La montagna di Varese

Itinerario a piedi sul Monte Campo dei Fiori, in provincia di Varese (Lombardia), con partenza da Prima Cappella, frazione di Varese, e arrivo a Gavirate.

Il Campo dei Fiori è sempre stato la montagna per eccellenza dei milanesi e dei varesini. Quando ancora non esisteva una vera consapevolezza ambientale, ci si recava a frotte su per i boschi e per i prati a cogliere i preziosi narcisi. Dalla cima o dai piazzali che scaglionano le falde della montagna si contemplava il panorama, fedeli a un rito oggi desueto. E a sera, sui dondolanti vagoncini delle Ferrovie Nord, quelli che Gadda diceva venire «cacagio, cacagio, a (loro) dolce e bell’agio» lasciando nel viso «uno fummo buonissimo», si tornava in città sollevati da ogni peso. Tornare oggi sui passi dei nostri nonni o bisnonni potrebbe sembrare nostalgico, ma il Campo dei Fiori è sempre lì, pronto ad accoglierci mostrando il suo fiero aspetto di baluardo prealpino. Inoltre oggi vi è sorto attorno un parco naturale, mentre la salita al Sacro Monte di Varese commuove ancora, così come ha commosso per secoli, migliaia di pellegrini.

Itinerario a piedi sul Monte Campo dei Fiori, in provincia di Varese (Lombardia), con partenza da Prima Cappella, frazione di Varese, e arrivo a Gavirate. Prima Cappella si raggiunge dalle stazioni ferroviarie di Varese con il bus ‘C’. Da Gavirate si fa ritorno a Varese con le Ferrovie Nord Milano. Volendo tornare sui propri passi dopo aver raggiunto la vetta, si può utilizzare per la discesa lo stesso bus ‘C’ che prolunga alcune corse fino all’ex-Grand Hotel. Tempo di percorrenza: 5 ore. Distanza: 13.5 km. Dislivello: 580 metri. Segnavia: sentiero 1 fino al Forte di Orino, poi sentiero 13 fino a Gavirate. Con chi: nonostante la lunghezza, l’itinerario non presenta difficoltà ed è affrontabile anche con la famiglia. Come: con buoni scarponcini, giacca a vento. Quando: dalla primavera in poi; in inverno il tratto sommitale si trasforma in pista da sci di fondo. Dove mangiare: la Pensione Irma (tel. 0332.229125) è un frequentato punto di ristoro, ma ci sono buoni ristoranti anche a Santa Maria del Monte; data la lunghezza è meglio consumare una buona colazione al sacco.  Indirizzi utili: Parco naturale del Campo dei Fiori, via Piave 2, 21030 Brinzio, tel. 0332.435386; Apt Varese, via Ippodromo 9, Varese, tel. 0332.284624.

Pubblicato su Bell’Italia, gennaio 2002. Aggiornato maggio 2016 ©Albano Marcarini. In copertina: una veduta invernale di Santa Maria del Monte. Il villaggio si appoggia a uno dei contrafforti del Campo dei Fiori, in bella posizione panoramica.

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1. Si prende Prima Cappella come punto d’avvio. Ci si arriva facilmente da Varese con il bus della linea ‘C’. L’auto, una volta tanto, è sconsigliata. Imboccato il Viale delle Cappelle si è subito al cospetto di tante chiese in miniatura, di bello stile, affollate all’interno da personaggi in terracotta, ma molto vicini al vero. Sono 14 cappelle, scaglionate sulla china del monte, che evocano i misteri del Rosario. Nell’arco alpino la rappresentazione figurata del racconto biblico si diffuse dopo il Concilio di Trento (1545-1569) con l’intento di contenere la diffusione dell’eresia protestante. Il Sacro Monte di Varese fu ideato nel tardo Cinquecento. Si voleva rendere più agevole ma anche più mistica la salita al santuario di S. Maria del Monte. L’artefice del complesso fu Giuseppe Bernascone, nativo di Varese, eclettica figura di architetto, ingegnere idraulico, paesaggista. La sua notevole cultura unita a una certa fantasia progettuale lo indusse a variare di continuo il disegno delle cappelle pur mantenendo alto il livello stilistico. Ogni cappella rinnova una sorpresa ma non cancella del tutto il ricordo di quella precedente perché i canoni ispiratori sono sempre gli stessi, di un misurato ma multiforme classicismo. La salita è dunque piacevole anche perché il Viale delle Cappelle è un percorso nella natura: alberi centenari, prati e boschi fanno da degno ornamento agli edifici sacri.

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La quinta cappella

2. Santa Maria del Monte è uno strano villaggio. Di così stretti e con le case aggrappate le une alle altre non ve ne sono molti nel Varesotto, tant’è che la via principale è un lungo passaggio voltato  illuminato da fioche lanterne. Anche il santuario è occluso fra le abitazioni; di esso spiccano il campanile e la porta monumentale. Discendendo fra le mille reliquie e gli arredi fino alla cripta romanica si svelano le antiche origini della chiesa, documentate in una pergamena datata 8 giugno 922.

3. Dal piazzale Pogliaghi, dov’è il capolinea del bus, si riprende il cammino seguendo la direzione delle Pizzelle (sentiero 1). La via è ben tracciata e svolge il suo lieve nastro su per il pendio, fra un tappeto di verdi foglie di aglio ursino.

4. Dopo l’arco che sorreggeva la vecchia funicolare si arriva al cospetto del Grande Albergo Campo dei Fiori, in misero stato di abbandono. Con l’altro albergo Kursaal, al Colle Campigli, questo del Campo dei Fiori resta la massima espressione della trascorsa temperie turistica varesina. Fu realizzato nel 1912 da Giuseppe Sommaruga adottando lo stile allora più in voga, il liberty.

Alle spalle dell’edificio si rimonta la vetta del Monte Tre Croci, primo fra i tanti belvedere di questo itinerario, poi dopo uno stretto cammino di cresta si lasciano a destra la breve diramazione per il Piazzale del Cannone (altro belvedere) e a sinistra, in basso, la Pensione Irma.

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Il forte di Orino

5. Infine si imbocca il viale alberato che porta all’ingresso della Cittadella di Scienze della Natura, benemerita istituzione varesina che dispone, fra l’altro, di un Osservatorio Astronomico. Raggiunta un’altezza di oltre 1000 metri, il percorso imbocca una ex-strada militare. Appartiene alla Linea Cadorna, un articolato  sistema difensivo posto lungo il confine svizzero, realizzato nel 1917 ma mai reso operativo. Si temeva l’invasione della Svizzera da parte dell’esercito germanico.

6. Siamo ormai nei pressi della vetta. Il Monte Campo dei Fiori è composto di rocce calcaree d’origine marina, sedimenti con alto contenuto di fossili, dell’era Mesozoica (da 240 a 70 milioni di anni fa). La strada si dipana tranquilla, ombreggiata da larici e abeti rossi. Non sono essenze autoctone, ma passate sperimentazioni botaniche.

7. Dopo buon tratto si giunge allo spalto del Forte di Orino, altro presidio inutilizzato della prima guerra mondiale. Da qui il panorama si apre, oltre che sulla Pianura Padana, anche sul Verbano e sul Monte Rosa. Verso nord il quadro è concluso da tutte le più alte vette delle Alpi Centrali, fino al Bernina e al Disgrazia. Con il sentiero 13 si discende il boscoso versante meridionale della montagna.

8. Incontrato il sentiero trasversale che proviene da Cerro si possono scegliere due strade: quella di sinistra punta su Comerio, quella che procede diritta scende invece a Gavirate e alla sua stazione ferroviaria.

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Il_sentiero_tre_laghi733Narra la leggenda che sul lago di Ganna, nel Varesotto, quando l’aurora tinge di rosa le nubi, bellissime ninfee emergono dall’acqua e si aprono alla delicata freschezza del nuovo giorno. Come d’incanto, da esse spuntano diafane figure velate danzanti sull’acqua. Sono le Ninfe, creature amorose che attirano i giovani cantando dolcissime melodie. Leggenda o realtà il piccolo lago di Ganna è solo una delle tante preziose perle incastonate nel magico paesaggio prealpino lombardo. Qui è stato inaugurato il 20 settembre 1998, il primo itinerario del Cammino dell’Alleanza (il primo dei 17 previsti se considerati in senso geografico, da nord a sud, lungo tutta la penisola). Poco più di 40 chilometri, da Porto Ceresio a Gavirate traversando vallate e montagne, partendo e arrivando sulle sponde di due grandi laghi (Ceresio e di Varese), toccandone un altro lungo via, ma molto più piccolo, quello di Ganna appunto.

Albano Marcarini, Il Sentiero dei Tre laghi,  Alleanza Assicurazioni, Milano, pag. 80, con foto, carte e acquerelli, Formato: 11 x 16 cm, 6,00 € – Acquista

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