L’anello pellegrino di Costamezzana

Itinerario circolare da affrontare a piedi o in mountain-bike nel preappennino parmense.

Luoghi minori forse, ma tranquilli. Luoghi non riportati sulle carte stradali e, perciò, ancora protetti dall’invadenza dei motori. Luoghi da gustare e luoghi di inattese sorprese, come un cassetto di ricordi da troppo tempo rimasto chiuso, come un déjà vu realmente e finalmente accaduto. In primavera le colline fra Parma e Piacenza sono tinte dei più bei colori della natura. Viene spontaneo lasciare l’auto e camminare o pedalare, fra stradine larghe come due biciclette appaiate, fra liete colline che riversano da ogni parte cascate di verde. Qui si trovano paesini di due o tre case attorno alla chiesa, al monumento ai Caduti e a una scuola che – ahimè – ha perso ormai tutti i suoi alunni. Non mancano però accoglienti trattorie. Spesso dove meno te lo aspetti e diventano ancora più invitanti. Da questa colline passava un ramo della Via Francigena per i pellegrini che volevano accorciare il cammino fra Fidenza e Fornovo. Non a caso a Costamezzana si trova un ostello per i moderni viandanti. A loro vada questo modesto consiglio, raccolto fra le guide scritte che un tempo facevano loro da viatico: «Il prudente pellegrino nei suoi viaggi dovrebbe armarsi di lassativi, tonici, zenzero, farina, fichi, pepe, zafferano, chiodi di garofano e altre confezioni e stimolanti; inoltre è essenziale avere una mezza dozzina di polli in una gabbia perché ne avrete bisogno molte volte». (William Wey) 


Partenza e arrivo: Costamezzana, frazione di Noceto, provincia di Parma. La località si raggiunge da Fidenza (10 km) seguendo all’uscita dell’abitato (direzione Parma) via Coduro (SP 71) e quindi le indicazioni per Costamezzana. 

Distanza: 5,9 km. Tempo di percorrenza: 1 ora e 30 minuti

Dislivello: 220 metri. Periodo consigliato: primavera, autunno.

Condizioni del percorso: passeggiata, su strade campestri non asfaltate, adatta a tutti anche con le semplici scarpe da tennis. 

Dove mangiare. A Costamezzana, ristorante Lo Scoiattolo, Via Costa Pavesi 30, 0521.629123 (specialità bocconcini alla Maria Luigia, torte casalinghe); al Castello di Costamezzana, Hostaria La Torre, 0521.629637 (su prenotazione, caratteristico, con tavoli all’aperto fra la chiesa e il castello).

Dove dormire: Ostello di Costamezzana, 0521.629149; agriturismo il Tondino, Via Tabiano 58, Fidenza, 0524.62106, http://www.agriturismoiltondino.it

Indirizzi utili. Proloco Costamezzana, www.costamezzana.com; Comune di Noceto, 0521.622011. 


  • ©Albano Marcarini 2021

1. Costamezzana (alt. 163) ha fama di ospitalità. Vi si produce buon vino e le carte antiche la citano col nome di ‘Costamezzana degli osti’, opposta alla borgata di ‘Costamezzana dei turchi’, disdegnata per la dubbia moralità dei suoi abitanti. In altri documenti è chiamata Costa mediana tabernariorum e si può immaginare l’animazione quando i contadini offrivano il calice ai viandanti di passaggio ricevendo in cambio notizie e novità venute da lontano. Nelle carte topografiche la località è menzionata come Costa Pavesi, relegando Costamezzana sulla cima del colle, dove sorge il castello e dove, in origine, si era formato il toponimo. Un cartello stradale puntualizza che Costamezzana fu luogo natale di Biagio Pelacani ma non aggiunge altro a dispetto di coloro che ignorano la sua notorietà. Pelacani, – ma forse è più gradevole chiamarlo Biagio da Parma – vissuto a cavallo fra XIV e XV sec., sostenne la tesi della mortalità dell’anima e l’influenza degli astri sull’intelletto umano. Queste posizioni, poco allineate con la dottrina cattolica, gli valsero il soprannome di doctor diabolicus senza parlare dei suoi rapporti con la magia. Nonostante ciò alla sua morte fu sepolto nel Duomo di Parma. Scrisse voluminose opere fra cui un Tractatus de ponderibus dove viene descritto per la prima volta l’apparecchio per la misura della densità dei liquidi. Fra le case e la chiesa di Costamezzana si trova una trattoria che darà il via alla nostra passeggiata. Si seguono le indicazioni per il castello, scendendo la ripa del colle. Quando ci si avvicina di nuovo alla collina non si prende di petto la china, ma si gira intorno fra i pioppi che bordano rio Cagnello. Queste sono le strade dei pellegrini. Da Fidenza, tagliando per le colline, accorciavano la strada per Fornovo e per Montebardone. 

La torre di Costamezzana

2. Più avanti si affronta una breve rampa e si guadagna l’isolata torre (alt. 224) sotto cui stanno accoccolate l’osteria e la chiesa. Questo è il luogo originario di Costamezzana. Il castello fu iniziato nel 1337 secolo da Nicolò Pallavicino, signore di buona parte del Piacentino, ma rimase per lo più allo stato di torre per via delle faide che decimarono questa famiglia. Luoghi così quieti nascondono acerrime dispute. Costamezzana, al margine della pianura, era avamposto per il transito del sale di Salsomaggiore.

 

Paesaggio collinare

3. Seguendo la stradina che continua sul colle oltre il cimitero, si attraversano bei vigneti e si spunta sotto le case di Torretta (alt. 280). Giunti sull’asfalto (di fianco a un vecchio trattore abbandonato) si piega a destra e si guadagnano in breve le Case Scavri (alt. 251). Si lascia il cascinale sulla sinistra e si prosegue sulla stretta stradina asfaltata che segue il crinale del colle parallelo a quello del castello. Il fosso della Bertuccia, dal fondo coperto da un fitto bosco, divide i due rilievi. Lungo le banchine della strada, nella bella stagione, si riconoscono infinità di fiori. L’Erisimo (Sisymbrium officinale), ad esempio, è una pianticella molto comune. Fiorisce da marzo a settembre con piccole infiorescenze gialle e allungate come i frutti. Ha il potere, presa in infuso, di restituire la voce ad attori e cantanti, così almeno sosteneva Jean Racine, celebre drammaturgo francese del XVII sec., che la consigliava vivamente. Il sapore pungente era aromatizzato con liquirizia o miele.Altro fiore familiare è il Botton d’oro (Ranunculus acris) con i suoi petali di un brillante giallo lucido. In passato alcuni ritenevano che le sue radici, schiacciate nel sale, fossero benefico rimedio contro la peste, altri invece portandone i fiori in un sacchetto appeso al collo si ritenevano preservati dalla pazzia. Infine non si può dimenticare il Latte di gallina (Ornithogalun umbellatum), fiore bianco delicatissimo che cresce da marzo a giugno, ma la si scorge bene solo nelle mattinate di sole. Nel pomeriggio infatti quando il cielo si copre essa, molto sensibile alla luce, arriccia i suoi tepali e si chiude in sè stessa. Il lattice che fuoriesce dal fusto spezzato le ha conferito il curioso nome di Latte di gallina. Era una pianticella che, nel Medio Oriente, accompagnava i pellegrini nel viaggio verso La Mecca; i bulbi seccati erano ritenuti un ottimo alimento.

Latte di gallina

4. Scesa l’ultima china, dopo le Case Galli (alt. 191) si confluisce nella strada percorsa all’andata e in breve si fa ritorno a Costamezzana. Sulla via del ritorno, verso Fidenza, si può fare una breve sosta a circa due chilometri da Costamezzana, presso il casale di S.Maria del Gisolo. Comprende un edificio religioso, posto sul confine fra le due diocesi di Parma e di Fidenza, che fu nel Medioevo riferimento obbligato per i pellegrini. Accanto alla semplice aula con il tetto a capanna e il campaniletto a vela, stava infatti un ‘hospitale’, forse da ascriversi alla presenza dei Templari.


Albano Marcarini, ATLANTE INUTILE DEL MONDO, Hoepli 2021, 256 pagine

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