Al Col Clapier con gli elefanti di Annibale

Itinerario a piedi nell’alta Val di Susa, in Piemonte, verso il Col Clapier (2477 m).

Quale fu il valico delle Alpi scelto da Annibale per scendere con il suo esercito in Italia nel 218 a.C. e debellare Roma? Attorno a questo interrogativo gli storici si sono intestarditi per secoli con ipotesi le più fantasiose o le più vicine a una possibile verità. Ma nessuna certezza. Non esiste infatti nessuna fonte storica che indichi il passaggio alpino di Annibale. La fama di quell’eroica impresa, compiuta da 50 mila soldati con il seguito delle armerie, delle cavallerie, della sussistenza e, soprattutto, con 37 elefanti, ha attraversato i secoli, impressionato le popolazioni e suscitato la passione degli storici. Non c’è luogo nelle vallate alpine (e anche in quelle appenniniche, dove Annibale approdò in seguito, sulla strada per Roma) che non ricordi il transito del celebre condottiero cartaginese.

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L’incisione che evoca la traversata del Col Clapier con elefanti nel 1950

Ma i suoi due più importanti biografi – Polibio e Tito Livio – hanno sempre taciuto sul dato più importante: quale percorso. Narrano con efficacia le tormentate vicende della traversata, i contatti con le popolazioni indigene, gli agguati dei ribelli, lo sconcerto delle truppe di fronte alle montagne, la penosa avanzata degli elefanti, ma nulla riguardo la strada fatta.

Si sa solo che Annibale risalì per quattro giorni il fiume Rodano, nella Gallia, perché incalzato dal nemico a sud, poi puntò verso le Alpi. Per cui c’è chi ha creduto il Colle del Piccolo S. Bernardo, chi ha giurato sul Moncenisio, chi ha preteso il Monginevro o il più meridionale Colle della Maddalena.

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Un tempo elefanti, oggi cavalli al Col Clapier

Un medico inglese, di nome Marc-Antoine de Lavis Trafford, ha passato gran parte della sua vita, nel secolo scorso, a scandagliare ogni angolo delle Alpi Occidentali per ritrovare la via del grande generale. Alla fine individuò un passaggio, a quasi 2500 metri d’altezza, denominato Col Clapier, oggetto della nostra escursione. Cosa lo aveva convinto? Il Col Clapier, sul confine fra Italia e Francia, si trova poco più a ovest del Moncenisio e collega la Maurienne con la Val di Susa. Si guadagna agevolmente dal versante francese, ma soprattutto è l’unico valico, rispetto a tutti gli altri citati, dal quale è possibile scorgere in lontananza la pianura del Po. Polibio infatti, scrisse di come Annibale, di fronte alla vista dell’Italia e della ricca pianura, fosse riuscito, dalla cima del colle, a rianimare i suoi soldati, scoraggiati dalla lunga marcia e sopraffatti dalla fatica. Questa è l’unica concessione, per così dire, topografica nel testo del cronista greco, che visse poco dopo i fatti e, si dice, abbia visitato di persona i luoghi.

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Un reparto alpino in esercitazione al Col Clapier

Punto di partenza: Case Pietra Porchera (1161 m), frazione del comune di Giaglione, in provincia di Torino (val di Susa). Si raggiunge da Torino con l’autostrada A32 del Frejus, uscita Susa Ovest, quindi con un breve tratto della statale 25 ‘del Moncenisio’ fino alla diramazione indicata di Val Clarea. Si posteggia alla fine dell’asfalto. Punto di arrivo: Col Clapier (2477 m). Il ritorno avviene sul medesimo percorso.

Tempo: 3 ore e 30 minuti (solo andata, senza le soste). Dislivello: 1316 metri. Segnavia: tre strisce orizzontali, una bianca e due rosse, con il numero 550. Condizioni del percorso: mulattiera ex-militare e sentiero. Periodo consigliato: da giugno a fine settembre.

Dove mangiare: nessun punto di ristoro sul percorso. A Giaglione si trovano alcuni negozi di alimentari. Per saperne di più: Polibio, Le Storie – Libri I-III.

Pubblicato su Bell’Italia nell’agosto 2007 – ©Albano Marcarini

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1 – Dallo spiazzo di Case Pietra Porchera, vicino al torrente, s’imbocca la strada sassosa in direzione della testata della valle. Si tratta di una ‘carrellabile’ militare realizzata nel 1934 a sostegno delle fortificazioni italiane del Col Clapier, oggi confine fra Italia e Francia.

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La targa che segnala la via romana

2 – Dopo una prima serie di tornanti nel bosco, si guadagnano i ruderi della Grangia Bonomen.

3 – Passato un vecchio ponte in cemento ci si appoggia all’opposto versante del vallone per poi ripassare il Rio Clapier sotto la Grangia Savina, dove si notano opere di regimazione delle acque.

4 – Con un altro tratto in salita lungo la ex-strada militare, qui sorretta da alti muri in pietra, si guadagna il pianoro sottostante il valico. Affacciandosi a valle, la visuale arriva alla Sacra di S.Michele e alla pianura torinese: è forse il punto, citato da Polibio, dove Annibale incitò i suoi soldati.

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La Valle di Savine, sul versante francese del Col Clapier

5 – Con un ultimo sforzo, dopo aver superato le diramazioni per i rifugi e la pietra con l’incisione di uno degli elefanti che ripercorsero la traversata nel 1950, si giunge al Col Clapier, sul confine italo-francese. Una targa segnala i resti di una ipotetica strada romana.

6 – La via del ritorno è la stessa della salita. La si può variare nel tratto intermedio seguendo dal pianoro la traccia (non segnalata) di un’altra mulattiera militare sulla sponda destra del Rio Clapier, ma solo se in condizioni di buona visibilità.

LE ALPI IN ELEFANTE

annibale.2Annibale nell’utilizzare gli elefanti come arma di guerra, forse più per terrorizzare il nemico con la loro dimensione che non per la reale efficacia bellica, aveva seguito l’esempio di Pirro, re dell’Epiro, sceso in Italia dall’Illiria con 19 grossi elefanti indiani nel 280 a.C. Nonostante l’improbo percorso alpino, su sentieri e lungo gole selvagge, tutti i 37 elefanti di Annibale giunsero in Italia. Si ammalarono e morirono dopo, tutti salvo uno, per i postumi della fatica, per il freddo e lo sforzo compiuto. Nel 1959, a sostenere le tesi del dottor Lavis De Trafford, fu organizzata una spedizione con tre elefanti, prelevati da un circo, attraverso il Col Clapier. La cosa ebbe successo dimostrando che quel valico, nonostante l’altitudine e la ripida discesa, poteva essere affrontato anche con animali di quelle dimensioni. Nel XVI secolo un altro elefante valicò le Alpi, da Genova alla volta di Vienna. Era il dono del Re del Portogallo all’Imperatore d’Austria. Lungo la sua strada lasciò esterrefatte le popolazioni che ne ritrassero l’immagine sulle pareti delle case e fin nelle chiese. Lo sfortunato animale morì dopo il suo arrivo nel parco reale di Schoenbrunn, perchè nessuno sapeva di cosa nutrirlo.

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Albano Marcarini, LA VIA DELLE RISORGIVE – IL PINEROLESE IN BICICLETTA, Gli Itinerari di Cycle!, Alzani ed. 2017, 48 pag., con foto, mappe, acquerelli

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