Si può notare la marcata differenza delle rocce rispetto al tratto precedente: qui, e per gran parte del restante percorso, si troveranno argille e arenarie, rocce più tenere, di natura sedimentaria, depositate dal mare in periodi compresi fra 100 e 60 milioni di anni fa.

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S.Antonio al Mesco

Si arriva a un bivio di sentieri, ubicato lungo la linea di crinale: a destra si volge verso Levanto, ma prima vi suggerisco di effettuare una breve diversione (250 metri) a sinistra per visitare i ruderi della chiesa di Sant’Antonio (alt. 311).

3. Ruderi della chiesa di Sant’Antonio. Le coste del Tirreno furono a lungo insidiate dalle scorrerie dei pirati saraceni. Spesso sui promontori si costruivano torri di guardia che mediante fuochi segnalavano agli abitanti della costa l’imminente pericolo. Così avveniva anche sulle pendici di Punta Mesco, dove alcuni frati, qui ritiratisi in eremitaggio, avevano il compito di vigilare su questo tratto di mare. Della chiesa, risalente al XV secolo, restano solo un portale, un brano di parete e l’abside con belle lesene in arenaria e archetti retti da mensolini con figure antropomorfe. Il luogo è ideale per una sosta, in compagnia di una simpatica famigliola felina che qui ha fissato dimora.

Quindi si fa ritorno al bivio e si prosegue in direzione di Levanto, dapprima lungo il crinale, su scaglie di arenaria, poi, lasciato a destra il sentiero per il santuario della Madonna di Soviore, lungo il frastagliato profilo della costa a un’altezza di circa 300 metri sul mare. Si procede fra pini marittimi e lecci. Il sentiero scende leggermente e affianca una casa, posta al centro di terrazzi dove allignano tenere pianticelle di olivo. Segue un secondo edificio, in abbandono, con una piccola meridiana sulla facciata, che precede il vallone del rio La Gatta.

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La Costa del Mesco

Le vedute verso il mare si fanno via via più larghe e, in lontananza, si arriva a cogliere il promontorio di Portofino. A tratti di macchia arbustiva si alternano ombrosi lembi di pineta (pino marittimo e pino d’Aleppo). Gradatamente l’ambiente si colonizza: appaiono i primi terrazzi a prato e a oliveto, alcune grezze case contornate da ortaglie e da piante esotiche come palme e banani. Il sentiero prosegue poco più in basso di una strada carrozzabile che infine si raggiunge all’altezza del ristorante ‘Giada del Mesco’ (4). Si continua per breve tratto su asfalto per riprendere poi, all’altezza della prima curva, il sentiero verso il mare in una zona ormai intensamente coltivata e dove lo sguardo si allarga sulla baia di Levanto. Si passa un vetusto gruppo di case dove una lapide ricorda gli esperimenti di radiocomunicazione qui condotti da Guglielmo Marconi.

In breve, aggirando una conca umida e ombrosa, si arriva alle prime case di Levanto e alla possente mole del castello, fatto edificare nel secolo XII dai Malaspina, per difendere il borgo, allora murato. Il percorso segnalato lascia il castello sulla destra e scende a gradini al porticciolo e alla passeggiata a mare.

L’agave. Terra del poeta Montale o quasi (ma si sa che i suoi confini poetici vanno ben oltre le Cinque Terre) e che rammenta alcuni suoi versi; là, in quel preciso punto dove dal muro a secco spunta un ciuffo d’agave (l’«erba spâ» dei liguri): «Riviere, / bastano pochi stocchi d’erbaspada / penduli da un ciglione / sul delirio del mare…». L’agave è pianta strana e ‘splendida’, come vuole il termine greco – «agauós» – da cui deriva: fiorisce una sola volta nella sua vita, prima di morire.

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Levanto

In attesa del treno del ritorno, posso dirvi qualcosa sull’importanza di Levanto come scalo marittimo dell’entroterra spezzino.

5. Levanto e le sue antiche strade. Solo un occhio avvertito può ancora intravedere fra i carrugi e gli slarghi del borgo le tracce del suo importante passato di porto commerciale. Il mare entrava molto di più nel caseggiato e lambiva la loggia comunale (sec. XIII) dove era sistemata la darsena. Inoltre le moderne trasformazioni edilizie impediscono in parte di leggere le originarie destinazioni a empori e magazzini. Si calcola che questi avessero una superficie utile di oltre 4000 metri quadrati. Per attivare i commerci erano però necessari buoni collegamenti con l’entroterra che si realizzarono tramite due lunghe e tortuose mulattiere transappenniniche. La prima metteva a Piacenza tramite il passo di Cento Croci, la seconda a Parma unendosi a Pontremoli alla Via Francigena dopo aver superato il Monte Bardellone.

«… sorgono sulla scogliera cinque terre, quasi a egual distanza tra loro che sono Monterosso, Vulnezia, ora chiamata volgarmente Vernazza, Cornelia, Manarola e Riomaggiore (…) cosa che invero fa meraviglia vedere monti così erti e scoscesi, che perfino gli uccelli stentano a trasvolarli, petrosi e aridi da rassomigliare piuttosto a quelli dell’edera e della vite. Di qui vien fuori quel vino che approntiamo per le mense dei re…» (Giacomo Bracelli, Descriptio Orae Ligusticus)

I_sentieri_delle_Cinque686TI POTREBBE ANCHE PIACERE

Questa guida portatile e pittorica, è dedicata ai Sentieri delle Cinque Terre. Un attento compagno di viaggio che accompagna passo passo lungo la cornice da Portovenere a Levanto attraversando tutti i borghi marinari in sei giornate di cammino. Infine una settima giornata è riservata alla scoperta dell’antica Via Aurelia, nell’aspro passaggio del Bracco fra le memorie di lontani pellegrini. Passeggiate più che escursioni, cammino dolce più che faticoso, concessioni al tempo perduto e alla piacevolezza di una sosta, di una contemplazione, di un banchetto in trattoria.

Albano Marcarini, I Sentieri delle Cinqueterre, Lyasis, 2008, 128 pag. a colori con mappe, foto e acquarelli – Brossura con copertina plastificata. Formato: 11 x 16,5 cm

12,00 € – Acquista su www.guidedautore.it

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