Un sentiero di primavera a Solza

Itinerario pedonale (o in mtb) nella media valle dell’Adda, sul versante idrografico sinistro, con partenza e arrivo a Solza. 

Solza, paese dell’Isola Bergamasca sull’alta ripa sinistra dell’Adda, ebbe nella storia l’onore di essere stato luogo natìo di Bartolomeo Colleoni, fra i grandi condottieri italiani del XV secolo, al servizio del Duca di Milano e della Repubblica di Venezia. Nel nucleo storico si ergono ancora i resti dell’avito castello, databile al 1395, oggi restaurato e integrato come sede di eventi culturali e biblioteca. Alcuni documenti delineano il suo assetto originario, racchiuso in una cinta murata, con fossato e ponte levatoio, provvisto di una torre di guardia. Sul coronamento del prospetto orientale si notano ancora i tamponamenti che hanno occluso i tipici merli difensivi, oltre alle numerose finestre aperte quando il maniero è stato trasformato in dimora contadina. Il territorio comunale, già feudo Colleoni, si protende verso la sottostante forra dell’Adda che divide con la parte brianzola. Se si esclude l’intrusione di una cava, che ha tolto una parte del patrimonio boschivo al comune, tutta la scarpata verso il fiume, alta una cinquantina di metri, è un ambito naturale di grande interesse, incluso nel perimetro del Parco Adda nord. Si può immaginare che in questi boschi Bartolomeo da bambino si sia impossessato dei rudimenti sulla vita selvatica, cacciando animali o comprendendone la strategia per farne tesoro nella sua futura carriera di condottiero. Dall’alto delle rupi avrà osservato il rischioso lavoro dei navalestri che navigando sopra le tumultuose acque del fiume, irte di scogli, conducevano le loro barche colme di mercanzie verso Trezzo e Milano. Il paesaggio era molto diverso da quello di oggi. La cava era forse solo una scalfittura nel terrenio dove si ricavava la puddinga, un duro conglomerato di roccia, utile per le costruzioni. Non esisteva lo spettacolare ponte ad arco in ferro che scavalca l’Adda e neppure, sull’opposta sponda, il Naviglio di Paderno che, scavato nel 1777, risolse la difficile navigazione sull’Adda. Questo itinerario inizia e termina a Solza e avvicina il boscoso versante del fiume, fin sotto il ponte di Paderno. Piacevole e non faticoso, si può affrontare anche in mtb se si è pratici alla guida.

Bartolomeo Colleoni (1400?-1475)

SCHEDA TECNICA

Itinerario pedonale nella media valle dell’Adda, sul versante idrografico sinistro. L’itinerario prevede un anello con una diramazione in andata e ritorno. Come indicato dalla mappa l’itinerario prevede una variante a carattere naturalistico: il primo tratto, in estate, potrebbe però risultare infrascato. Salvo questa variante tutto l’itinerario si può affrontare anche in mtb.

Partenza e arrivo. Piazzale del cimitero di Solza. L’abitato si raggiunge da Bergamo (16 km) utilizzando dapprima la strada per Lecco, poi, da Ponte S.Pietro, la diramazione per Presezzo e Terno d’Isola. Da Milano, si utilizza l’autostrada A4 con uscita a Capriate e quindi la strada provinciale 170 in direzione Calusco d’Adda.

Lunghezza: 8 km. Tempo di percorrenza: 2h 20’. Dislivello: 140 metri. Condizioni del percorso: strade comunali asfaltate, sentieri, strade carrabili. Su asfalto 11%. Segnavia: inesistente, si consiglia l’utilizzo della traccia gpx scaricabile alla pagina web: https://www.komoot.com/it-it/collection/1937415/-sentieri-d-autore

Dove mangiare: nessun punto di ristoro sul percorso; un ideale punto di sosta per una colazione al sacco è la vertice dell’itinerario presso la chiesuola dei Verghi.

Info: Castello di Solza, visite su prenotazione contattando la Compagnia D’Arme del Carro, 375.5621446.


  1. Si prendono le mosse dal piazzale del locale camposanto. Una palina del parco Adda nord indica la direzione verso Villa e Crespi d’Adda. Si scendono alcuni gradini e si raggiunge l’asfalto su Via Adda che si segue a destra. La valle fluviale, qui molto escavata, si presenta con alcuni terrazzi coltivi che si alternano alla boscaglia. Qui ospitano a sinistra un circolo equestre e, a destra, l’incombente e spoglia area di cava. 
  2. Seguitando nella discesa si giunge sulla sponda del fiume, attrezzata ad area ricreativa estiva molto apprezzata. Senza arrivare all’acqua, si tiene a destra su un evidente sentiero che passa rasente un cupo rudere – un ex-mulino – tutto invaso e ricoperto dalla vegetazione. Il sentiero inizia a risalire la valle nel bosco, che si fa via via sempre più corposo. Prende il nome di Bosco di Bôge. Per i botanici si tratta di un querco-carpineto, associazione vegetale comune un tempo in tutta la pianura. Quindi querce nella specie delle roveri, farnie e carpini bianchi. Più sporadici gli aceri campestri, gli olmi e i frassini. L’assetto è però minacciato dalla forte diffusione della robinia, specie importata dall’America, in origine per consolidare le massicciate ferroviarie, e rapidamente insediatasi ovunque. Il sottobosco, alla fine dell’inverno, come si noterà lungo l’itinerario, si arricchisce di splendide fioriture. A un tratto si avvicina un osservatorio faunistico dedicato alla scoiattolo rosso, un roditore autoctono, purtroppo fortemente minacciato non solo dalla riduzione del suo habitat quanto dalla competizione con un suo simile, lo scoiattolo grigio americano, più aggressivo e territoriale. Non è comunque difficile osservare qualche scoiattolo in arrampicata sui tronchi degli alberi, così come sui tronchi più robusti si odono i ripetuti colpi di becco del picchio nella costruzione del suo nido. 
  3. Il sentiero compie un secco tornante e supera una balza. Subito dopo, si stacca a sinistra una variante più bassa, all’interno di un lungo terrazzo boschivo, dove nell’intrico di alberi caduti dai tronchi marcescenti ma ricchi di attività biologica, si stendono alla fine dell’inverno tappeti di bucaneve, primule, anemoni epatici. Va detto che il primo tratto in discesa potrebbe, in stagione estiva, essere infrascato e che l’ultimo tratto, di ricongiunzione con il tracciato principale, prevede un ripida sentiero in salita.
  4. L’itinerario procede nel bosco seguendo sempre la traccia più battuta ed evitando le diramazioni che verso destra, riporterebbero sul terrazzo di pianura. Un buon riferimento per il prosieguo del percorso è il passaggio su un ponticello in legno che scavalca un vallone asciutto e ingombro di massi. Strada facendo i saliscendi si attenuano; da qualche varco nella vegetazione si scorgono le verdi acque dell’Adda, decine di metri più in basso. Il bosco è sempre compatto, ma, verso destra, apre qualche ‘finestra’ sulla parete di roccia giallastra, formata da un conglomerato, detto ‘puddinga’, formato da ciottoli e ghiaie, fortemente cementati fra loro. 
  5. Al vertice del percorso si raggiunge lo spiazzo antistante la chiesuola della Madonna dei Verghi, edificata nel 1836 in memoria dei morti per la pestilenza del 1630. Vicino ad alcuni corni di roccia esisteva alla fine del XI sec. la chiesa di S. Michele di Verghi, annessa a un monastero intitolato alla Trinità, probabilmente di fondazione longobarda. Sovrasta questo suggestivo ambiente, l’imponente arco in ferro del ponte di Paderno. Realizzato nel 1889 dalle Officine di Savigliano su progetto dell’ingegnere svizzero Rothlisberger, è fra le più ardite applicazioni dell’ingegneria civile al tema dei ponti ad arco metallici. Il progetto seguì la linea concettuale già sperimentata in Europa da Eiffel nei ponti sul Douro in Portogallo e sul Truyère in Francia. La travata pareggia la quota normale del terrazzo scavalcando l’Adda a un’altezza di 80 m. Il manufatto, che accoglie la rotabile e la ferrovia, è lungo 266 m, sostenuto da otto pile, quattro delle quali connesse con l’arcata parabolica (150 m di corda). Comportò una spesa di 1 850 000 lire dell’epoca, pari a poco più di 9 milioni di euro, con l’impiego di 1630 tonnellate di ferro. Dalla chiesuola ci si può anche affacciarsi e scendere all’Adda presso il Sasso di S. Michele nel punto dove dal fiume, tramite una diga, prende vita, sull’opposta sponda, lo storico Naviglio di Paderno. Ora l’itinerario fa ritorno sul medesimo cammino dell’andata fino a una diramazione verso sinistra che risale la scarpata e ritorna, fra i campi, a Solza. 
  6. Questa diramazione, non segnalata, si trova circa 250 metri dal ponticello in legno sopra citato, dopo aver risalito una breve rampa nel bosco: si tratta di un evidente sentiero che affronta la scarpata e raggiunge in breve la strada sterrata di servizio alla cava che si segue verso sinistra. 
  7. Contornando sempre il recinto dell’area di cava si arriva ai campi aperti dove la veduta si apre sul M. Resegone e sulla lunga dorsale dell’Albenza, punteggiato di antenne. Tenendo sempre la recinzione sulla destra ci si avvicina a chiudere l’itinerario su uno stradello a fondo naturale con qualche veduta, oltre la cava, sulla valle dell’Adda in direzione sud.


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