La città del Sasso

Scansione 2Itinerario a piedi nel Montefeltro, nel Parco del Sasso Simone e Simoncello.

A vederlo da lontano, dalle colline del Montefeltro, il Sasso di Simone e il suo gemello Simoncello paiono due gigantesche zattere di pietra incagliate in un mare di boschi. Nel 1566, sul pianoro del Sasso di Simone, Cosimo I de’ Medici tentò invano di costruire e far vivere una città fortificata. Di questa Città del Sasso restano poche pietre, ma solo pensare il gesto ardito di fondare una città sopra una montagna stimola la nostra curiosità.

Sasso.mapItinerario a piedi nel Montefeltro, in provincia di Pesaro e Urbino.

Partenza e arrivo: Passo Cantoniera, località del comune di Carpegna a 1007 metri d’altezza. Si raggiunge in auto da Pesaro (68 km) percorrendo la Valle del Foglia fino a Sassocorvaro, quindi la strada per Macerata Feltria e Carpegna. Il passo si trova 4.2 km dopo Carpegna. Da Rimini si raggiunge con la strada regionale 258 fino a Pennabilli e quindi con una diramazione di 6.7 km.

Tempo di percorrenza: 4 ore. Dislivello: 280 metri circa. Periodo consigliato: da primavera all’autunno.

Percorso: piste forestali e sentieri senza difficoltà; sconsigliabile in caso di piogge recenti; nessuna possibilità di ristoro e assenza di sorgenti; provvedere di viveri a Cantoniera (bar, ristorante). Segnavia: Cai 118, 17, 119, 199B.

Informazioni utili: l’area del Sasso di Simone è compresa in un poligono militare dove l’ingresso è precluso nei giorni delle esercitazioni d’artiglieria. Indirizzi utili: Parco naturale del Sasso Simone e Simoncello, Via Rio Maggio, Carpegna, 0722.770073.

Hotel ristorante La Rocca dei Malatesta. Corso Giovanni XXIII 40, Frontino Montefeltro, 0722.71102. Le camere sono ricavate all’interno del Palazzo Vandini, costruito nel 1430  per volontà della nobile famiglia. Il ristorante offre menu’ di carne locale e pesce dell’Adriatico. Possibilità di noleggio e-bike. Camera doppia a 75 euro con colazione.

Agriturismo La Concia, Strada per Carpegna 13, Pennabilli, 338.8267213. Immerso nel verde, questo agriturismo fu in origine, nel XVII sec., una conceria di pellame. Ristorante annesso con grande sala da pranzo decorata da caminetti o, in estate, terrazzo all’aperto. Mezza pensione a persona da 56 a 65 euro.

B&B Locanda Le Querce, località Calmugnaio, Frontino, 0722.71370 – 339. 6897688. Federica Crocetta, designer romana, gestisce da 35 anni questa country house in un luogo isolato e tranquillo, protetto da un bosco di querce. Dispone di sei camere intitolate ai colori. Piscina ed esperienze creative sui sentieri. Camera doppia da 70 a 80 euro con colazione.

Ristorante Silvana, Via G.O. Falconieri 7, Carpegna, 0722.77621. Esercizio storico di Carpegna. Ottime le pizze, sottili e grandi. Piatti gustosi e ricercati (p.e. tagliatelle ai porcini), utilizzo dei prodotti tipici del Montefeltro. Menù intorno ai 30 euro.

 

Pubblicato su BELL’ITALIA, ottobre 2019 – ©Albano Marcarini 2019

 

Si prende avvio dal parcheggio posto dinanzi al ristorante ‘Il Mandriano’, al Passo Cantoniera (m 1004), sulla strada che unisce Pennabilli con Carpegna.  Dal campo giochi, uno stradello sterrato si interna nel bosco. In breve si incrocia la strada provinciale per Miratoio, la si attraversa e, per un piccolo varco nel bosco, si raggiunge la vecchia pista che sale verso il Sasso indicata come sentiero 118. La si segue iniziando un lungo e tranquillo tragitto nella cerreta. Si tratta di un bosco puro, non a caso denominato Ranco del Cerro, favorito dal substrato argilloso, a volte intercalato da carpino e frassino. Tutta la zona è posta sotto vincolo militare, limitando i tagli degli alberi, sicché non è raro imbattersi in individui arborei di veneranda età. Il sottobosco svela splendidi esemplari di agrifoglio, un sempreverde dalle foglie lucide e spesse.

DAINO
Daino

Il daino, con il capriolo, è l’ungulato che vive in questi boschi potendo sfruttare le vaste radure prativa dalla cotica densa e tenace. Si procede  per buon tratto fino a giungere a un bivio di sentieri: ora con il segnavia 17 si impegna la direzione di sinistra avvicinando la rupe del Simoncello, gemella del Sasso di Simone. Le due emergenze calcaree sono nate nel Tirreno e furono trascinate qui dai movimenti orogenetici verificatisi nel corso del Miocene superiore e del Pliocene inferiore. Numerosi resti fossili ne testimoniano l’origine marina: Ostriche, Pettinidi, Echinidi, alghe calcaree e Briozoi.

Accesso a Sasso Simone
La rude mulattiera che sale al Sasso

Si incontra un secondo bivio con un sentiero dal quale faremo ritorno. Rispettando sempre il segnavia 17 si giunge alla sella che divide le due rupi. Si inizia a scendere dolcemente sull’opposto versante, lungo una via sempre ben riconoscibile, e si passa una zona franosa. Dopo un successivo tratto nel bosco, avendo sulla sinistra il Sasso di Simone, si perviene a un’aspra e aperta zona di calanchi e creste terrose. Alzando lo sguardo si scorge, alla base del Sasso, sulla linea di crinale, un grosso albero secolare verso il quale occorre dirigersi individuando le tacche bianche e rosse del sentiero. È un breve tratto di salita che porta dinanzi all’accesso della rupe, tramite una strada selciata con grossi pietroni. Si affronta la breve rampa che porta al pianoro sommitale. 

La Città del Sasso doveva essere la punta avanzata dei dominii toscani del Medici verso la Romagna e il Ducato di Urbino, favorita dalla sua inaccessibile posizione. Il tentativo ebbe esito infelice per le difficoltà dell’impresa, per l’ostilità della popolazione chiamata a dimorarvi, per le avversità climatiche, per la lontananza da altri luoghi abitati. Nel 1577 delle 50 case «ve n’è abitate quattro-otto compresovi il bombardiere, tamburo, uno dottore da Urbino e certe povere donne con uno oste che solo porta seco il nome», dicono le cronache del tempo. La città, o quello che doveva essere, sopravvisse per alcuni decenni, grazie a esenzioni e incentivi a favore dei residenti, poi si lasciò lentamente avvolgere dalle nebbie, dal buio delle notti, dal freddo e dalla rovina. Venute a mancare le ragioni economiche, cessarono anche le strategiche. Nel 1631, alla morte di Francesco II Della Rovere, il ducato di Urbino fu incamerato nei beni della Chiesa e cadde ogni minaccia da parte di coloro che furono pericolosi vicini dei Medici. Nel 1673 il luogo fu definitivamente abbandonato. 

Sasso di Simone-3
La lapide che ricorda la città del Sasso

Una lapide ricorda il fallito intento. Guardando attorno si comincia a lavorar d’immaginazione per ricostruire la forma della città di Cosimo: cumuli di macerie, ricoperti da arbusti di biancospino, fanno presagire per il loro regolare andamento la situazione delle case; l’affiorare di blocchi di pietrame ancora calcinato indica la posizione della porta d’accesso, oltre la quale un ventaglio di vialetti erbosi disegnano il probabile andamento delle vie. Sulla carta la città, progettata dall’ingegnere militare Giovanni Camerini, doveva avere un giro di basse mura per coprire le scarpate più vulnerabili, torri di guardia a ogni volgere della cortina, cisterne per la provvigione d’acqua, due lunghe schiere di abitazioni civili, depositi per le munizioni e l’artiglieria, il palazzo del capitano, le carceri, una cappella e la ‘loggia’ con funzione di mercato pubblico. In ogni caso il Sasso fu abitato anche prima dell’intervento mediceo. Si ricorda infatti un’abbazia benedettina dedicata a Sant’Angelo, citata la prima volta nel 1168, anch’essa soggetta alle pessime condizioni ambientali del luogo. I monaci vivevano di stenti, se ne andarono nel 1279, lasciando una chiesuola frequentata sporadicamente.

Sasso705 copiaOltre all’aspetto evocativo, la salita al Sasso è invitante per quello naturalistico e panoramico. In primavera la fioritura sulla vasta prateria regala specie di interesse botanico. Inoltre, secondo quanto annotò nel XVIII secolo il naturalista Vincenzo Loppi, «dalla sua sommità si vede quasi tutto il golfo Adriatico incominciando sotto li monti di Ancona fino a Venezia. (…) Quando poi l’aria è chiara si vedono le montagne della Dalmazia e Schiavonia; dalla parte poi del settentrione si vede con l’occhio tutta la Romagna alta e bassa e con il canocchiale si vedono le montagne di Trento et altro vasto paese della Lombardia…». 

Fatto ritorno alla base del Sasso si riprende il cammino verso sinistra con il segnavia 119 in modo da contornare per intero la potente placca calcarea del Sasso. Al bivio successivo, tenendo a sinistra, succede al 119 il segnavia 119 B (la direzione che si lascia porterebbe a Carpegna). Il versante nord del Sasso è connotato da un affastellamento di massi, staccatisi dalle pareti. Il bosco assume quindi un aspetto fantastico fra annosi tronchi, oscuri anditi e ammassi pietrosi. Non bisogna però perdere il segnavia che, dopo circa 30 minuti porta al bivio con il sentiero 17 che avevamo utilizzato per l’andata.

 

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