La Via Maremmana nella Valle del Merse

Scansione 2Itinerario in mountain-bike nella Valle del Merse, nel Senese.

Un via vai di armenti, due volte l’anno: in inverno verso il mare, sulle spiagge dell’Uccellina; in estate per salire ai pascoli freschi del Pratomagno. Si chiamava Via Maremmana. La usavano i pastori transumanti. Un tratto di questa via è sopravvissuta lungo la valle del Merse, accanto alla celebre abbazia di S.Galgano.

Distanza: 21.5 km. Dislivello: 180 metri in salita. Partenza e arrivo: Monticiano, in provincia di Siena a 35 dal capoluogo lungo la statale 73.

Condizioni del percorso: strada asfaltata e strada forestale sterrata, sentiero; difficile in caso di piogge recenti. Dove mangiare: nessun punto di ristoro sul percorso; a S. Galgano (deviazione), Bar della Fattoria; alimentari a Monticiano. Dove dormire:  a Monticiano, Locanda Da Vestro, 0577.756618, http://www.davestro.it; Castello di Tocchi, 0577.757050, http://www.castelloditocchi.com.

Contatti utili: Proloco Monticiano, via Senese, Z 0577.756312, http://www.valdimersesenese.com – (dispone di cartina dei sentieri).

Pubblicato su AIRONE 2005 – ©Albano Marcarini 2017.

ScansioneA. Si parte dalla piazza S. Agostino di Monticiano (km 0, alt. 370) di questo bel borgo, allungato sul colle, occorre vedere almeno la pieve …. imboccando la direzione per Grosseto, lungo la provinciale 73. Per i primi 8 km si seguirà l’asfalto su questa strada piacevole e poco trafficata, molto ombreggiata. L’unico sforzo di rilievo la breve salita in località Massone (km 6, alt. 427).

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Monticiano

B. Giunti al bivio di Scalvaia (km 8.1, alt. 413) si lascia la provinciale impegnando a destra la diramazione per Luriano. Ora il fondo si fa sterrato. Fatti poco più di 100 metri si piega di nuovo a destra per una strada campestre che porta subito ad attraversare il podere Osteria delle Macchie (km 6.3, alt. 402; sulla sinistra, sul colle, bella vista del castello di Luriano). Come lascia trasparire il nome, questo era un frequentato luogo di sosta per i viandanti, documentato con certezza a partire dalla fine del XVIII secolo. Della sua trascorsa funzione non resta però nulla di tangibile. Ora la strada scende veloce lungo le cataste di legname, risultato del periodico ‘smacchio’ di questi boschi di querce. Il fondo è sconnesso e richiede una certa prudenza. Occorre anche traversare qualche piccolo guado, di norma asciutto nella stagione secca. In caso di piogge recenti invece il fondo potrebbe risultare fangoso al limite della percorribilità. Alle indicazioni dell’itinerario ciclistico 8 (verde) si aggiungono quelle bianco/rosse del Cai, pertanto è facile restare sul percorso che, d’altra parte, non fa altro che seguire da vicino il solco del Fosso Laccera. Ai tratti nel bosco si alterarnano ampie radure coltivate a grano, come quando si annunciano i ruderi del Podere Felcetone. Sul limitare dei campi, possono comparire timidi caprioli; nel fitto del querceto si può udire lo scalpiccio del cinghiale.

Cinghialetti.acq
Cinghialetti

C. Dopo il Podere Felcetone (km 12.3, alt. 298) si passano due guadi alla confluenza del Fosso Laccera nel Torrente Seggi e si affronta la rampetta verso il Podere S. Giovanni (km 12.9, alt. 305), alle falde del Poggio Paganico. Ora si aggira questa altura e, per la prima volta, si scorge in lontananza l’Abbazia di San Galgano con il soprastante Eremo di Montesiepi. Il fondo stradale è in qualche tratto selciato, segno evidente di antichità. Stiamo percorrendo da diversi chilometri ormai l’Antica Strada Maremmana. Oltre che dalle greggi, questa via, con l’attigua Massese, univa nel Medioevo Siena con la costa tirrenica. Dunque assolveva anche una funzione commerciale e strategica, specie quando Siena cercò di espandere i suoi domini al di là della Montagnola fino alle Colline Metallifere. Una nutrita serie di cappelle, fortilizi e ponti segnava il tracciato delle due strade, unite da Siena fin presso San Galgano e poi divise nelle rispettive direzioni: Massa Marittima da una parte, Talamone e le Maremme dall’altra. In particolare, da nord a sud, s’incontravano: la Pieve di Ponte allo Spino, presso Sovicille; la Pieve di Rosia; l’Eremo di S. Lucia presso il ponte della Pia, il castello di Montarrenti, i borghi di Frosini e di Pentolina e quindi il solco della Val di Merse con l’importante presenta dell’abbazia cistercense di S. Galgano, la cui costruzione fu forse proprio indotta da questi assi stradali.

D. Lasciato a destra il Podere della Campora (km 13.5, alt. 300), la strada, ora ben battuta procede in aperta campagna. Qui però bisogna prestare attenzione: appena tornati nella macchia, occorre abbandonare la via battuta per una diramazione a sinistra, a 90° (se si proseguisse si arriverebbe presto a un guado in cemento). Questa nuova direzione insiste su un incerto stradello campestre che poi, verso destra, s’infila fra due steccati. In tal modo si accede al guado del Torrente Seggi (km 14.9, alt. 277), che in certi momenti – a seconda del livello dell’acqua – potrebbe rivelarsi impegnativo (in ogni caso è consigliabile accompagnare la bicicletta a mano). Dopo il guado lo stradello procede sul limitare dei campi: la Maremmana originaria non era evidentemente questa; correva parallela, sulla destra, oggi del tutto ricoperta dalle siepi che fanno da cornice al

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Il ponticello sul Merse
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San Galgano, la facciata

bosco e alla collina. Sulla destra, oltre la cortina di alberi che nasconde il Fiume Merse, sembrano incombere le rovine dell’abbazia di San Galgano. Ad esse si può accedere con una breve deviazione segnalata, una volta giunti presso un piazzaletto con una panchina (km 15.6, alt. 275): deviando a sinistra si scende al Merse che si attraversa su un pittoresco ponticello in legno; una volta sull’altra sponda, attraversando un vasto campo rispettando le segnalazioni si arriva al piazzale della celebre abbazia. Volendo rifocillarsi si può arrivare al Bar della Fattoria in fondo al primo viale alberato. L’abbazia sorge in splendida solitudine, guardata dall’alto dall’eremo di Montesiepi. Questi luoghi, oggi battuti solo dai turisti e da qualche contadino sulle sue macchine agricole, dovevano essere in passato molto più abitati e lavorati. I monaci favorivano la bonifica attraverso la regolazione e l’uso della forza idraulica per muovere le ruote dei mulini e delle gualchiere. Molti di questi impianti, oggi semidiroccati, sorgevano lungo il Fiume Merse.

E. L’itinerario principale, dopo la deviazione per S. Galgano, procede nella macchia e lascia, dopo poche decine di metri, verso destra, la direzione che sale più rapidamente, ma anche più faticosamente, a Monticiano. Conviene allora proseguire lungo il Merse potendo ancora coprire un tratto dell’antica via. Un cartello in legno indica Pentolina e il Ponte della Pia, mete che non raggiungeremo ma che indicano la via giusta. Subito ci si avventura su un sentiero, nel fitto della boscaglia. A un tratto si supera un fosso sull’arcata di un ponte, completamente coperta dal terriccio e dalla vegetazione: altro segno dell’antichità e del diverso calibro della strada in passato.

F. Il piacevole sentiero sbocca infine su una carrabile; qui s’impegna la direzione di sinistra arrivando al margine di un frutteto; qui si mantiene la sinistra e, con un veloce tratto sterrato, si arriva infine alla strada provinciale 73, presso Il Molinaccio (km 18.5, alt. 265). A questo punto non resta che risalire a Monticiano lungo l’asfalto con una pendenza senz’altro più accettabile. Km 21.5, Monticiano, alt. 370.

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Monticiano

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