Poilarocca, un paese fra le stelle

Itinerario circolare a piedi nell’alta Valle Arroscia, comune di Mendatica, in provincia di Imperia.

A Poilarocca si andava nella bella stagione, per tenere gli animali e coltivare segale e patate. Però era un paese vero. Con la chiesa, le case in pietra, i tetti in chiappe, le stradine, i vicoli e la fontana, le stalle, il forno per il pane. Già perché lassù, a 1400 metri d’altezza, fra le montagne che guardano il Mar Ligure ma hanno l’aspetto di veri colossi, si stava per mesi, tutti insieme. Oggi Poilarocca è quasi un cumulo di rovine, ma il sentiero per arrivarci, che sale da Mendatica, è bellissimo. E’ un tratto della vecchia mulattiera che conduceva sul crinale più alto delle Alpi Liguri, dove transitava la mitica Via Marenca, la strada del sale e dei mercanti, diretta dal Piemonte alla Riviera di Ponente.

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La chiesa di Poilarocca

Mendatica è un paesino di 278 abitanti, in fondo alla Valle Arroscia. Ha belle case a volte e passaggi porticati, ha un disegno urbanistico singolare con tante contrade allineate dal basso verso l’alto lungo la Via Maestra. Il sentiero per Poilarocca incontra subito, appena fuori dal paese, la chiesa di Santa Margherita, di struttura solida e austera, senza ornamenti, salvo quelli del portale. Si dice sia l’antica parrocchiale di un paese – Borghetto – distrutto nel 1625 nei risvolti delle contese fra i Savoia e la Repubblica di Genova per il controllo di queste remote vallate. L’interno ha pareti dipinte con soggetti sacri, frutto della maestria del pittore Pietro Guido da Ranzo, vissuto nella prima metà del XVI secolo. Il sentiero si stringe dopo il Ponte del Gruppin e prende a salire con continui svolti, fra gli enormi massi della Rocca Gianca, rivestiti di muschio. Le fronde degli alberi non attenuano il lontano fragore del torrente. Più in alto infatti le acque precipitano dalla roccia con un salto di almeno 30 metri.

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Le cascate dell’Arroscia

Sono le cascate dell’Arroscia, messe lì apposta per vivacizzare la marcia. Pian piano dal castagneto si passa al dominio del faggio. La strada è lenta ma amica; non tradisce la fiducia del viandante. D’improvviso, quando gli alberi si rarefanno lasciando il posto ai prati, appare una chiesuola, intitolata alla Madonna della Neve. E’ quella di Poilarocca, la nostra meta. Nel ‘700 quando le bocche da sfamare erano tante nella vallata, molta gente si stabilì quassù assieme ai pastori sperando di sopravvivere. Lavoravano duro, spesso anche la notte perché la stagione era breve e bisognava sfruttare ogni momento. Traevano fieno, carbone naturale, legna, anche materiale da costruzione che, tramite una fune tesa nel bosco, calavano in paese, là dove eravamo partiti un paio d’ore fa. Oggi non c’è più nessuno. Il variabile equilibrio demografico del villaggio si nota anche nella struttura delle case in pietra che hanno subito, col tempo, delle aggiunte, dei rialzi in modo da soddisfare aumentate necessità abitative. La casa era una nicchia nel vasto mondo circostante di valli e montagne. La pietra vestiva solo la struttura esterna; dentro c’erano tramezzi in legno, sia orizzontali per dividere i piani, sia verticali per dividere le stanze.

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Il portale della chiesa di Santa Margherita a Mendatica

Se il cammino vi è sembrato lungo si può tornare per la stessa via, altrimenti si può guadagnare, poco più in alto del villaggio, una ex-strada militare degli anni ’30 del secolo scorso. Da qui, tranquillamente, si scende a San Bernardo di Mendatica, dove si trova un ristorante, e quindi, lungo la vecchia carraia selciata, si torna a Mendatica passando nel fitto di una pineta. Si arriva in paese dall’alto e se ne approfitta per osservare tutti i dettagli del caseggiato non mancando, magari, di dare un’occhiata ai due piccoli musei del paese, quello della civiltà contadina e quello della cartografia storica delle Alpi Liguri.

Punto di partenza e arrivo: Mendatica, comune della Valle Arroscia, in provincia di Imperia. Si raggiunge dalla Riviera di Ponente seguendo la strada statale 453 da Albenga fino a Pieve di Teco. Mendatica si trova 12.7 km dopo Pieve di Teco sempre lungo la strada di fondovalle. Tempo di percorrenza: 4 ore e 30 minuti, su mulattiere, sentieri e un tratto di ex-strada militare. Dislivello: 840 metri.  Periodo consigliato: da maggio a fine ottobre. Dove mangiare. A S. Bernardo di Mendatica: Ristorante S. Bernardo, tel. 0183.328724. Alimentari a Mendatica, a fianco del Municipio. Dove dormire. Agriturismo Il castagno, via S. Bernardo 39, Mendatica, tel. 0183.328718. Indirizzi utili: Comune di Mendatica, tel. 0183.328713 (per accedere ai due musei del paese). Internet: http://www.mendatica.com

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Itinerario pubblicato su BELL’ITALIA 219, luglio 2004. Aggiornato il 13.12.2009.

1 Dal parcheggio sotto la Parrocchiale di Mendatica si scende fino a incontrare la segnaletica per Poilarocca. La strada sterrata, aggira lo sprone della chiesadi S. Margherita e diventa un’esile mulattiera che si interna nella vallata.

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Il sentiero nella faggeta

2 Dopo il ponte sul Rio del Gropin si sale con decisione. Lasciata a sinistra la diramazione per Montegrosso, si arriva alle Cascate dell’Arroscia.

3 Ripreso il sentiero, sopra la cascata, si arriva a un’edicola sacra. Si tiene a sinistra e dopo un altro tratto di salita si giunge al pianoro di Poilarocca.

4 Lasciato il villaggio si rimonta, per sentiero, fino alla strada militare che contorna le pendici del Monte Frontè. Seguendola in lenta discesa si perviene a San Bernardo di Mendatica. Qui si trovano bar e ristorante.

5 Da San Bernardo, seguendo il segnavia per Mendatica, si scende nella pineta a strette curve. Dopo circa 40 minuti si arriva alla chiesuola di S. Rocco e alle case più alte di Mendatica. Percorrendo l’antica via maestra si torna alla Parrocchiale e al parcheggio.

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