Il Sentiero Rilke sulla costiera di Trieste

Itinerario a piedi sul Sentiero Rilke sul ciglio del Carso triestino.

RilkeRainer Maria Rilke, nel gennaio 1910, passeggiando sulla scogliera carsica, a un tratto, udì una voce interiore suggerirgli alcuni versi di un componimento poetico che divenne poi la prima delle sue celebri elegie: «Se pur gridassi, chi m’udrebbe dalle gerarchie degli angeli?».

Non so dirvi quale sia il giorno migliore per seguire sulla costiera triestina il sentiero che porta il nome di Rainer Maria Rilke, uno dei massimi poeti mitteleuropei del Novecento. Non so se debba essere una fredda giornata d’inverno, avvolti nella nebbia, rarissima da queste parti ma che mi scombinò i piani giusto il giorno che decisi di andarci. Oppure in estate, mischiando i sentori marini a quelli della pineta e delle profondità carsiche. Non so se, invece, siano meglio le mattine tese dalla bora ‘chiara’, quando il cielo è meravigliosamente sereno, il mare sconvolto dal vento, le medesime mattine che visse Rilke, nel gennaio 1910, passeggiando da queste parti. Si dice che, a un tratto, udì una voce interiore suggerirgli alcuni versi di un componimento poetico che divenne poi la prima delle sue celebri elegie: «Se pur gridassi, chi m’udrebbe dalle gerarchie degli angeli?».

D’altra parte, come ha notato la scrittrice francese Cécile Guérard, «la passeggiata in riva al mare è inventiva. Ogni passo apre prospettive nuove. Il paesaggio beccheggia. E che importa il tempo che fa. Il meteo si regola secondo i moti del cuore: umore errabondo, una brezza frizzante fa fremere le narici» (Philosophie légère de la mer, 2006).

Rilke passò nel castello di Duino alcuni momenti della sua vita. Il maniero si erge su uno scoglio di roccia calcarea a continuazione della ripida falesia che da Miramare arriva alla Bocca del Timavo. Non ha però l’imponenza dei fortilizi medievali, risulta datato al 1363, e rivela la pacatezza dei tempi di pace, quando i diletti si coltivavano meglio delle guerre. Venne molto dopo il castello vecchio, anch’esso costiero, ma più basso, in rovina dai tempi dell’assalto turco del 1476. All’inizio del Novecento a Duino dimorava la principessa Maria Thurn und Taxis, una nobilissima famiglia che nei secoli aveva fatto fortuna gestendo in tutta Europa i servizi di messaggeria postale. Maria era donna di grande bellezza, amante della cultura e delle lettere. Per Rilke aveva una passione in più e, forse, per proteggerlo dalla seduzione di altre donne, gli aprì le porte del suo castello. Il poeta celebra e soffre la caducità delle cose, quasi un appuntamento anticipato, di soli pochi anni, rispetto alla tragedia della guerra che, proprio qui, sul Carso, metterà fine al futuro, alle speranze, al bene, alla vita.

Difficile, forse impossibile, trovare nelle Elegie Duinesi un riferimento topografico preciso a meno di rifarsi al linguaggio delle metafore, che pure resta generico. So però che il poeta è stato qui, nella stanza del castello aperta sul luminoso mare di Trieste, lungo il sentiero della falesia che ora mi propongo di seguire. Saranno forse le contorte forme del calcare che immedesimano figure del sogno e della mente, sarà il soffio del vento sui cespugli di macchia, sarà il panorama che oggi non vedo ma che immagino, sarà infine la solitudine di un sentiero rispetto alla congestione caotica della città a restituirmi la dimensione lirica di un poeta che si proponeva di ‘vedere’ il profondo delle cose.

Rilke.map

Il punto di partenza del sentiero è presso l’Ufficio turistico di Sistiana, lungo la strada statale 14. Da Trieste si arriva in bus con la linea 44, in partenza da P.za Oberdan. La stessa linea serve per il ritorno da Duino. Tempo di percorrenza: 1 ora circa. Dislivello: 30 metri. Segnavia: cartelli e bacheche illustrative del percorso. Sentiero facile, ma attenzione a non esporsi sul bordo della falesia. L’ultimo tratto è accessibile ai disabili.

I RISTORANTI – Il Gabbiano (Duino, Villaggio dei Pescatori, tel. 040.208145). Sulla piazzetta del villaggio, in riva al porticciolo dov’è il capolinea del bus 44. Menù da 25 Euro. – Il Pettirosso (sulla via del ritorno, scendendo dal bus a S. Croce di Aurisina, tel. 040.220619). Cucina di mare sull’altopiano del Carso. Menù da 30-35 Euro. – Al Ritrovo Marittimo (Trieste, Via Lazzaretto Vecchio 3, tel. 040.0640128 – 340.2536254). Altro indirizzo per chi ama i piatti di pesce; indirizzo di riferimento per i triestini. Menu da 30 Euro.

GLI ALBERGHI – B&B Villa Rilke (Duino, tel. 347.0197928, www.villarilke.it). Sei camere e piscina nella zona residenziale di Duino, a 500 metri dal sentiero. Camera doppia a 80 Euro al giorno. – B&B Decò (Trieste, Via Scala al Belvedere 2, tel. 040.411593 – 329.2080021, www.decobbtrieste.tk). Per unire al sentiero la visita della città giuliana, ecco questo raffinato e ‘strategico’ alloggio, a due passi dalla stazione. Grandi camere (a 68 Euro a notte) e quiete per riposarsi leggendo Rilke.

LIBRI – Viaggio con letture – Le Elegie Duinesi di Rainer Maria Rilke si leggono nell’edizione tascabile della BUR, a cura di Franco Rella (con testo tedesco a fronte), Rizzoli, 1994, 8 Euro. Per una descrizione del Sentiero Rilke: Dante Cannarella, 1. Itinerari carsici-Il Sentiero Rilke, Ed. Italo Svevo, Trieste 1989, 6,30 Euro (si trova ancora in vendita presso l’edicola di Sistiana, lungo la statale 14).

© 2016 Albano Marcarini.

garmin-basecamp-86La traccia di questo itinerario è disponibile e scaricabile su GARMIN ADVENTURES al seguente indirizzo: https://adventures.garmin.com/en-US/by/marcarini/sentiero-rilke#.WRi1IFJaZZ0

 

IL VERSO «Vedi, noi non amiamo come i fiori, per un unico / anno; quando amiamo, a noi, per le braccia sale / immemorabile linfa (…) amammo l’intero / silenzioso paesaggio disteso sotto l’annuvolato / o limpido destino» (Elegie duinesi, III Elegia, vv.66-74)

Se partite da Trieste, usate, come ho fatto io, il bus 44. È il classico servizio urbano irrispettoso delle linee rette a tutto vantaggio di chi viaggia per piacere e non per dovere. Sale sul ciglione del Carso e si attarda fra i villaggi dalle denominazioni bilingue – italiane e slovene – passa accanto alle doline e dentro i boschi, intercetta vecchi rami di ferrovie imperiali, oggi abbandonati. Si smonta alla fermata dopo il villaggio di Sistiana, lungo la statale. Accanto alla palazzina dell’ufficio turistico inizia il sentiero, ben sistemato, con la sua protettiva staccionata a mare perchè il dirupo scende precipite per una sessantina di metri ed è bene non accostarsi. Il cammino è breve, meno di un’ora, ma intenso di suggestioni.

Costa
Veduta della costiera

Ora sono le forme carsiche: le ‘grize’, ad esempio, ovvero delle superfici di rocce grigiastre sbrindellate dalle acque meteoriche; o le scannellature che fanno somigliare le rocce a tanti pettini; o le vaschette di corrosione, i fori di dissoluzione che sono altri modi che ha l’acqua di lavorare con ostinata durezza la materia calcarea.

Ora sono le piante e i fiori: quelle tipiche della macchia che sfidano il vento in posizioni esposte come il leccio, la ginestra, il viburno; quelli rarissimi, dai nomi strani, come la centaurea fronzuta o la campanula piramidale, dei quali so esistere ma difficilmente riconoscere. Ma esiste anche la vegetazione poco più discosta dalla falesia, che ha origini lontane e viaggiato molto per giungere fin qui; le associazioni che i botanici chiamano illirico-balcaniche a dimostrazione che i confini, da queste parti, non sono solo politici, ma anche geografici e naturali.

Ora sono, infine, le memorie della guerra. Il sentiero accosta, a regolare cadenza, delle piazzuole aperte verso il vuoto. Oggi si chiamano belvedere, quando furono fatte erano postazioni di artiglieria che proteggevano le flotte all’ormeggio di Sistiana. Sotto si aprono addirittura dei bunker, uno dei quali riattato e visitabile come museo.

Duino
Il Castello di Duino.

Il sentiero finisce dinanzi al castello di Duino, pure visitabile, e che in alcuni ambienti ospita un collegio per la gioventù. Dal sontuoso giardino si scorgono le rovine del castello vecchio e lo scoglio che si vuole esser stato frequentato da Dante, in qualità di ambasciatore di Cangrande della Scala. Ora se la passeggiata vi ha preso troppo poco tempo e desiderate proseguire, rispettate il segnavia bianco e rosso. Vi porterà, dopo aver traversato un lembo di boscaglia, al livello del mare, presso il Villaggio dei Pescatori, sorto nel dopoguerra per ospitare famiglie di profughi istriani. Lì si trova anche il capolinea del simpatico 44, pronto a riportarvi in città, non prima di avervi fatto fare, come suo solito, un bel giro dell’oca.

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Albano Marcarini – LA FRANCIGENA PER PRINCIPIANTI – Collana Escursionismi 15 – Brossura, pag. 204, con foto, mappe, acquerelli e tracce gps scaricabili – Ediciclo Editore, Portogruaro 2016.

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