Itinerario ciclabile lungo le sponde del fiume Serio nel suo tratto di pianura, nelle provincie di Bergamo e di Cremona.
Il Serio è un fiume anomalo rispetto agli altri fiumi lombardi, con aspetti paesaggistici interessanti. Da Seriate fino a Romano di Lombardia ha un alveo ampio, quasi al livello della campagna e percorso da una sequenza di rami paralleli e intersecantesi. Le scarpate laterali non superano i 4 o 5 metri ed è improprio definire questo tratto ‘valle’, almeno nel modo con cui intendiamo questo termine rispetto all’Adda e all’Oglio, il cui solco è molto più scavato in profondità. Uno dei motivi di questa differente morfologia dipende, per il Serio, dalla mancanza di un lago prealpino in grado di trattenere i materiali alluvionali. Questi si depositano nella pianura alzando il livello dell’alveo. Per i geologi il terrazzo fluviale segue un allineamento che va dal Cassinone (frazione di Seriate) a Malpaga. Fra un ramo e l’altro si allungano delle isole, o ‘gere’, ciottolose popolate da vegetazione pioniera, sopraffatta dalle periodiche piene del fiume. In primavera e in autunno la portata d’acqua è pari a 40 volte quella di magra con piene devastanti per l’assetto idrogeologico del territorio. Altro fenomeno insolito l’inabissamento delle acque che fra Seriate e Ghisalba scorrono in estate nel sottosuolo lasciando il greto asciutto e desolato. Lo strato ciottoloso è permeabile sicché è frequente il forte assorbimento delle acque, specie nei momenti di magra. Avendo tempo e voglia sarebbe curioso osservare le colorazioni dei sassi trasportati a valle e intuire le loro provenienze. Vi scorgeremmo i grossi ciottoli rossastri arrotondati del Verrucano lombardo, unità geologica risalente a circa 250 milioni di anni fa, ma anche le bianchissime, opalescenti, pietre di quarzo o le selci dagli spigoli appuntiti. Ingenti gli accumuli di pietre calcaree, inframmezzate da rocce metamorfiche grigie, solcate da bande biancastre. Non mancano in alcuni punti affioramenti di ‘ceppo’, formato dalla cementificazione delle ghiaie e spesso usato come pietra ornamentale. A valle di Crema poi, stranamente, il Serio si comporta come l’Adda, ovvero si incassa in un solco non profondo ma tale da determinare una piccola valle tanto che i paesi che vi stanno vicino si chiamano ‘ripalte’, ripe alte. In questa guida abbiamo trattato per tre volte del Serio: per la parte montana, divisa in due ciclovie (Val Seriana e Alta Val Seriana), e per quella di pianura, qui descritta. La ciclovia che segue la porzione di pianura è adatta a bici robuste (gravel o mtb) per via dei lunghi tratti su sterrato. Collega Seriate, vicino a Bergamo, con Montodine, dove il Serio confluisce nell’Adda. Per questo motivo abbiamo preferito il termine di ciclocampestre rispetto a ciclovia. Non mancano alcuni tratti ‘critici’, vale a dire sconnessi, fangosi o polverosi, ma sono una piccola percentuale sulla distanza complessiva. Il percorso è stato oggetto di valorizzazione nel 2021 nell’ambito del Progetto Musica nel Vento, teso ad unire Bergamo con Cremona, capitali dell’arte musicale lombarda.
57.9 km – 60 m – 3h50’ – 41% asfalto – 31% ciclabile – sì, no, sì – 365 gg
Partenza: stazione Fs di Seriate (Bg). Si raggiunge da Bergamo seguendo la Ciclovia dei Laghi nord in direzione Sarnico.
Arrivo: Montodine. Da cui si fa ritorno a Treviglio e quindi a Bergamo o Milano utilizzando la stazione FS di Crema della linea Cremona-Treviglio.
Distanza: 57.9 km – Dislivello: 60 m – Tempo di percorrenza: 3h 50’
Altezza massima raggiunta: 250 m alla partenza. Altezza minima raggiunta: 50 m all’arrivo.
Tipo di percorso: sentieri (41%), strade campestri sterrate, piste ciclocampestri sterrate (31%), strade comunali asfaltate. itinerario in gran parte separato dalla viabilità ordinaria; qualche tratto dissestato; attenzione agli incroci con le strade veicolari.
Fondo: asfalto 41%. Segnaletica: pannelli e frecce con indicazione Montodine.
Mezzo consigliato: gravel, mtb. Difficoltà: medio-bassa.
Aree protette: Parco Regionale del Serio.
Dove mangiare: Osteria del Castello, piazza Castello di Malpaga 5, Malpaga, 035.840002; Ristorante Aurelio, Via Allegreni 34, Martinengo, 0363.904094; Ristorante Baroni, Via G. Rubini 11, Romano di Lombardia, 0363.910388; Golosa Alchimia, Via G. Rubini, 0363.910410; Caffé Rubini, Via Comelli Rubini 1, Romano di Lombardia, 0363.901222; Villa delle Rose, Az. agricola e fattoria didattica, Via S.S. Padana Superiore 11 n. 12, Mozzanica, 0363.321535; Ristorante Nuovo Bosco Laghetto, loc. Laghetto 1, Sergnano, 0373.455396; Il bersagliere, Via Roma 14, Ripalta Arpina, 0373.66234; Agriturismo La Sorgente, Via Gramsci, Montodine, 334.3856378; Trattoria Il vecchio impero, Via Marconi 1, Montodine, 0373.667665.
Dove dormire: Locanda dei Nobili viaggiatori, p.za Castello di Malpaga 6, Malpaga, 035.4498341; B&B Il Gelsomino, Via Petrarca 1, Ghisalba, 327.7599251; Hotel La Conchiglia, Via del Commercio 2, Romano di Lombardia, 0363.903344; Agriturismo le Garzide, Via Cantoni 7, Crema, 0373.251299; Agriturismo Il piccolo Brolo, Via G. Oldi 2, loc. S.Bernardino, Crema, 037384322; Agriturismo La Costa, Via Piacenza 137/139, Crema, 0373.87970.
Assistenza: L’Officina della bicicletta, corso Roma 50, Seriate, 346.8165504; Duemme bike, Via dell’Industria 1, Romano di Lombardia, 0363.913212; Pianeta Bici,Via Balilla 72, Romano di Lombardia, 0363.901952; RiCiclo, Via Roma 68/b, Pianengo, 0373.750305; Cicli Valesi, Via De Gasperi 15, Crema, 0373.202049; Bolzoni Dal ciclista, Via Cadorna 33, Crema, 0373.83862.
Info: Consorzio Parco naturale del Serio, p.za della Rocca 1, Romano di Lombardia, 0363.901455; Infopoint Bergamo, piazza Marconi (stazione FS), 035.210204, www. visitbergamo.net – Infopoint Martinengo, Via Allegreni 29, 0363.988336, www. bassabergamascaorientale.it – Pianura da Scoprire, piazzale Mazzini 2 c/o Bicistazione (stazione Treviglio Ovest), 0363.301452, http://www.pianuradascoprire.it – Ufficio turistico Crema, p.za Duomo 22, 0373.810020.
Gpx (solo per abbonati Komoot): https://www.komoot.com/it-it/tour/1191150148


LE SOSTE
MALPAGA.Il condottiero Bartolomeo Colleoni acquistò il castello di Malpaga nel 1456 per soli 100 ducati – da cui il termine Malpaga, ‘malus pagus’ – dai rettori veneti del Comune di Bergamo. L’origine è antecedente, forse l’XI o il XII sec. Il maniero celebra le imprese del condottiero che qui visse in ricchezza gli ultimi anni della sua vita. A imitazione di tanti altri piccoli signorotti del periodo intese accostare alla rude roccaforte una sontuosa dimora. L’operazione riuscì felice integrando bene il mastio centrale con i portici del cortile, le logge e gli altri edifici impostati sugli spalti. Vi fu probabilmente la mano di qualche noto architetto, forse il cremonese Bartolomeo Gadio che già aveva lavorato a Milano al servizio degli Sforza. Malpaga divenne il ricetto preferito per ricevimenti, cacce, tornei i cui momenti più esaltanti furono in seguito immortalati sulle pareti dagli affreschi del Romanino. Senza modificazioni e in buon stato di conservazione il castello è giunto ai nostri giorni così da essere quasi un modello canonico con le mura in mattoni, le torri merlate, le logge, il ponte levatoio. Accanto e intorno è attiva un’azienda agricola, mentre parte degli edifici di servizio sono stati destinati a residenza, relais e ristorante.

GHISALBA. Una deviazione ci consente di ammirare la chiesa di S.Lorenzo levita, che segue la consuetudine dei centri della pianura – oltre a Ghisalba, Urgnano, Calcio, Cologno al Serio – di erigere chiese di enormi dimensioni che sovrastano con le loro cupole la schiera dei cascinali. L’edificio, detto popolarmente ‘la Rotonda’ fu concluso nel 1834 e si dovette all’ingegno di Luigi Cagnola, massimo fra gli architetti della Lombardia neoclassica. A suggello di uno stile largamente in voga, l’autore imitò la Rotonda di Possagno del Canova. La facciata si presenta con un pronao di 14 colonne, a somiglianza di un tempio pagano. All’interno, lo spazio circolare è scandito da 12 finte colonne addossate alle pareti, mentre un fascio di luce, attraverso un oculo, piove dalla sommità della cupola. Anche l’altare maggiore è disegno del Cagnola.

MARTINENGO. Con un perimetro quasi rettangolare, Martinengo mantiene il fossato, un tempo difeso da mura. L’impianto viario ha un disegno a croce con gli assi maggiori che dalle porte convergono verso la centrale piazza Maggiore. Gli isolati sono solcati da sinuose vie minori, tipico delle formazioni urbane tardo medievali. Nel XIII sec. si ebbe la costruzione delle mura; nel 1428 Martinengo si sottomette a Venezia divenendo la capitale del feudo di Bartolomeo Colleoni. I maggiori monumenti si distribuiscono lungo le vie che si dipartono da piazza Maggiore: in Via Castello, la casa-torre del Colleoni, avanzo dell’antico castello dei Martinengo, la casata nobiliare antecedente al dominio colleonesco; in Via Tadino, dai bei prospetti porticati, con il portale del palazzo del Podesta (XVI sec.) e la torre dell’Orologio, fino alla Parrocchiale di Sant’Agata, vero museo d’arte con tele dei bergamaschi Enea Salmeggia e Gian Paolo Cavagna.
LA PALATA MENASCIUTTO. Con ‘palata’ s’intende uno sbarramento posto di traverso al fiume: ha lo scopo di deviare parte delle acque per alimentare cavi irrigui. All’intorno prolifera un’oasi di natura dove è concesso entrare solo a piedi: in bici si potrebbe calpestare qualche ranocchio o i bei ramarri che si attardano al sole. Uno degli ospiti più ambiti della riserva è la rana di Lataste, una rara rana rossa endemica della pianura padana. Allora ci si può inoltrare seguendo una lanca, ovvero un ramo abbandonato del fiume di forma arcuata. L’assenza di acqua viva ha prodotto uno stagno dove prolifera la vita biologica. Innumerevoli le piante acquatiche come le brasche, il millefoglio comune e la lenticchia d’acqua. Si giunge sulla sponda del Serio presso la Palata Menasciutto, oggi cementata ma in origine composta da palconcelli in legno. Devia parte delle acque del Serio verso le campagne della sponda sinistra. Il salto d’acqua di circa 4 metri che si genera produce un notevole effetto, specie quando la portata del fiume è consistente.

IL SANTUARIO DEL MARZIALE. Posto sul margine alto della valle, è dall’XI sec. un luogo di raccolta solitudine e rimanda ai viandanti che trovavano qui un momento di riposo lungo gli itinerari di pellegrinaggio. Il santuario aveva fama di luogo espiatorio: la Scala Santa, che scende al livello del Serio, veniva salita dai più devoti in ginocchio, mentre sotto il porticato le stazioni della Via Crucis favorivano la preghiera. L’edificio attuale, di forme romaniche, rimonta al XII-XIII sec. e presenta, all’esterno, una bassa struttura a capanna circondata da un porticato e affiancata da un campanile che, per la sua possanza, fa riferimento a una originaria torre di vigilanza fortificata. All’interno vi sono innumerevoli immagini votive, in gran parte dedicate alla Beata Vergine; la raffigurazione più antica risale al XIV sec. ed è la Madonna del Latte collocata sopra l’altare.


Albano Marcarini, La ciclabile dell’Adda 1 – 48 pag., 2a edizione, 2022 – ISBN 9788881705474
Da Lecco a Cassano lungo il più lombardo dei fiumi, l’Adda. Un’esplorazione curiosa fra natura, storia, civiltà delle acque e archeologia industriale. I tesori del fiume: le centrali elettriche dell’Adda, il ponte e il Naviglio di Paderno, il Castello di Trezzo e il villaggio operaio di Crespi d’Adda. SPEDIZIONE GRATUITA.
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