La Foresta dell’Elmo

ITINERARIO a piedi, ad anello, in provincia di Terni, nel comune di San Venanzo.

Bosco dell’Elmo e Melonta sembrano luoghi e personaggi da vicende medievali. Storie di amori, storie di cappa e spada. Oggi questi nomi designano un territorio lontano da città e grandi strade, una cupola di basse montagne fra Orvieto e Perugia, in Umbria. Qui vi furono vicende antiche e i libri o i ricordi degli anziani ne tramandano memoria: dicono di strade etrusche, roccaforti, pievi e poderi. Segni millenari dell’uomo, oggi seppelliti sotto la coltre verde di una foresta che prende la rivincita dopo secoli di tagli e spoliazioni.

Partenza e arrivo: Molino del Fruga (alt. 407). Si raggiunge in auto da Orvieto Scalo (15 km) seguendo la SS 71 (direzione Ficulle) fino al bivio per Morrano Nuovo; proseguire a destra sulla SP 101 fino alla diramazione a sinistra per San Marino. Dopo circa 3 km nuova diramazione a sinistra per Casalicchio: 250 metri più avanti si trova una piazzuola dove posteggiare. Dalla sbarra accanto, con il segnavia 805, inizia l’itinerario.

Lunghezza: 12.4 km. Tempo di percorrenza: 3 ore e 30 minuti. Dislivello: 500 metri. Segnavia: sentiero 805 fino al Podere Melonta I, poi nessuno. Condizioni del percorso: piste forestali e campestri, tratti di sentiero. Traccia gps disponibile su richiesta a info@guidedautore.it – INFO: http://www.regione.umbria.it/stina

Alberghi e ristoranti. Lungo l’itinerario non si trovano punti di ristoro, pertanto è indispensabile provvedere ad alimenti e bevande.

Borgo Spante
Borgo Spante

Agriturismo Borgo Spante (Località Spante, Frazione Ospedaletto, San Venanzo, 075/87.09.134). Tranquillità e piacere della buona cucina in un piccolo borgo di fascino antico, oggi agriturismo gestito dalla contessa Claudia Spatola. Ideale per chi in vacanza non si vuole separare dal proprio animale. Mezza pensione a 70 euro al giorno a persona. Si preparano buoni panini per le passeggiate.

Ristorante Tulliola (Via Marscianese 32, Località Poggio Spaccato, Frazione Ospedaletto, San Venanzo, 075/8709147). Modesta ma accogliente struttura lungo la strada provinciale per San Venanzo, a pochi passi da con possibilità di pernottamento. Cucina familiare a circa 30 euro a persona.

Agriturismo L’Elmo (Loc. San Faustino, Orvieto, 340/1397133 – 334/8428381). La sistemazione più prossima all’itinerario in un nucleo rurale restaurato nei canoni della tradizione. Camera doppia con colazione fra 40 e 50 euro a persona a notte.

Agriturismo Olivastrella (Vocabolo Olivastrella 12, San Venanzo, 075/875213). Sistemazione raffinata con 11 camere in un casale fra gli ulivi, piscina aperta e al coperto con beauty farm, ottima cucina. Servizio di B&B a partire da 65 euro a notte a persona.

Elmo.base.map426 copiaLa nostra escursione parte da un mulino di cui si scorgono a fatica, nella vegetazione, tre bacini di raccolta delle acque e un brano di muratura. Resta impresso nella toponomastica come Mulino del Fruga. Complicato arrivarci in auto, ma indica la partenza del sentiero 805, l’Anello dell’Elmo e di Melonta. Siamo alle falde del Monte Peglia (alt. 837), con le sue torreggianti antenne di telecomunicazione. Con l’attigua Selva di Meana e il Parco vulcanologico di San Venanzo forma la più estesa area naturale protetta dell’Orvietano: 4649 ettari.

01.Avvio sentiero 805 Elmo
Inizio dell’itinerario

Si parte seguendo una pista forestale, all’interno di una pineta la cui origine si deve al lavoro forzato dei prigionieri austriaci della Grande Guerra con lo scopo di rendere produttive le pendici della montagna. Si cammina senza fatica fino a una torretta di avvistamento (accessibile con cautela) per poi iniziare una lunga e un po’ scabra discesa verso fondovalle. Il Bosco dell’Elmo si compone di una lecceta alla stato quasi puro; i tronchi rugosi e contorti degli alberi – i più vetusti hanno almeno 130 anni – si piegano per formare una galleria vegetale. Il leccio si distingue, anche da lontano, per via della chioma verde scuro e del carattere di sempreverde. Il verde più tenue e tendente al giallo indica invece i pioppi e i salici che privilegiano il fondovalle, nelle fasce più umide. Si odono i richiami degli uccelli e qualche scalpiccìo, un po’ sinistro, segnala che il cinghiale non è lontano. A terra si raccolgono gli aculei del porcospino e si vedono le borre delle volpi. Ripetuti e secchi ticchettii ricordano l’insistito lavoro del picchio verde sui tronchi. La veste arborea è omogenea, copre gli scoscesi versanti di queste montagne, copre anche le radure che fino a 50-60 anni fa davano da sfamare ai contadini. Il bosco dell’Elmo però non è solo opera della natura, alla sua formazione ha contato una gestione attiva, condotta fin dal XIX secolo da Eugenio Faina, senatore del Regno e proprietario terriero. La sua azione fu sempre ispirata all’equilibrio fra risorse e loro impiego, secondo una visione illuminata che oggi diremmo eco-sostenibile.

Picchio.verde
Picchio verde

La Piana del Chiani è al fondo della discesa: una macchia di erbe aromatiche accanto al greto sassoso del torrente Chiani. Ora il percorso volge a destra, supera il guado col Fosso di Melonta e prende a salire lungo un costone parallelo a quello che avevamo prima disceso. Qui la via è più larga e agevole. Sono strade antiche, parallele alla via principale che, ridossata al Monte Peglia, ebbe origine etrusca e fu utilizzata nel Medioevo dai pellegrini che, sul tragitto da Perugia a Orvieto, volevano discostarsi dai luoghi abitati. A quota 311 si raggiunge una seconda torretta di avvistamento, molto più panoramica della precedente: si domina tutta la solitaria e boscosa vallata del Chiani, pezzata da qualche isolato casale, forse una villa o il rudere di un castello. Il percorso ora si attesta sul crinale della Melonta; il panorama prende un orizzonte più ampio e si scorgono il Monte Cetona e l’Amiata. La posizione fa pensare a un punto strategico, forse già usato in periodo etrusco. Ora il bosco lascia spazio a radure di erbe selvatiche, spazzate dal vento. All’altezza del diruto Podere Melonta I il segnavia 805 manda a destra per tornare al punto di partenza ma il sentiero non è sicuro ed è facile perdere l’orientamento. Meglio restare sulla via di crinale che procede larga fra i prati. Si arriva a un cancello, lo si supera e si prosegue sempre sulla linea di spartiacque avvicinando il Monte di Melonta

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Podere Melonta I

che, a 623 metri d’altezza, segna il punto più elevato del nostro itinerario. Ora occorre fare attenzione poiché a un tratto, senza segnalazione alcuna, si deve inforcare ad angolo

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Podere Melonta: una finestra arcaica

retto, sulla destra, una ripida carraia che scende quasi in rettifilo fino a incontrare la frazione Casalicchio (si scorgono le case, in basso). Il paesaggio muta di nuovo poiché i coltivi disegnano di forme e colori i versanti del vallone del Fosso di Montarsone: ulivi, vigneti, frutteti. Un vero artificio è la cosiddetta ‘vite maritata’, ovvero la vite appoggiata e retta sui tronchi degli aceri, per proteggerla dai cinghiali. Si passa ora sull’asfalto e si scende la valle toccando la frazione Cettina mentre sull’opposto crinale si adagia San Marino, altro abitato anch’esso afferente, come le due frazioni citate, al comune di San Venanzo, il cui capoluogo dista a non meno di 20 chilometri. Seguendo la strada comunale, del tutto priva di traffico, si torna tranquillamente al punto dove si era partiti.

Un’alternativa a questo itinerario prevede, una volta raggiunta la Piana di Chiani, di tenere la sinistra e seguire il greto del torrente per poi rimontare il versante opposto della valle del Fosso dell’Elmo all’interno di una seconda porzione del bosco, forse ancor più suggestiva della prima per l’accertata presenza di mammiferi come l’elusiva e rara martora, il gatto selvatico e il lupo; tra i rapaci il falco pellegrino e il gufo reale.

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