Ventimiglia, la porta d’Italia

Itinerario pedonale a Ventimiglia, dalla stazione FS alla Città Vecchia, in cima alla collina, alla scoperta del suo plurimillenario centro storico.

Sebbene lungo la Via Aurelia le sbarre di confine fra Italia e Francia siano cadute da tempo, Ventimiglia (alt. 11), o ‘Ventemija’ come dicono i suoi 24 mila abitanti, resta una città di confine: animata, caotica, trafficata. I commerci, le dogane e le altre attività economiche le hanno tolto il fascino della località di mare. La città è cresciuta in modo spropositato per accogliere l’afflusso di merci e di persone. Prima si è allungata lungo la fascia fra il mare e la collina, poi è debordata nella piana della Roja. Per avere un’idea della città, occorre distinguere tre strutture urbane, vicine o in parte sovrapposte fra loro: la città romana – Albintimilium, fondata intorno al 180 a.C. – posta a levante della città attuale e di cui sono visibili, accanto alla ferrovia, il teatro (fine del II sec.d.C.) e, poco distanti, le terme; la città medievale, detta ‘alta’, allineata sul colle al di là della foce della Roja, popolata dopo l’anno Mille; e quella contemporanea, fra le due, dove si concentra l’attività economica e dove si arriva in ferrovia.

Punto di partenza: stazione Fs di Ventimiglia. Punto di arrivo: Ventimiglia Alta. 
Tempo di percorrenza: 2 ore e 30 minuti
Dove mangiare. A Ventimiglia Alta, ristorante Funtanin, Pass. Funtanin 6, tel. 0184.231944.
Dove dormire. A Ventimiglia: B&B La Terrazza dei Pelargoni, via Garibaldi 24, tel. 347.2608908, www.laterrazzadeipelargoni.it, si dorme e si fa la colazione in una casa di Ventimiglia alta, fra i fiori del terrazzo.
Indirizzi utili: Iat Turismo Ventimiglia, Lungo Roja Rossi, tel. 0184.351183; Chiesa di San Michele/Coop. Omnia, Ventimiglia, tel. 0184.229507

©Albano Marcarini 2019 - Pubblicato su Albano Marcarini, La Ferrovie delle Meraviglie, Alzani Ed., 2015.

Dalla stazione, con il suo ruolo internazionale poiché qui avviene lo scambio di materiale fra le ferrovie italiane e le francesi, il nostro itinerario punta verso il mare seguendo corso Repubblica; si attraversa la Via Aurelia, e quindi, fra bar, gelaterie e negozi di liquori, si accosta il mercato coperto, molto frequentato. I banchi della frutta attirano la clientela frontaliera e si sente parlare francese. Meno che in passato però, quando con il cambio favorevole, acquistare a Ventimiglia era un vantaggio per i francesi. Oggi della ‘gita’ oltre frontiera apprezzano soprattutto la cucina ligure. 

Mappa dell’itinerario urbano
La Roja a Ventimiglia

Raggiunto il lungo mare si piega verso destra fino alla foce della Roja, il fiume di cui risaliremo il corso fino alle sorgenti, e alla passerella pedonale che porta sotto il nucleo medievale della città. Dal ponte, nelle belle giornate, si gode un’estesa veduta sulle Alpi Marittime, sul M. Bego innevato e sulla vicina mole del Grammondo; verso la costa francese si staglia il promontorio della Mortola che nasconde i giardini Hanbury, con le loro essenze esotiche. Il letto del fiume è una riserva ornitologica dove coabitano specie marine e di terraferma. Le più confidenti sono le anatre e le oche, più diffidenti i cigni. Nelle stagioni di passo non mancano i migratori che approfittano per una sosta o decidono di passarvi l’inverno. In antico la Roja era navigabile: qui era situato lo scalo marittimo della città. Il legname veniva fluitato qui dai boschi dell’alta valle. 

Per scalette, tagliando in diagonale la Via Aurelia e proseguendo per via Falerina, si sale a Ventimiglia Alta. La visita è raccomandabile. Il borgo, un tempo cinto da mura e delle quali restano alcuni brani e quattro ‘porte’, seguì all’abbandono della sede costiera, abitata in epoca romana e, sotto la guida dei conti che da esso prenderanno il nome, divenne centro feudale di un territorio che comprendeva gran parte della Valle Roja. L’assetto urbanistico è compatto, ampliato nei secoli, entro il quale scorrevano sia la Via Aurelia litoranea, sia la direttrice della Valle Roja, verso il Piemonte. Dunque una posizione strategica di enorme rilievo. Il Cavo, ovvero la parte più avanzata del colle verso il mare, fu la zona del primo nucleo con le sedi istituzionali e la Cattedrale. Nel XII secolo le fortune economiche portarono a un ampliamento extra-muros, sotto la Cattedrale, sul pendio verso la Roja, e sul dorso del colle dove si delineò l’ambito residenziale che, verso la metà di quel secolo, sarà inscritto in un nuovo perimetro murario. Ne entrano a far parte i quartieri di Lago, Campo e Oliveto con la chiesa di San Michele.

Il trattato di Aix nel 1261 spezza l’unitarietà territoriale della Contea di Ventimiglia e, per certi versi, con la cessione alla Provenza della media Valle Roja, fa da premessa alle vicende di questo territorio fino a oggi. La città ne soffre e perde d’importanza sottomessa a Genova, la quale come gesto dimostrativo interra il porto-canale alla foce della Roja. Diventa in quel periodo città di confine, mentre rudi fortilizi costellano le alture prossime al borgo. La struttura urbana conosce gli ultimi ampliamenti per opera di ordini monastici, poi si consolida avviando il naturale processo di rinnovamento edilizio. I primi assedi – devastante quello dei Grimaldi all’inizio del ‘500 – convincono della necessità di nuove mura: sono quelle del 1528 che cingono tutta la collina e proteggono, all’interno, una compagine edilizia appartenente all’oligarchia cittadina, arricchita sulle rendite fondiarie. Anche gli edifici religiosi, fra ‘5 e ‘600, rinnovano il loro aspetto per opera delle confraternite. Dopo la parentesi napoleonica, il passaggio di Ventimiglia ai Savoia e l’avvicinamento della frontiera con la Francia comporta un altro rafforzamento delle difese ma anche la dotazione dei servizi doganali e nuove infrastrutture (la ferrovia litoranea nel 1871-72).

Sullo spalto, in cima alla viuzza del Borgo, prospetta la facciata della Cattedrale e la massiccia, un po’ ingombrante, mole del monastero delle Canonichesse, sorto dov’era l’antico castello comitale. La Cattedrale della Vergine Assunta fu eretta fra l’XI e il XIII secolo sulle tracce di un edificio di età carolingia (se ne conserva la cripta) ed era, un tempo, attorniato dal castello dei conti di Ventimiglia. Ha veste basilicale, a tre navate, con annessi il Battistero e il campanile. 

La cattedrale della Vergine Assunta

Lungo via Garibaldi, più vivace al confronto del tono solitario delle vie parallele tanto da indicarla con il nome di ‘Piazza’, si notano residenze nobili, il Palazzo pubblico, la Loggia del Magistrato dell’Abbondanza, il Teatro e l’oratorio di San Secondo. Il fascino della via aumenta con una fontana ornata e con la successiva sinuosità che, accanto alla chiesa di San Francesco, fa accedere a Porta Nizza, aperta sulla vecchia strada per la Francia. Senza uscire dal borgo ma tornando a ritroso lungo la parallela via Collabassa, sul lato a mare, si osserva un’altra caratteristica dell’edificato: i ponticelli che collegano il retro degli edifici di via Garibaldi con le loro terrazze a giardino, rivolte al sole e al mare. 

Chiesa di S.Michele

La parte opposta del borgo, verso la Roja, rivela strette e ripide viuzze, scalinate, anditi oscuri e umidi, coperti da archivolti, ma senza dimenticare, alla sua estremità nord, la chiesa di San Michele, altro edificio romanico (sec. XI). Nel 1041 appartenne ai monaci benedettini dell’isola di Lérins. La cripta contiene tre cippi miliari romani della Via Aurelia: uno di essi riporta l’indicazione ‘590 miglia da Roma’ (un miglio romano è pari a 1480 metri). La Via Aurelia attraversava Ventimiglia Alta quindi, volgendo a occidente, si teneva sopra la rotabile attuale passando per il varco dove nel XIII sec. sarà eretta Porta Canarda, per poi discendere a mare presso la piana di Latte.

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