Itinerario circolare in bicicletta nella pianura lombarda.
A consultare una dettagliata carta topografica si può notare come nel territorio di pianura compreso fra la Bassa bergamasca e il Cremasco, fra le aste fluviali del Serio a occidente e dell’Oglio a oriente esiste oltre a un articolato reticolo di strade anche una fittissima rete di corsi d’acqua, alcuni naturali ma molti di più di origine artificiale, cioè realizzati dall’uomo fin dal basso Medioevo per migliorare le condizioni agricole dei suoli, peraltro di per sé già altamente produttivi.
Una rete di canali e di navigli (questi ultimi detti così poiché vi si praticava pure nel lontano passato la navigazione) alimentata dai due grandi fiumi citati e da una capillare distribuzione di acque sorgive (i fontanili) che proprio in questa zona appaiono fitti e copiosi. L’importanza storica di questa rete verrebbe forse meno se essa non avesse tuttora una fondamentale importanza nell’economia agricola locale, nell’equilibrio ecologico e anche nell’aspetto del paesaggio, qui molto più vivificante di altrove. Da rilevare, fra le componenti del paesaggio, pure la singolare morfologia del cosiddetto Pianalto di Romanengo, un’appena accennata ondulazione della pianura, frutto di alterazioni di epoche geologiche, che determina aspetti vegetazionali e visuali insolite rispetto alla monotonia delle attigue grandi distese monocolturali. Un’escursione in bicicletta è dunque qui un perfetto assaggio dei modi e delle forme di costruzione della grande pianura lombarda in parte assoggettata alle moderne tecniche agrarie ma per un’altra larga parte ancora delineata nel suo assetto originario. Romanengo, cittadina di antico impianto militare ma dal fascino di un nome che ricorda Roma e pure i Longobardi che vi fecero costruire un ospizio per pellegrini, sarà punto di partenza arrivo di questo facile itinerario ciclistico. Se poi vorrete conoscere il momento ideale per muoversi basta consultare la saggezza popolare che di fronte a una particolare conformazione delle nuvole a piccoli fiocchi, diceva: «Quant al cél al fa la làna al vól pióf per ‘na stamàna» (Quando il cielo fa la lana, pioverà per una settimana).

Itinerario circolare in bicicletta nella pianura lombarda.
Partenza e arrivo: Romanengo (CR). Si raggiunge da Milano con la Strada Paullese (SS 425) fino a Crema e quindi con un tratto di 8 km della SS 235 ‘di Orzinuovi’.
Lunghezza: 31.6 km. Dislivello: 40 m. Tempo di percorrenza: 2 ore 3 10 minuti
Condizioni del percorso: strade secondarie, piste ciclabili e strade campestri sterrate; un tratto di 1 km su strada provinciale (SP 63) con traffico, senza banchina ciclabile.
Mezzo indicato: gravel o bici da turismo.
Quando andare: primavera, autunno.
La buona tavola: Trattoria La Melotta, Via Soncino 36, Melotta, Casaletto di Sopra, 0373.1732035; Locanda Santa Lucia, Via S. Lucia 12, Offanengo, 377.3269884 (a 100 m dall’itinerario).
Indirizzi utili: EcoMuseo del Pianalto di Romanengo, Via Castello 2, Romanengo, aperto sabato dalle 15 alle 18, 0373.72117
©albanomarcarini2026 testi, mappe, acquerelli, foto

SI PUO’ OTTENERE LA MAPPA AD ALTA DEFINIZIONE, su richiesta a info@guidedautore.it specificando il titolo dell’itinerario
PUOI OTTENERE LA TRACCIA GPX SU: https://www.komoot.com/it-it/tour/3032740297
1.Romanengo (“rumanèench” nel dialetto cremasco; alt. 82, ab. 3252) è un borgo franco, vale a dire un abitato “fondato” con un piano e uno scopo precisi. Nel 1192 era solo un avamposto militare al confine nord-occidentale del cremonese con l’importante ruolo di sovrintendere ai deflussi delle acque dirette verso Cremona. Poco prima dell’anno Mille il “fluvio Cremonelle” era il principale collettore di questa parte della pianura raccogliendo acque nella zona di Isso e Barbata, ricche di risorgive; in queste località si ricorda addirittura nel 1463 un “Lago di Isso”. Nel 1231 il comune di Cremona rivendica il possesso di questo corso d’acqua per scopi irrigui e per soddisfare i bisogni della città. Per conferirgli un titolo significativo lo si nomina ‘navilium’ (naviglio) proteggendolo dalle insidie portate dai cremaschi il cui confine correva nelle vicinanze. Occorre ricordare l’importanza delle vie d’acqua nei tempi antichi. Oltre all’irrigazione dei campi esse servivano alla navigazione. Stupisce inoltre come tutto questo intricato sistema irriguo fosse già ben strutturato fin dai primi secoli del basso Medioevo e si è tramandato intatto, con ulteriori migliorie, fino a oggi. Con il borgo di Romanengo e la fedeltà dei suoi nobili, Cremona si assicurò un costante approvvigionamento d’acqua mediante il naviglio. Una rocca fu posizionata sopra un piccolo dosso, il ‘dossum Rumelegi’. Da questo nucleo fortificato con mura si sviluppò col tempo l’abitato con tre edifici di rilievo: la chiesa di S.Giorgio del XIII sec., il palazzo comunale e un ‘hospitale’ per l’assistenza ai pellegrini. Parte del caseggiato era incluso nelle mura secondo un disegno preordinato e così rimase fino alla seconda metà del XV sec. quando Francesco Sforza, presone possesso, ne rinforzò le difese. Dell’eredità storica rimane qualche brano delle mura, mentre la rocca, dopo il rischio di una perdita definitiva con la demolizione di due/terzi della sua struttura, è stata restaurata ospitando oggi l’ecomuseo del Pianalto di Romanengo e della Valle dei Navigli Cremonesi, vale a dire il territorio che andremo a esplorare con questa escursione. Dalla piazza della sontuosa chiesa parrocchiale di Romanengo, passando accanto al Municipio, ci si sposta sulla confluente via Roma. La si impegna, verso sinistra (dir. Cascina Ca dei Polli) uscendo dall’abitato. Al primo ‘stop’ si piega a destra per una tranquilla strada che serpeggia nella campagna. Un leggerissima, quasi inavvertibile salita, segna il ‘Pianalto di Romanengo’, un singolare rilievo isolato che si eleva non di più di una decina di metri sul livello della pianura. La sua origine si deve a un lento sollevamento, per spinte verticali sotterranee, di una piccola porzione di pianura, avvenuto all’inizio del Pleistocene superiore (130-80 mila di anni fa). Ricoperto poi da uno strato di sedimenti eolici, cioè sabbie trasportate dal vento e via via induritesi, tale sollevamento, per la sua consistenza strutturale, si stabilizzò venendo a essere eroso solo ai margini, dove i corsi d’acqua hanno dato forma a vallette profondamente incavate.Nel paesaggio risulta evidente la diversa e irregolare pezzatura dei campi, la loro debole acclività e anche i residui spazi di boscaglia. Il tutto ha un notevole valore estetico favorito dai campi ad erbai, da alcune risaie, dai filari ancora presenti lungo la strada e lungo i corsi d’acqua. Fra questi ultimi, che scavano tortuose vallette erosive, il naviglio della Melotta. Questo naviglio – funzionale inizialmente alla navigazione – fu fatto scavare nel 1442 da Francesco Sforza con lo scopo di aumentare la capacità del già esistente naviglio Civico della Città di Cremona.. Una volta completato, prese il nome di Naviglio Nuovo, mentre il ramo del Naviglio Civico che già esisteva assunse la denominazione di Naviglio Vecchio, o Naviglio di Casaletto dal nome di una delle località attraversate. La strada è piacevole e avvicina alcuni cascinali di tradizione.


2. Più avanti avvicina il naviglio, celato da una folta cortina di verde; lo si intravede a tratti oppure quando lo si attraversa, raggiunte le case della frazione eponima, Melotta. Qui si attraversa con cautela la strada provinciale 44 e si continua, su fondo sterrato, lungo il naviglio, ora ben visibile sulla sinistra. Pioppi, robinie (di queste se ne scorge un esemplare isolato, alto almeno 20 metri), querce costeggiano il naviglio e la strada. A un tratto, con un ponticello, si scavalca il naviglio e si prosegue dall’altra parte, sullo stradello erboso a ridosso della sponda un poco ribassata rispetto alla campagna circostante. Infine si ‘riemerge’ all’altezza di cascina Ronconi dove la strada, con un altro lungo rettifilo, torna asfaltata.

3.Si arriva così al forcello di Fontanella dove si nota la bipartizione fra il Naviglio della Melotta (a destra) e il Naviglio Vecchio. È un luogo ‘topico’ della pianura. Sono corsi d’acqua di grande portata grazie agli afflussi della presa sul fiume Oglio e da vari fontanili. D’altra parte la loro funzione è vitale per una larga porzione delle campagne a nord di Cremona e, un tempo, per la città stessa. La corrente corre veloce e spumeggia con fragore su piccoli salti e fra le chiuse che stabiliscono le quote d’acqua da destinare all’uno o all’altro dei navigli. Qui transita pure la SP 105 che si segue a destra in direzione dell’ormai prossima Fontanella (alt. 104, ab. 4921).
4.Il suo centro storico è di impianto medievale come quello di molti altri centri di questo territorio, scompaginato e devastato nei secoli da battaglie, assedi e conflitti d’ogni genere. La ‘cerchia’ era dotata di mura e fossato ad andamento vagamente rettangolare con due porte, a est e a ovest. Il paese resistette all’occupazione veneta guadagnandosi il favore di Milano ma non sfuggì ai ripetuti assalti che, dopo il XVI sec., lo ridussero allo spopolamento. Medesimo destino durante le guerre settecentesche di Successione (1702-1714) che portarono rovine e devastazioni, tanto che dell’assetto antico resta oggi solo il disegno urbano ma non l’edificato, quasi del tutto ricostruito. La chiesa parrocchiale di San Cassiano, fu edificata nel 1504 in luogo di un precedente edificio di culto del quale conserva l’abside romanico e alcune tele di pregio, tra cui spicca un Ultima Cena dei fratelli Campi. Addossato al fianco della chiesa, e in parte coperto, sta l’oratorio barocco dell’Annunciata. La svettante torre merlata, appoggiata anch’essa alla parrocchiale, fu eretta dalla Repubblica Veneta nel 1453. Si esce dall’abitato passando e proseguendo oltre il camposanto per raggiungere subito una zona di acque sorgive.


5.Fontanella si chiama così perché è un paese d’acque che sgorgano dal sottosuolo come fossimo in alta montagna. Qui però siamo in pianura è il fenomeno si chiama ‘risorgenza’. In altre parole siamo nella zona dei fontanili. Nel territorio comunale di Fontanella se ne trovano parecchi di fontanili, più che in ogni altro comune della bassa bergamasca. Ognuno di essi è prezioso perché apporta acque limpide e costanti per irrigare i campi in ogni stagione dell’anno e perché sono importanti scrigni di biodiversità animale e vegetale. Li frequentano molte specie di uccelli. In acqua la timida gallinella, sui rami o con veloci passaggi in aria si scorgono l’usignolo, la cinciallegra, il cardellino, il codibugnolo, la capinera. Non mancano le tortore che dai cascinali si spingono fin qui. Qui, a margine della strada, si trova un gruppo di tre fontanili, sottoposti a recupero naturalistico: Fontana Pelegaglia e Fontana Secco sulla sinistra della strada; Fontana S. Cosmo sulla destra. Grazie al contesto ambientale che li circonda con campi, prati, siepi e filari, hanno un deciso valore paesaggistico e, cosa non trascurabile, una considerevole portata d’acqua sorgiva. Fra l’altro si osservano bene le ‘teste’ con le loro scarpate erbose, mentre arbusti e alberi s’infittiscono lungo le ‘aste’ dove defluisce l’acqua. Le tre aste, rivolte a sud e poi riunite, danno vita, presso la Cascina Gazzoli, all’importante Roggia Marinona che, entrando nel Cremasco, bagna Casaletto di Sopra. Vicino si trova una santella ed è stata attrezzata un’area di sosta, piacevole punto di ritrovo per gli abitanti di Fontanella. A questo punto raggiunto il vertice del nostro itinerario si copre il tratto di ritorno a Romanengo. Dopo i fontanili, la strada campestre perde l’asfalto (attenzione a tralasciare una curva a destra che mette alla C.na S.Cosmo) e prosegue fra i campi per poi incontrare di nuova la SP 105 che ora si segue verso destra con lunghissimi rettifili. A destra e a sinistra, a poco distanza si notano grossi cascinali riattati alle moderne tecniche di coltivazione e di allevamento del bestiame, alcuni anche a conduzione biologica come la Cascina Avicenna, fornitrice dei maggiori gruppi di acquisto solidale di Milano e hinterland.

6.Al km 18 si entra in Casaletto di Sopra, comune della provincia di Cremona con soli 520 abitati. Difatti lo si attraversa rapidamente per giungere all’imbocco, verso destra della SP 63. È una strada a traffico veloce: usare prudenza. La si segue per circa 1 km e poi, attraversatala si devia verso Ca’ Nova (segnale), riconoscibile da un grosso silos. Si aggira questo tipico cascinale dall’esterno e poi per stradelle campestri (vedi la mappa) si arriva alla vasta Cascina Portico, con numerose strutture agricole e allo sbocco su Via Offanengo.
7.Qui si piega a sinistra riprendendo l’asfalto e, più avanti, una pista ciclabile. Superata la zona industriale di Offanengo, alla curva con Via Circonvallazione si lascia la ciclabile e si continua sullo stesso rettifilo fino all’incontro con Via della Valle (sulla parete del cascinale di fronte si nota la vecchia targa stradale del paese); qui si tiene a sinistra e poi, fatti meno di 100 metri, ancora a sinistra su Via Ronchi. È un ultimo assaggio di un piacevole ambiente campestre che avvicina, con una breve deviazione, la Fontana Pensierosa, altro fontanile che alimenta il fosso Lissolo, con un’area di sosta. Alla fine di quest’ultima divagazione campestre si sbocca sulla pista ciclabile parallela alla strada statale 235 che, a sinistra, riporta a Romanengo.
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