La ferrovia delle Caldare

Itinerario circolare in mountain-bike con partenza e arrivo alla ex-stazione di Filaga sulla ex-ferrovia Lercara Scalo – bivio Magazzolo (Ribera), all’interno della Riserva naturale regionale di Monte Càrcaci (provincia di Palermo).

Nell’entroterra palermitano molte vecchie ferrovie potrebbero rinascere sottoforma di “greenways”. In attesa del loro recupero, andiamo alla scoperta di quanto resta di una di esse all’interno della Riserva naturale di Monte Càrcaci, sui Monti Sicani. Se si pensa a una ferrovia di montagna, l’immagine va subito a certe incredibili linee sulle cordigliere andine oppure al trenino dei ghiacciai sulle Alpi Retiche. Difficile pensare che nella Sicilia occidentale ci siano state ferrovie che avevano molte delle caratteristiche delle linee di montagna, con tracciati tortuosi, numerosi manufatti come viadotti e gallerie, sentite pendenze, uno scartamento ridotto. Eppure la capillare rete delle linee realizzate nella prima metà del XX secolo nella provincia di Palermo era proprio così. Smantellate alla fine degli anni ‘50 queste ferrovie potrebbero oggi tornare a nuova vita come percorsi ciclo-pedonali. L’obiettivo sarebbe di creare una rete di ‘vie verdi’ in grado di connettere il bacino turistico di Palermo con l’entroterra e con le sue riserve naturali. Fra queste ultime figura il rilievo di Monte Càrcaci, lambito sul suo versante meridionale dalla sede della ex-ferrovia Lercara Scalo – Ribera.

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Itinerario circolare in mountain-bike con partenza e arrivo alla ex-stazione di Filaga sulla dismessa linea Lercara Scalo – bivio Magazzolo (Ribera), all’interno della Riserva naturale regionale di Monte Càrcaci. L’ex-stazione di Filaga si raggiunge in auto da Palermo (80 km) percorrendo la superstrada per Agrigento fino all’uscita Lercara Friddi e quindi un tratto di 17 km della strada statale 188 in direzione di Prizzi. In treno la stazione più vicina è quella di Lercara (linea Palermo-Agrigento): dista 22 km da Filaga, ma in tal caso è possibile inserirsi nell’itinerario già al bivio di Riena, dopo 14 km di costante ma non eccessiva salita. Lunghezza: 22.5 km. Tempo di percorrenza: 3/4 ore. Dislivello in salita: 530 m. Condizioni del percorso: strade forestali sterrate (7.9 km), sedime ex-ferrovia (9.1 km), strade asfaltate (5.5 km). La salita più impegnativa (4 km) porta al Centro Visite della riserva con una pendenza media del 6.7%. Mezzo consigliato: mountain-bike; casco protettivo. Periodo consigliato: tutto l’anno. Dove mangiare. Nessun punto di ristoro lungo il percorso, fare provvista d’acqua. Indirizzi utili. Aapt Palermo, piazza G.Cesare 2 (Stazione Centrale), Palermo, tel. 091.6058111. Riserva naturale Monte Càrcaci, c/o Azienda foreste demaniali, tel. 091.7041711. Itinerario pubblicato su AMICOTRENO, ottobre 2002; aggiornato a dicembre 2015.

Fra le iniziative di recupero delle dismesse ferrovie dell’entroterra palermitano, la vecchia stazione di Filaga (km 0, alt. 831), aperta su un largo pianoro a poco più di 800 metri d’altezza, ha la funzione di centro per la vendita dei prodotti lattiero-caseari della zona di Prizzi. L’edificio, già restaurato, ha una dimensione e dunque un’importanza maggiore rispetto alle altre stazioni della vecchia linea Lercara Scalo-Ribera. Qui infatti, dal tronco principale diretto a Ribera, si staccava una diramazione per Prizzi e Palazzo Adriano.

Casello Lercara-Pal-Adriano
Casello in abbandono

Usciti dal piazzale della stazione verso la vicina statale, si segue a destra in direzione Prizzi, ma solo fino alle vicine case di Sella Martino (km 0.6, alt. 830). Qui si lascia la statate rispettando, verso destra, le indicazioni per la Riserva di Monte Càrcaci. La strada, dopo un primo tratto in asfalto, regredisce a sterrata e scende fino a un ponticello sul Vallone di S.Antonio. Il pioppio nero e varie specie di salice indicano la vicinanza del corso d’acqua. Mantenendo la direzione per la riserva, indicata dalle frecce, inizia una lunga salita, su buon terreno e con pendenza costante, alleggerita anche da alcuni tornanti. Dopo il primo tratto su terreno aperto, con belle vedute sui rilievi che circondano la non lontana cittadina di Prizzi, si entra nella pineta che qualifica la riserva. Dalla strada si staccano i vari sentieri di visita e dopo alcuni tornanti si perviene al pianoro sommitale del Marcato delle Lavanche (km 6.6, alt. 949), occupato da pozze e stagni che rivelano un’insospettata ricchezza idrica. Vi abbonda la flora idrofita, specialmente ranuncoli che in primavera colorano di bianco e di giallo intere praterie. Qui, al culmine dell’itinerario, si incontrano il Centro Visite e un’area attrezzata per la sosta. Facendo una breve deviazione in salita, poco prima del Centro Visite, si sale con un paio di curve allo spiazzo ove è stato ricostruito con particolare cura un pagliaio, tradizionale dimora pastorale della Sicilia interna. Dal vicino belvedere si scorgono parte della salita fatta e il massiccio baglio fortificato, detto ‘dell’Emiro’, di origine saracena, posto ai piedi dell’aspro Pizzo Colobria. Citato una prima volta nel 1355 come Castello di Colobria, servì a controllare un vasto latifondo; nel XVI secolo ridusse la sua funzione a masseria agricola.

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Paesaggio della Riserva naturale di Monte Carcaci.

Tornati al Centro Visite e lasciato il cuore della riserva la strada prende a scendere con moderata pendenza. Superato un casale si incontra, a un tornante, una biforcazione: si lascia la direzione di sinistra, asfaltata, e si prosegue aggirando un vallone per poi assecondare la breve erta che porta alla Portella di Riena (km 9.6, alt. 879). In prossimità si scorgono gli edifici in rovina di Riena, centro colonico fondato durante il periodo di regime in un vano tentativo di rilancio agricolo. Poco sotto la portella l’itinerario confluisce nella provinciale 36 bis: la si segue verso destra, su asfalto molto dissestato. Ora la veduta, a parte lo sconcio di una cava di calcare, si estende sulla Valle di Riena, sulle plaghe di Lercara Friddi e sulle lontane vette delle Madonie.

Al km 13.6 si raggiunge la strada statale 188. La si traversa imboccando uno stradello che dopo meno di 200 metri si sovrappone al vecchio sedime ferroviario. A fianco si transita vicino a un casello, poi la linea prosegue a poca distanza dalla statale, alternando tratti rilevati ad altri in trincea. Il fondo è sterrato, qualche volta un po’ dissestato, ma praticabile. Fra le ondulazioni del rilievo si scorgono alcuni conche occupate da vaste pozze d’acqua: sono i cosiddetti ‘gurghi’, ambienti umidi di un certo interesse naturalistico. Lungo la vecchia massicciata si protendono fitte siepi di prugnolo, di rosa canina e di caprifoglio. Sotto il profilo antropico il paesaggio è segnato da alcune belle masserie isolate, risalenti al XVII e XVIII sec. (Càrcaciotto, Càrcaci), dotate di possenti strutture murarie.

Si sale leggermente fino al culmine di questo tratto della linea, a quota 893. Raggiunto un altro casello, in via di restauro, si torna a percorrere la statale per circa un chilometro, fino all’altezza di una carrabile che, a destra, varcato un cancello, riporta verso la vecchia sede ferroviaria. La si incontra prima di raggiungere la Masseria Càrcaci, volgendo a sinistra e discendendo ora con la pendenza consentita dalla linea uno stretto vallone. Qui si transita su diversi viadotti ad arco e vicino ad altri caselli con fresche fontane. Sulla destra si profilano i densi boschi di leccio e di roverella che rivestono le pendici meridionali del Monte Càrcaci, di cui ormai si è quasi completato l’anello. Infatti, dopo un’ultima strettoia, si fa ritorno alla ex-stazione di Filaga (km 22.5), dalla quale si era partiti.

La ferrovia delle Caldare.

Così era denominata questa linea per la sua funzione di disimpegno delle miniere solfifere di Lercara Friddi. Realizzata a più riprese a partire dal 1912, su un percorso di 67,17 km e con uno scartamento di 0,950 metri, mirava a congiungere la linea Palermo-Agrigento con la linea costiera Castelvetrano-Porto Empedocle, in prossimità di Ribera. Il tratto da Lercara Friddi a Filaga entrò in esercizio il 12 settembre 1914, mentre quello conclusivo, da Bivona ad Alessandria della Rocca solo dieci anni più tardi. Oltre alle miniere la linea era d’ausilio all’economia agricola della valle del Magazzolo, in provincia di Agrigento, tanto che la sua chiusura fu procrastinata di qualche anno per il fatto che, in totale assenza di strade, ai contadini era altrimenti preclusa la possibilità di raggiungere le campagne. A causa dei forti dislivelli con pendenze fino al 75 per mille, alcuni tratti furono armati a cremagliera. Per l’intera durata dell’esercizio, fino al 1959, la trazione fu assicurata dalle vaporiere del gruppo R370, dotate di un particolare meccanismo a dentiera. La diramazione di 13,75 km per Prizzi e Palazzo Adriano con un lungo tratto a cremagliera nella valle del Sosio, fu attivata il 21 agosto 1920.

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In questa guida troverete chilometri di ferrovie dismesse e abbandonate, itinerari lungo fiumi e canali, opere stradali di ogni genere. Molte sono sottoutilizzate e potrebbero essere riconvertite a uso escursionistico. Altre sono già state recuperate e si prestano come modello da imitare. Nel complesso sono 38 proposte sparse in tutta Italia, ma sono solo una parte di quelle che è stato possibile reperire dopo un primo, speditivo censimento.

Albano Marcarini (a cura di -), Greenways in Italia, De Agostini/Alleanza Ass., 2003, 252 pagine con foto, mappe e acquarelli, formato 13 x 20 cm, 10,00 € – Acquista su www.guidedautore.it

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