Cervia, Savio, saline… piadine

Itinerario in bicicletta nell’entroterra romagnolo di Cervia.

Sergio Zavoli, celebre giornalista televisivo amava dire: «La bicicletta è un modo di accordare la vita con il tempo e lo spazio, è l’andare e lo stare dentro misure ancora umane». La sua terra d’origine fu la Romagna dove la bicicletta ebbe alcuni dei suoi più illustri adepti e campioni, a cominciare dal pioniere Olindo Guerrini, poeta della bicicletta, per finire con il ‘pirata’ Marco Pantani. Se ai cicloamatori più agguerriti si confanno le salite della Nove Colli, una delle più note ‘granfondo’ nazionali, a chi predilige pedalate più quiete si addice invece la pianura, dalla Via Emilia fino alla riviera e al Delta. Qui, se si perdona l’impressionante sviluppo edilizio della frangia litoranea, si ritrovano ancora lembi di un paesaggio fra mare e terra in passato molto più esteso di oggi fatto di pinete, valli, bacini palustri, praterie, dune sabbiose, foci fluviali in grado di ospitare un variegato mondo di specie animali e vegetali. Storicamente è stata anche la fascia di territorio di pianura soggetta solo a partire dal XIX secolo a radicali interventi di bonifica. Sono le ‘basse terre’ che la natura separò dal mare aperto per opera di lunghi cordoni litoranei, di origine sedimentaria, e che i fiumi appenninici periodicamente allagavano e impaludavano. Una particolare condizione ambientale che nella primitiva Cervia, più interna rispetto all’attuale città, ha favorito a partire dall’anno mille l’impianto delle saline, facendone dipendere le sue fortune economiche. A metà del ‘500 il viaggiatore Leandro Alberti offre questa significativa descrizione: «Rammentami haver veduto tanti monti di sal bianco, in quà, et in là per le selve che mi pareva che fosse impossibile di potersi trovar tanto sale ragunato insieme. Ma mi maravigliai molto più, vedendo nella città un monte di sal bianco, che parea di marmo, qual girava intorno 200 piedi et saliva in alto 25, cosa da far meravigliar ogni uno, che non abbia veduto simili cose». Questo itinerario ciclo-turistico interessa il retroterra della cittadina, le sue saline, le pinete e il tratto terminale del fiume Savio, che opportunamente deviato e arginato alla metà del Settecento, permise la conservazione degli specchi salmastri. 


Itinerario in bicicletta nell’entroterra romagnolo di Cervia.

Partenza: piazza Garibaldi, Cervia. Si raggiunge in treno con la linea Rimini-Ravenna. Arrivo: Torre di S.Michele, Porto Canale, Cervia.

Lunghezza: 36.3 km Dislivello: insensibile. Tempo di percorrenza: 2 ore e 30 minuti

Condizioni del percorso: piste ciclabili, tratti di strade provinciali; asfalto 65%. Usare il casco e, in estate, protezione anti-insetti. Mezzo consigliato: bici da turismo, gravel.

Dove mangiare: numerosi chioschi lungo il percorso offrono la classica “piadina” romagnola. In alternativa, sul percorso: Ristorante Sa Vût Magné, Via Crociarone 61a, Pisignano, 320.8489673; Pizzalandia, Via Salara 95, Cannuzzo, 0544.918983; Casa delle Aie, Via Aldo Ascione 4, Cervia, 0544927631. All’arrivo: Saledolce Cervia, Borgo Marina (Torre S.Michele), 3512043757. Dove dormire: Antica Dimora Le Misure, Via XX Settembre 63, Cervia, 0544.1766328. Assistenza cicli: Cicli Pedrini, Via Martiri Fantini 42, Cervia, 0544.269028. Info: Ufficio turistico di Cervia, Torre S.Michele, Cervia, 0544.974400; Museo del Sale, V.le Nazario Sauro 24, Cervia, 0544.977592.


1. Si prende avvio da Piazza Garibaldi (km 0, alt. 3), nel centro di Cervia, dove si fronteggiano la Cattedrale e il Municipio. La piazza è il fulcro civile e religioso del centro storico di ‘Zírvia’, come si dice in romagnolo. La regolarità delle strade e lo stile architettonico degli edifici è frutto di uno sviluppo urbanistico prefigurato, una sorta di cittadella fortificata impiantata sul perimetro rettangolare delle abitazioni dei salinari. «il borgo è un rettangolo perfetto di circa metri 275 × 200 – recita una vecchia guida del Touring – circondato da mura, dentro e fuori le quali corrono parallele due strade. La strada Romea taglia per lungo il rettangolo: si allarga nel suo mezzo una piazza regolare ov’è la cattedrale vescovile». La ‘nuova’ Cervia sorse fra il 1698 e il 1708 per volontà di papa Innocenzo XII, su disegni di Bellardino Berti, per rilanciare l’importante ruolo di centro di produzione e commercio del sale. L’antica Cervia, fondata, secondo la tradizione, da coloni greci e chiamata nel Medioevo Ficocle, era situata sopra un’isola paludosa, esposta ai pericoli delle scorrerie piratesche, poco più a ovest dell’attuale, al centro delle saline che occupano una vasta superficie appena oltre la statale 16 ‘Adriatica’. I proventi delle saline fecero esprimere al cardinale Ostiense, attento ai redditi della Chiesa, il seguente lusinghiero giudizio: “Plus habemus de Cerviola parvula quam de tota Romandiola” (abbiamo di più dalla piccola Cervia che da tutta la Romagna).

Alla costruzione delle case contribuirono pure i salinari acquisendo il diritto di goderne in usufrutto trasmissibile ereditariamente. Questo diritto fu tolto solo nel 1953 dalla direzione dei Monopoli di Stato. Poiché alla conclusione dei lavori alcune famiglie non poterono trovare alloggio si operò per un prolungamento del borgo verso sud, l’attuale Borgo Saffi lungo la via omonima. Ogni palazzina si componeva di otto stanze, divise da quattro famiglie.

Il Palazzo Comunale divide piazza Garibaldi dalla retrostante piazza Pisacane, già delle Erbe, dove si teneva mercato e si vendeva pesce nell’apposita pescheria. Tenendo il Municipio alle spalle si imbocca, a destra, il lungo rettifilo di corso Mazzini che prende più avanti la denominazione di Via Saffi e Via Caduti per la Libertà. Grazie a una pista ciclabile si attraversano la periferia residenziale di Cervia e la frazione Pinarella.

Cervia, i magazzini del sale.

2. Affrontato il lunghissimo tratto urbano di Via Caduti per la Libertà e raggiunto il civico 266, si piega a destra su Via Ficocle superando a livello la ferrovia (km 2.3, alt. 5) per giungere poi all’incrocio con Via Romea Sud (SS 16): si attraversa, con prudenza, la rotabile e si prosegue diritti su Via Ficocle (transito limitato alle auto) contornando il perimetro sud delle Saline di Cervia. Fra i molti ambienti naturali che si possono osservare nel Ravennate questo è il più insolito e il più permeato dall’intervento dell’uomo: la salina. Cervia sorgeva un tempo nel mezzo delle sue saline, sopra un rialzo di terreno, vigilando su questa preziosa risorsa richiesta in tutta l’Italia Settentrionale e per questo contesa nei secoli. Il sistema di lavorazione a raccolta multipla, che disponeva di 150 vasche di raccolta, è stato abbandonato nel 1959 con l’introduzione di processi meccanizzati che hanno portato a una semplificazione della raccolta. In sintesi il processo di produzione avviene mediante l’evaporazione dell’acqua salina depositata lungo una serie di bacini intermedi fino alla raccolta del sale depositato nei bacini terminali, detti salanti. Oltre all’importanza economica e di testimonianza, la salina di Cervia, che occupa una superficie di 827 ettari, è un rifugio per la sosta e la nidificazione degli uccelli migratori (numerosissimi i fenicotteri) specie nella parte meridionale dove il tenore salino dell’acqua favorisce la permanenza e l’alimentazione dell’avifauna. Così come legate a queste particolari condizioni sono le specie vegetali alofile come la salicornia, le artemisie, l’atriplice, l’inula, l’obione, lo statice, la sueda, il giunchetto spinoso. Nella salina Camillone, a titolo dimostrativo, si mantiene la tradizionale tecnica di lavorazione manuale. 

3. Quando Via Ficocle si separa dalle saline (km 3.4, alt.6), si imbocca a destra una pista ciclabile che continua a seguire il margine dell’area naturale protetta, popolata di uccelli. Allo sbocco sulla SP 6 (km 5.7, alt. 5), si lasciano le saline e si segue a sinistra la strada carrozzabile.

4. Alle prime case di Villa Inferno (km 6.3, alt. 6) si prende a destra in direzione Pisignano (Via Beneficio I), un lungo rettifilo fra campi di grano in zona un tempo insalubre e paludosa. Al successivo bivio con Via Crociarone (km 9.2, alt 8) si volge a sinistra in direzione Pisignano (SP 87). Lungo la via s’incontra la chiesa di S.Stefano protomartire, citata nell’anno 977 ma riedificata nel 1521 rispettando il disegno originario. Nella parete esterma è inserito un frammento marmoreo di una croce viaria: una mano benedicente (XII secolo) che indicava ai pellegrini della Via Romea un luogo di ospitalità. Nel parco che la circonda si innalza un miliario stradale romano del I sec.d.C. Quindi si continua sulla pista ciclabile che corre sul lato sinistro della strada provinciale.

5. Pisignano (km 11, alt. 10). Alla rotatoria (fontanella) si tiene a destra dove continua Via Crociarone. 

6. Cannuzzo (km 14.2, alt. 14). Giunti all’altezza della chiesa della Madonna degli Angeli si lascia l’asfalto e piegando a destra si scende all’argine del Fiume Savio dove si estende il Parco fluviale Baldassarri, realizzato nel 2008 per valorizzare le aree golenali e consentire il recupero dell’ecosistema fluviale. L’argine è percorso dalla Ciclovia del Savio, proveniente da Cesena: la si impegna verso destra, seguendo con un tortuoso tracciato la corrente del fiume. Questo andamento contrasta con le linee rette di partizione della campagna che risalgono alla centuriazione romana. I fossi di drenaggio delle acque, i canali irrigui, le strade infatti rispettano ancora quell’originaria geometria territoriale. Il Savio scende dal Monte Fumaiolo, bagna Cesena e confluisce nell’Adriatico dopo 96 chilometri. Purtroppo nota è la sua frequenza alle esondazioni – l’ultima nel 2023 che seguì nella memoria quella rovinosa del dicembre 1961 – tanto da rendere necessario un rinforzo degli argini. Il momento critico si verifica quando il deflusso delle acque di piena si interrompe e viene spinto in senso contrario dal vento di bora proveniente dal mare.

Il Porto Canale di Cervia

Un tempo nel fiume si pescavano, soprattutto all’imbrunire, rane e anguille. L’attrezzatura dei pescatori era costituita da semplici canne, una lenza di nylon, il galleggiante di sughero spesso modellato con una lametta e tinto di verde con pallini rossi, un amo bianco con occhiello. La pesca delle anguille si effettuava con la mazzacchera (la “muscela” in dialetto romagnolo): bisognava raccogliere una trentina di lombrichi di terra, infilarli in un metro di spago con un ago improvvisato ricavato da uno stelo di saggina proveniente da una scopa, annodare i due capi e avvolgere la collana in quattro dita della mano per creare tanti anelli da legare in un unico punto e fissarli alla lenza. 

7. Incrocio con la Sp 254 (semaforo). Si attraversa la provinciale e si continua sulla pista ciclabile entrando a Castiglione (area di sosta, pannelli). Curiosamente l’abitato si distingue in due parti, separate dal Savio e derivata dall’appartenenza a due diverse pievi: a est Castiglione di Cervia; a ovest Castiglione di Ravenna. Sebbene fosse un villaggio di contadini, non mancavano dimore nobili. Difatti dall’argine si scorge il palazzo Grossi che vale una breve deviazione per poi tornare sulla ciclabile. Si erge isolato entro un vasto prato. Pietro Grossi, capitano di ventura al servizio della Serenissima, lo fece erigere fra il 1560 e il 1565. La struttura architettonica, in laterizio a pianta quadrata con quattro torri agli angoli, ha al tempo stesso una funzione di fortezza difensiva, probabilmente in origine cinto da fossato, e di palazzo signorile.

Dietro al palazzo, sulla sponda sinistra del Savio, si nota un lungo edificio con una parte centrale rialzata. Si tratta dell’ex-tabacchificio di Castiglione. Nella Romagna la coltura del tabacco iniziò sul finire del ‘700. A Castiglione la varietà Kentucky, proseguita fino al 1968, serviva per il confezionamento dei sigari. Nell’edificio le grandi foglie di tabacco venivano appese in serie su alte travi ed essiccate per effetto del calore del fuoco acceso sul pavimento.

Si riprende la ciclabile d’argine, bordata da canne palustri che in estate, alte due-tre metri, proliferano al punto da occludere la visuale.  Sulla loro sommità spiccano dei piumoni, un tempo raccolti dai contadini per farne rudimentali scope.

8. Dopo un buon tratto di ciclabile si può scendere dall’argine all’altezza del Bosco del Duca d’Altemps (km 22.4, alt. 8) per imboccare, verso sinistra, l’asfaltata Via Ragazzena. Il Bosco del Duca d’Altemps è stretta fascia di bosco che taglia i coltivi. Per certi versi è la memoria dell’antico paesaggio padano, antiche selve dove si fronteggiavano le tribù galliche e le milizie romane. L’albero più diffuso è la farnia. I suoi esemplari si sviluppano lungo l’argine di un vecchio canale di bonifica, fatto scavare nel 1879 dal Duca Alberto d’Altemps. Alcuni di essi superano i 20 metri di altezza con circonferenze di oltre 1,5 metri. Negli anni il bosco si è evoluto spontaneamente e si è arricchito di altre specie autoctone come olmi, aceri, ciliegi e di arbusti come il biancospino, la berretta da prete, il ligustro, il sanguinello, il nespolo ed il sambuco.

9. Seguendo Via Ragazzena si sottopassa la strada statale 16 e si prosegue di nuovo sull’argine del Savio per entrare, dopo aver attraversato Via Romea Nord, nella frazione Savio di Cervia. Si segue la stretta strada comunale che lascia il Savio sulla sinistra e attraversa fra filari alberati l’abitato, composto da villini. Più avanti, all’innesto sulla Via Romea, si utilizza la pista ciclabile che corre accanto alla rotabile. Non si procede per molto, poiché alla prima rotatoria si abbandona la ciclabile e si piega a sinistra per Via Camane sottopassando la ferrovia Rimini-Ravenna. La strada, asfaltata, prosegue e supera un braccio estinto del Savio, celato alla vista dalla vegetazione.

10. Appena superato il fiume, a un incrocio, si prende a destra lungo Via Argine Sinistro. Al successivo crocevia, di fronte a un accesso privato, si piega di nuovo a destra e si spunta sulla SP 80 (stop). Con molta prudenza si attraversa la rotabile e si impegna a destra la pista ciclabile che ora, in sicurezza, ci riporterà a Cervia. 

Pineta di Cervia

11. Raggiunto il limite della Pineta di Cervia, in Via Jelenia Gora, se ne utilizza l’accesso, sempre ciclabile, per attraversarla su Via Stazzone. Le pinete del litorale sono l’elemento più caratteristico del paesaggio ravennate, celebrate da letterati e pittori. Purtroppo della loro originaria estensione – coprivano nel Medioevo, come una lunga nappa, tutto il profilo costiero, dalle Valli di Comacchio fino a Cervia e oltre – ne rimangono limitati relitti che svolgono un’importante funzione di riequilibrio ambientale entro un territorio fortemente segnato dalle bonifiche e dagli insediamenti turistici e industriali.  Le pinete di Cervia e di Milano Marittima coprono oggi circa 260 ettari contro gli 889 del 1797 e sono caratterizzate da due specie di pini mediterranei: Il Pino da pinoli o Pino Domestico (Pinus Pinea) e il Pino Marittimo (Pinus Pinaster). Non mancano però, a corredo, altre specie come la farnia, il leccio, l’olmo, il frassino a comporre una veste vegetale di vera foresta. 

12. Usciti dalla pineta presso il Cimitero di Cervia, utilizzando la segnaletica locale si rientra in città. Lungo il Porto Canale sono ubicati gli storici magazzini del Sale: il magazzino Torre, sulla sponda sinistra; e il magazzino Dogana sulla riva opposta. Il primo, basso e lungo, fu edificato nel 1691 e poteva contenere fino a 13 mila tonnellate di sale; il secondo, del 1712, serviva invece allo stivaggio del sale che aveva subìto una prima pulitura nel Magazzino Torre, e alla successiva pesatura e porzionatura in sacchi destinati al commercio. Nel magazzino Torre è oggi ospitato il Museo del Sale. Nella massiccia torre quadrangolare di S. Michele si trova l’ufficio turistico, mentre il vicino chiosco-bar è il consueto raduno di tutti i ciclisti della zona per uno spuntino fine corsa.


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