Non è solo una salita, è un dovere nella vita di ogni ciclista. Da fare e rifare, ogni volta come una conquista: un legame duraturo con le tua passione.
Prima del Mortirolo c’era il Ghisallo. Per Felice Gimondi è stata «la prima salita» della sua vita. Negli anni eroici del ciclismo chi riusciva a scollinare per primo accanto alla chiesuola della Madonna era quasi certo di vincere a Milano il Giro di Lombardia e, in qualche occasione (come capitò proprio a Gimondi nel 1976), anche il Giro d’Italia. Era e rimane la salita ‘epica’ del ciclismo anche se oggi la strada è scorrevole e molte altre salite l’hanno superata in difficoltà.
Colle del Ghisallo, rampa nord (S.P. 41 della Valassina), in provincia di Como.
Distanza: 8.6 km – Dislivello in salita: 480 metri. Altezza massima: 753 metri al colle del Ghisallo. Altezza minima: 273 metri al bivio con la ex-S.S.583. Pendenza media: 5.58 % – Pendenza massima: 10.7 % ai Mulini del Perlo (al km 1.2). Grado di difficoltà: 2/10 (461).
Percorso: strada asfaltata, carreggiata a doppio senso di marcia, ombreggiata nella prima parte. Sicurezza: traffico nei giorni festivi. Quando: tutto l’anno, salvo innevamento.
Partenza: Bellagio, bivio con la ex-strada statale 583. – Arrivo: Colle del Ghisallo.
All’imbocco della salita del Ghisallo (rampa nord) si arriva in due modi, da Como (lungo la ex-statale 583 in 30 km) o da Lecco (sempre lungo la stessa statale in 22 km, ma dal ramo opposto del Lario). Un piacevole anello, in partenza dalla stazione Trenord di Canzo-Asso (servizio Treno+Bici) prevede la lieve salita in Valbrona, la discesa a Onno e quindi un tratto lungolago fino all’inizio dell’ascesa del Ghisallo e, quindi, ritorno in discesa a Canzo (in totale 38 km).
La buona tavola: al Colle del Ghisallo c’è il ristorante Ghisallino (031.965485) e un chiosco con tavola calda. A Magreglio, il ristorante La Fontanella, via Piave 8, 031.965611. A Civenna, la Trattoria La Maium Fregia, via Provinciale 48, 031.963513.
Indirizzi utili: Museo del ciclismo, Madonna del Ghisallo, p.le del santuario, http://www.museodelghisallo.it

Nelle Fiandre è il Muro di Grammont, nella Sanremo è il Poggio, alla Roubaix è il pavè, al Lombardia è il Ghisallo. Questa salita la si affronta sempre, come un rito, ogni anno, agonisti e no, anche se la si conosce come le proprie tasche. Complici tante cose: il panorama sul lago, il clima mite anche in inverno, i compagni d’avventura che si incontrano sulla via, il piacere di sostare in vetta, di visitare la chiesuola o il Museo del Ciclismo, ma soprattutto la sua leggenda. Non c’è ciclista amatoriale che si sottragga a questo dovere. Certo, i più preferiscono la salita dalla parte della Valassina per comodità e minor fatica. A volte sbagliano perchè giunti alle porte di Barni infilano la brutta circonvallazione, invece di rispettare, a destra, il tracciato classico che dopo il paesino propone due tornanti alla maniera dei grimpeur.


La salita dalla parte di Bellagio è però la salita vera, quella che prende allo stomaco, introdotta nel Giro di Lombardia del 1919, che vide arrivare al traguardo solo sette corridori, dopo Girardengo. La rampa inizia subito ‘tosta’. Dopo un chilometro la pendenza arriva al 10% e la supera anche. C’è da restare senza fiato se non si hanno i muscoli lubrificati. Ci sarebbe da fermarsi come i corridori degli anni Venti; prima di attaccare la salita toglievano la ruota posteriore col pignone a due corone e la giravano per applicare alla catena la corona più agile.


Poi si va su costanti. A un tratto, a Guello, la strada spiana e beffarda propone pure un falsopiano in lieve discesa sulla cornice del lago, mentre si attraversa Civenna. Poi, alla fine, i sei memorabili tornanti che vincono la soglia finale. La strada è larga e ben disegnata, ma la pendenza si fa sentire: qui al 9.7 %. Da un breve rettilineo spunta il campanile della Madonna del Ghisallo ed è fatta. Il piazzale è ampio e c’è posto per tutti, magari sotto le statue bronzee che ricordano i grandi personaggi del ciclismo. La chiesuola, col suo portichetto, è la ‘Santa casa’ dei ciclisti. All’interno maglie e biciclette dei campioni, ex-voto, lapidi commemorative. È così dal 1949 quando papa Pio XII elesse la Beata Vergine Maria al Ghisallo, patrona dei ciclisti.


Vuole la tradizione che già nel IX secolo un’immagine mariana fosse collocata sul valico – in realtà un divallamento fra la Valassina e la sponda occidentale del ramo di Lecco del Lario, posto a 757 metri d’altezza – e che tale immagine avesse salvato un certo conte Ghisallo dai malfattori. Da qui il culto e la costruzione di un tempietto. Nel 1623 fu eretta la chiesa attuale, alla quale, nel 1681, fu aggiunto il portico. Fino ai primi anni del Novecento la strada della Valassina transitava dinanzi al porticato, poi fu deviata lungo il fianco sinistro della chiesa, lasciando spazio a un giardino che già, nelle cartoline di quel periodo, fungeva da punto panoramico. La veduta, aperta per circa 180°, consente di apprezzare un largo spicchio del ramo di Lecco, una parte del Centrolago con le montagne lariane, ma soprattutto l’intero, imponente versante occidentale delle Grigne. Ultimo in ordine di tempo fra le attrattive del Ghisallo, sul lato destro del piazzale, il Museo del Ciclismo, ospitato in una moderna architettura, caratterizzata da vari livelli espositivi e da ampie vetrate esterne e di cui si apprezza il misurato inserimento nel paesaggio.
Chi ha ancora fiato da spendere può salire sopra il cimitero del Ghisallo e puntare verso il Piano Rancio dove godere di un’altra incantevole veduta, questa volta sull’incontro dei due rami del Lario e con la punta di Bellagio protesa fra di essi.


Albano Marcarini, TEMPO DI SALITE, Alta Savoia, Vallese, Valle d’Aosta – Cycle! book, 282 pag. a colori, con mappe, disegni, foto, Rossolis
Albano Marcarini presenta in questo libro una trentina di valichi situati fra il Furka e il Mont Salève, nelle Alpi centro-occidentali. Ne descrive il paesaggio e gli aspetti naturali, quindi passa a narrare per ogni colle le imprese dei campioni del pedale, molte delle quali rimaste nella storia del ciclismo. Non mancano poi i consigli e le informazioni, con mappe accurate e dettagliate altimetrie, per affrontare da provetti scalatori queste salite in Francia, in Svizzera e in Italia, più precisamente in Alta Savoia.
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