E se si andasse a Caravaggio… magari in bici!

 

lombardia-map-copia-copia«Folle immense si riversano per tre giorni come grande fiumana, con tutti i mezzi di locomozione; folle ardenti, devote, guidate dal desiderio della grazia, col loro carico di malati, talora di moribondi». Questo si diceva del santuario più noto della grande pianura.

Questo itinerario collega due celebri santuari della pianura lombarda: il santuario di Caravaggio e il santuario della Croce a Crema. Li dividono venti chilometri di campagna, fra stradelle campestri che è bello percorrere in bicicletta nella buona stagione. Oltre alla distanza i due edifici sono separati dallo stile e dalle vicende miracolose che condussero alla loro costruzione. Il percorso, in futuro, sarà valorizzato come ‘Via dei pellegrini’ rinnovando una consuetudine di fede che accomuna i territori della Bassa bergamasca e del Cremasco, nel cuore della Lombardia.

Itinerario in bicicletta nella pianura lombarda, fra Caravaggio (BG) e Crema (CR). Questo itinerario fa parte del Parco ciclo-turistico della Media Pianura Lombarda.

Partenza: stazione Fs di Caravaggio (linea Treviglio-Cremona, da Milano tramite servizio passante con coincidenza a Treviglio). In auto si raggiunge utilizzando l’ A35 (Brebemi) con uscita Caravaggio. Arrivo: stazione Fs di Crema. Da cui si torna a Caravaggio con il servizio Treno+Bici della linea Cremona-Treviglio.

Lunghezza: 24,4 km – Tempo di percorrenza: 2 ore e 30 minuti. – Dislivello: insensibile. Condizioni del percorso: strade secondarie e campestri anche non asfaltate. Periodo indicato: da inizio primavera a fine autunno, in estate evitare le ore più calde. Indirizzi utili: Associazione Pianura da Scoprire, p.le Mazzini (c/o Bicistazione), Treviglio, 0363/301452, http://www.pianuradascoprire.it

Alberghi e ristoranti. Ristorante Giardino (Circonvallazione Giovanni Paolo II 24 (accanto al santuario), Caravaggio, 0363/50581). Classica e sostanziosa cucina bergamasca con casoncelli e grigliate di carne. menù del mezzogiorno fra 25 e 30 euro.

Albergo Tre Re (Viale Papa Giovanni XXIII 23, Caravaggio, 0363 51381). Bella villa Liberty con giardino e ristorante annesso per speciali serate gastronomiche. Camera doppia a 75 euro.

Casa del Pellegrino (Santa Maria della Croce 25, Crema, 0373/86379). Ristorante annesso agli edifici del santuario, accesso dal piazzale. Reputato per i suoi risotti. Si pranza a mezzogiorno con 20-25 euro.

Antica Hostelleria Di San Bernardino (Via Izano 2/a, Crema, 0373/80782). Situata al primo piano di un palazzo del XVII secolo, a 3 km dal centro di Crema, l’Antica Hostelleria offre camere ben arredate in stile.Doppia da 83 a 88 euro con colazione.

Pubblicato su Bell’Italia, agosto 2016.

crema-carav-map-flatSi prende avvio dalla stazione Fs di Caravaggio e si percorre il viale alberato, tracciato nel 1709, diretto al santuario. L’origine del santuario di Caravaggio si deve all’apparizione della Vergine al cospetto di una contadina. Il fatto sarebbe avvenuto nel 1432. Subito si diede seguito a una rozza cappella e a un ospedale per la cura degli infermi. Il tempio fu iniziato nel 1575, dietro invito di Carlo Borromeo, su disegno di Pellegrino Tibaldi, architetto di fama. I lavori si conclusero solo all’inizio del Settecento. La tradizione è

C.na Volpino
La Roggia Cremasca

avvalorata da una risorgiva, eletta a Sacro Fonte dove i malati usano aspergersi. L’interno ha veste sontuosa, ampia navata e quattro cappelle per ciascun lato, sul fondo della quale spicca l’altare maggiore: una struttura tonda, con colonne alternate a statue reggenti un trono e un trionfo di angeli. Porta la firma di grandi artisti: disegno di Filippo Juvarra, esecuzione di Carlo Giuseppe Merlo. La datazione è fra il 1735 e il 1750. Il Sacro Speco,
posto sotto l’altare, accoglie i compunti e silenziosi fedeli. Non così in passato come rivela un cronaca, redatta all’inizio del’900, in occasione della ricorrenza del 26 maggio: «Folle immense si riversano per tre giorni come grande fiumana, con tutti i mezzi di locomozione; folle ardenti, devote, guidate dal desiderio della grazia, col loro carico di malati, talora di moribondi. Vi predominano i malati di malefizio, di mutismo, invidia, e quelli che il popolo chiama indemoniati. Alla piscina è un affluire di malati e una continua immersione di piaghe. All’ora dell’Apparizione il tempio e gli atrii, gremiti all’inverosimile, sono dominati dagli urli acutissimi degli ossessi, fra strane pratiche e i gesti esorcizzanti degli assistenti, fra canti, suoni, i gettiti dei doni al simulacro, lo scampanio, l’afa opprimente».

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I fontanili di Capralba

Conclusa la visita si aggira dall’esterno l’area sacra per imboccare una ciclabile in direzione di Misano Gera d’Adda (km 3.3). Si può transitare nel mezzo del paese per dare uno sguardo al giardino settecentesco del Municipio, oppure aggirare l’abitato per poi seguire uno stradello fra i campi (via S.Stefano). Si entra nella provincia di Cremona. Si scorgono in lontananza alcuni cascinali per poi avvicinarne uno, la Cascina Volpino (km 5.2), che si contorna verso destra. Si fiancheggia il fontanile della Quarantina: fa parte del Parco dei fontanili di Capralba, a protezione di questo particolare fenomeno di emersione delle acque di falda, utile da tempi immemorabili per l’irrigazione dei campi.

Si giunge a Farinate (km 6.9) e si piega a sinistra. Utilizzando una ciclabile si supera a livello la ferrovia per entrare a Capralba (km 8.7). Via Piave attraversa in lungo tutto l’abitato e vi si scorge la rustica ruota di un mulino; subito dopo, deviando a destra su Via Sergnano, ecco un altro fontanile, fra le ultime case del paese. La strada serpeggia e avvicina la cascina Campisego (km 10.5), dove nel Medioevo si coltivava il miglior lino del Cremasco (o addirittura d’Europa, secondo alcuni). La strada piega a sinistra in direzione di Sergnano. Prima di entrare nell’abitato si avvicinano, sulla destra, un altro fontanile con un’area di sosta e gli impianti di estrazione del metano, attività qui intrapresa negli anni Sessanta del secolo scorso. Giunti nel centro di Sergnano (km 15.3), al crocicchio presso la chiesa parrocchiale, si piega a destra (Via Al Binengo) per raggiungere l’isolato santuario campestre del Binengo, piccolo edificio sacro, molto antico in origine (si parla del VII secolo), collocato sul margine della golena del fiume Serio nei pressi di un estinto meandro, ancora identificabile nell’andamento dei coltivi.

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Il fiume Serio a Sergnano

L’itinerario prosegue su un sentiero lungo l’argine del Serio, all’interno del Parco regionale. Il paesaggio si arricchisce di valori grazie ai boschi di ripa. Si sottopassa una rotabile e si giunge al cospetto della riserva naturale della Palata Menasciutto. Con ‘palata’ s’intende uno sbarramento posto di traverso al fiume: ha lo scopo di deviare parte delle acque per alimentare cavi irrigui. All’intorno prolifera un’oasi di natura dove è concesso entrare solo a piedi. Per cui si abbandona il fiume e si segue un rettifilo in direzione di Pianengo. È un bel tratto di campagna: a destra i campi coltivati, a sinistra il bosco del Serio con salici bianchi, farnie, ontani. Si entra in Pianengo (km.19.4) e si converge lungo la strada provinciale che attraversa da nord a sud l’abitato. Piegando a sinistra verso Crema si utilizza una ciclabile, parallela alla rotabile. Dopo buon tratto si giunge fra le case di S.Maria della Croce. Bei portoni in legno nascondono le corti ammodernate dei cascinali.

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Santa Maria della Croce

All’incrocio con via Battagio, si piega a sinistra inquadrando il campanile e il maestoso tiburio del santuario di S. Maria della Croce (km 23). Il fatto miracoloso che portò alla costruzione di questo tempio avvenne nel 1490 quando sul luogo dell’assassinio di una giovane sposa da parte del marito si verificarono decine di guarigioni miracolose. Il progettista fu il lodigiano e ingegnere ducale Giovanni Battagio. Studiò un disegno di notevole originalità con un volume circolare all’esterno e ottagonale all’interno con quattro corpi minori accostati. Gran parte degli affreschi e dei dipinti interni sono espressioni della pittura cremonese della seconda metà del ‘500. A questa prima fase decorativa ne seguì, nel ‘700, una seconda che si manifesta negli affreschi della cupola con una moltitudine di angeli che fa da contorno al Trionfo della Croce di Giacomo Parravicino. Dal santuario si raggiunge in 2 km la stazione Fs di Crema.

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