La Via delle Risorgive (Airasca-Moretta)

Itinerario in bicicletta sulla ex-ferrovia Airasca-Saluzzo.

Una breve ferrovia, definita ‘pedemontana’, raccordava la Torino-Pinerolo-Torre Pellice a nord con le linee del cuneese a sud. Entrò in esercizio nel 1886 su una lunghezza di 34 km. Dopo anni di lunghi dibattiti, dei conflitti che normalmente si sviluppavano attorno alla costruzione di ferrovie che includevano o escludevano comuni o interi territori. Saluzzo, in particolare, vide sempre con favore una connessione con Pinerolo e quindi con Torino, addirittura migliore di quella, meno onerosa, passante per Savigliano. Nonostante ciò, già nel 1857, era stato attivato il collegamento Saluzzo-Savigliano facendo perdere d’interesse per altre proposte. Savigliano, a sua volta, era connessa con Torino fin dal 1853. 

L’idea della “pedemontana” fu ripresa quando fu Cuneo a ipotizzare un collegamento con Saluzzo da estendere a Pinerolo via Airasca. Dati gli alti oneri di costruzione fu necessario attendere la legge sulle ferrovie complementari del 1879 per vederla concretizzata ma, di fatto, divisa in tre tronchi: da Airasca a Moretta, poi integrata nella linea per Cavallermaggiore; la Moretta – Saluzzo; e la Cuneo – Saluzzo. Progetti e costruzioni si avverarono in un lungo lasso di tempo – dal 1879 al 1885 – a causa di difficoltà per le fondazioni dei ponti sul Po e sul Pellice. La tratta Airasca-Vigone fu aperta il 6 novembre 1884, la Vigone-Saluzzo il 30 giugno 1885, mentre la diramazione da Moretta a Cavallermaggiore l’anno successivo. Ad Airasca c’era la connessione con la Torino – Pinerolo, aperta nel 1854. Il treno, da quel momento, divenne un mezzo per il piccolo cabotaggio fra i paesi della pianura, nei giorni di festa e di mercato.

La chiusura, dopo anni di stentato esercizio, avvenne nel 1986. Nel 2000 la Provincia di Torino procedette all’acquisto del sedime fra Airasca e Villafranca Piemonte nella previsione di una trasformazione in pista ciclabile, obiettivo che si è avverato nel 2011. Nel 2016 la pista è stata prolungata verso sud fino a Moretta realizzando così un tracciato continuativo di 18.8 km, interamente su asfalto e piacevole da percorrere. Si osservano ancora tutte le vecchie stazioni e gli apparati della linea. Nello scalo di Moretta sono accantonati diversi rotabili d’epoca fra cui alcune locomotive a vapore. Si ha la possibilità di avvicinare interessanti località a distanze ben cadenzate e ambienti naturali come diverse risorgive, o fontanili, che hanno dato il nome all’intero itinerario, con aree di sosta. Gradevoli le soste al ponte del Vado Peloso, ai fontanili di Vigone e al santuario di Moretta. Da nord si accede alla Via dei Fontanili grazie alla Ciclostrada Stupinigi – Pinerolo, all’altezza di Airasca. 


SCHEDA TECNICA

Pista ciclabile lineare nel Pinerolese orientale.

Partenza: Airasca (alt. 257), Via dei Maniga, a 300 m dalla stazione FS. Si raggiunge da Torino/Stupinigi con la Ciclostrada per Pinerolo (km 19). In treno con la linea Torino-Pinerolo. Arrivo: Moretta (alt. 253).

Lunghezza: 18.8 km. Dislivello: 10 m.

Altezza massima raggiunta: 257 m – Altezza minima raggiunta: 253 m

Tempo di percorrenza: 1h15’. – Tipo di strada: pista ciclabile (91%). – Fondo: su asfalto 96%. – Mezzo consigliato: bici da corsa, bici da turismo. – Quando andare: dalla primavera a fine autunno. – Difficoltà: facile – Segnaletica: pannelli indicatori. Attenzione alle intersezioni con la viabilità ordinaria!

Connessioni: Ciclostrada Stupinigi – Pinerolo ad Airasca; Ciclostrade del Basso Pinerolese a Vigone e a Villafranca.

La buona tavola: ristorante Sole, Via Roma 101, Airasca, 011.9909539; ristorante la Ruota, Via S. Maria 33, Pieve di Scalenghe, 011.9861701; ristorante del Centro, Via Vittorio Emanuele II 12, Cercenasco, 011.9809247; Antica Trattoria dell’Orso, p.za Card. Boetto, Vigone, 011.9809131; ristorante La Norma, p.za Cavour, Villafranca, 011.9800087. 

Assistenza: a Vigone, Planet Bike, Via Nitais 9, 011.9804213.

Web: http://www.viadellerisorgive.it (per conoscere gli eventi dedicati).

LE SOSTE

1. Scalenghe. Santa Maria Assunta

La si vede bene dalla ciclabile ed è un edificio barocco del 1738 dell’architetto Gian Giacomo Plantery, edificato sopra la pieve medievale del V secolo. Curiosa la disposizione della facciata, con la sua lievissima curvatura, avanzata rispetto dal corpo della chiesa, denotata dalle due grosse volute laterali, così che in mezzo si apre un piccolo vestibolo…

L’ex-stazione Scalenghe

2. Cercenasco

I paesi lungo l’ex-ferrovia sono fra loro vicini. L’etimo di Cercenasco è connesso con le acque, ovvero da ‘circum nascum’, ‘attorno alle vasche’ dove un tempo si faceva macerare la canapa. Il paese merita una diversione dalla ciclabile per andare ad apprezzare il poco conosciuto ciclo di affreschi di fine ‘400 della cappella di Sant’Anna, già facente parte del distrutto ricetto medievale. Se fosse chiusa, insistete e fatevi consegnare la chiave perché merita. Le opere sono attribuite a un Maestro di Cercenasco e hanno influenze d’oltralpe, della Borgogna e del nord della Francia. Raffigurano le Storie della Vergine e sono di rara bellezza per la compostezza delle figure, le non comuni scelte iconografiche, il tono quasi etereo delle colorazioni…

L’ex-stazione Cercenasco

3. Il ponte sul Vado Peloso

È un reperto di archeologia stradale, risalente al XVIII secolo, posto a cavallo del torrente Lemina su una strada rurale. Si è ben conservato nel tempo con la sua struttura in mattoni pieni. Accanto al ponte c’è un’area di sosta. A Cercenasco sono segnalati tre itinerari ciclabili a integrazione della Via delle Risorgive, della lunghezza di 15 km ciascuno con partenza da questo ponte. Vanno alla scoperta delle meraviglie naturali e dei beni storici del territorio comunale: cascinali, cappelle, oratori ma anche aziende agricole e prodotti locali. Alla partenza, un pannello illustra i percorsi mentre sul sito istituzionale di Cercenasco sono scaricabili le mappe..

4. LE RISORGIVE

Sono un fenomeno ‘naturale’ di questa parte della pianura, adattato dall’uomo migliorando le sue funzioni irrigue. I fontanili sgorgano su una fascia che, larga una dozzina di chilometri, corre, salvo qualche eccezione, dal Piemonte al Friuli: la zona di separazione fra alta e bassa pianura. L’alta pianura ha suoli grossolani, ghiaiosi, che convogliano l’acqua nel sottosuolo. La bassa pianura invece ha terreni impermeabili, argillosi o sabbiosi, che favoriscono l’emersione dell’acqua di falda. Il fontanile è il punto dove, per la spinta della pressione sotterranea, l’acqua torna in superficie, a temperatura costante (da 9 a 12° C), limpida e pulita, disponibile per l’irrigazione dei campi in ogni stagione dell’anno. L’uomo ha incanalato le polle sorgentizie in ‘tini’ di legno e ha provveduto a tener pulito la ‘testa’ della risorgiva, dove si generano le polle, e ha indirizzato le ‘aste’, cioè i fossi, verso i campi. Questo ambiente umido ospita numerose specie di animali fra cui la lampreda, affine all’anguilla e in passato molto ricercata per la bontà della sua carne. Poi pesci come la trota marmorata e la fario, il luccio che vi si riproduce. Anfibi in grande quantità. Fra la vegetazione spondale: aironi, gallinelle, germani, anatre, garzette ecc. Accanto ai fontanili, a Vigone, vi erano vasche rettangolari – i cosiddetti ‘nasur’ – utilizzate per la macerazione della canapa, attività agricola diffusa nel XIX secolo.

L’ex-casello all’altezza di Vigone

5.  IL PONTE SUL PO

Da Villafranca si arriva, dopo 3 km, a Moretta, abitato preceduto dal santuario della Beata Vergine del Pilone (1685-1691), dove termina la Via delle Risorgive iniziata ad Airasca. Da annotare il passaggio del Po su un ponte realizzato nel 1884, ma di cui si sa di un ponte originario in legno addirittura del 1290, soggetto a pedaggio. Accanto ad esso vi era un ‘porto’ dove si praticava una navigazione di modesta portata verso Torino. Non a caso l’atto che per la prima volta cita l’esistenza di Villafranca nel 1197 dice: «actum ad Villafrancam in ripa Padi super portum».

Moretta, Madonna del Pilone.

Albano Marcarini, PIEMONTE BIKE, Guida completa agli itinerari, piste ciclabili, ciclovie e ciclostrade del Piemonte, Ediciclo, 2023, 352 pagine

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