Il riso di Venere

Itinerario in bicicletta nella pianura a occidente di Novara.

Nella vasta pianura del Piemonte orientale, fra Novara, Vercelli e, in Lombardia, nella Lomellina e nel Pavese, si stende la fertile ‘terra del riso’. È qui che si coltiva e si produce il riso italiano, seguendo una pratica, aggiornata nei tempi, ma sempre strettamente legata alla campagna, alle vaste distese delle risaie che, di stagione in stagione, mutano di aspetto e di colore: grigie dal segno dei vomeri in inverno, azzurre quando sono colme d’acqua in primavera, verdi all’inizio dell’estate con le piantine in crescita, bionde dorate all’inizio dell’autunno quando si porta a compimento la mietitura. Questo breve itinerario prende avvio da un piccolo comune del Novarese occidentale che ha fatto del riso e della sua storia un indovinato strumento di valorizzazione turistica. Molte sorprese vi attendono…


Tempo di percorrenza: 3 ore

Distanza: 30.5 km

Dislivello: 20 metri circa

Altezza massima: 161 metri

Segnavia: percorso non segnalato

Periodo più indicato: primavera, quando le risaie sono allagate; fine dell’estate.

Punto di partenza e di arrivo: Casalbeltrame (45°26’14.63 N – 8°28’03.08 E). Si raggiunge in auto da Milano (65 km) con l’autostrada A4 per Torino utilizzando l’uscita Biandrate; Casalbeltrame si trova subito dopo Biandrate, lungo la provinciale 15.

La forchetta: Ristorante ‘l Civel, Casalbeltrame, via Cavour 4, tel. 0321.83031 

Le buone cose: La Poderia di Casalbeltrame, bottega-slow dove è possibile acquistare prodotti locali fra cui il caratteristico riso nero ‘Venere’, tel. 0321.838816, https://paneamorepoderia.it

Indirizzi utili: Comune di Casalbeltrame, tel. 0321-83154 – http://www.casalbeltrameonline.it – Museo etnografico dell’attrezzo agricolo, Casalbeltrame, sabato e domenica dalle 15 alle 18 (da maggio a metà luglio fino dalle 16 alle 19), tel. 0321.838375 – Abbazia di S. Nazzaro Sesia, tel. 0321.834073 – Oasi naturale della Palude di Casalbeltrame (per visite guidate), tel. 0161.73112. 

TRACCIA GPX disponibile su richiesta a info@guidedautore.it


Casalbeltrame (alt. 151, km 0.0), punto di partenza, di arrivo e di ristoro di questo itinerario, ha cambiato la sua storia. Decisamente. Da piccolo paese di campagna malinconicamente avviato all’invecchiamento della sua popolazione, è diventato in breve volgere di tempo, centro artistico-museale e luogo di ottima produzione e degustazione gastronomica. Un vero salto di qualità che gli ha fatto guadagnare il titolo di ‘città-slow’.

Il cuore di tutto ciò è il Cascinale dei Nobili, tirato a lucido, ben restaurato. Ospita il Museo etnografico: non il solito museo contadino, polveroso e ammuffito, ma un percorso di visita interattivo, della durata teorica di un anno, attraverso il lavoro nei campi, fatto di suoni, immagini, sensazioni. Nello spazio aperto della corte fanno veglia le chiese ‘matrioska’: cinque chiese, una in fila all’altra, dalla più piccola alla più grande. In altri ambienti si trova l’emporio dei prodotti tipici e il ristorante che fa da ‘forchetta’ a questo itinerario.

Fra tutte le cose buone, eccelle il riso ‘Venere’, una qualità integrale di colore viola molto scuro, dal gusto particolare. Si coltivava in Cina solo per l’Imperatore, a Casalbeltrame è arrivato nel 1996. Deve il nome alla Dea dell’Amore, in quanto considerato cibo afrodisiaco.

L’interesse di Casalbeltrame non si esaurisce in questo cascinale. Accanto ad esso si trova una cortina di edifici a forma ellittica con uno spiazzo centrale. Si tratta del ricetto cinquecentesco, il luogo dove le popolazioni trovavano rifugio in caso di pericolo. Dall’altra parte della strada un muro di cinta racchiude il parco e la villa Bracorens di Savoiroux, sede della locale biennale di arte e cultura. Nel parco svetta un Ginko biloba d’impianto secolare.


LA FORCHETTA

I locali sono quelli di una vecchia abitazione contadina. Si entra dal lato strada e si passa verso la corte colonica, dove, in estate, il dehor permette di pranzare all’aperto. Il ristorante fa parte del complesso della Corte dei Nobili, con il museo, gli spazi verdi e il negozio slow della Poderia. Naturalmente si va al ‘civel’ per un pranzo a base di riso. Si potrebbe partire dall’antipasto e arrivare al dolce. Come? Allora, in sequenza: avocado di riso ripieno, risotto Venere con scampi, salame di riso. Unica eccezione, tanto per variare, il secondo che potrebbe essere un delicato filetto di tonno in crosta, sesamo e semi di papavero con insalatina dell’orto. Buona scelta di vini. Ambiente tranquillo e ospitale. Se poi il riso nero vi ha convinto, vi verranno offerte, oltre al prodotto, tutta una serie di ricette ‘ad hoc’. A proposito, cos’è il ‘civel’? È il perno che tiene fissa la ruota dei carri agricoli.

Riso Venere nero (1)

 Ristorante L’Civel, Via Cavour 4, Casalbeltrame, tel. e fax 0321.83031, cell. 3487653210, https://www.ilcivelcasalbeltrame.it – aperto tutti i giorni a pranzo e cena escluso il mercoledì, giorno di chiusura.


Seguendo la via Umberto I si esce dal paese verso la piatta distesa delle risaie. Uno stradello oltrepassa l’autostrada e prosegue, in terra battuta, fra i campi, in direzione della Cascina Bronzina (alt. 152). Se l’atmosfera è tersa, dall’orizzonte emerge la muraglia di neve e ghiaccio del Monte Rosa. Il percorso è sconnesso ma consente di raggiungere S. Nazzaro Sesia (alt. 153, km 4.0, 45°26’17.90”N – 8°25’26.17”E), dove sorge l’abbazia benedettina dei Ss. Nazario e Celso. Il complesso, con le calde cromie del mattone, mostra subito una singolarità; ci si attenderebbe un tranquillo edificio di culto, ma si scorgono anche un ponte levatoio, torrette, spalti e mura. Aveva insomma la doppia funzione di cenobio e fortilizio, in un’area dove nel XIII secolo si fronteggiavano grandi e piccoli signorotti spalleggiati dai Comuni (Milano, Novara, Vercelli). Nel 1426, giunto un momento di pace, l’abbazia si rinnova, abbandona le forme romaniche, risalenti al 1040-75, e si riveste di grazia gotica. Del precedente edificio restano il nartece, cioè il corpo anteposto alla facciata con le due ali porticate (ma, in origine, tutto chiuso, con la funzione di ricovero per i pellegrini), e l’alto campanile. Il XV secolo, in concomitanza con le cospicue rendite derivanti dai fondi agricoli, è il periodo di maggior fulgore; lo si nota dalla datazione degli affreschi interni alle tre navate. Altri affreschi, della seconda metà del ‘400, adornano le pareti dell’attiguo chiostro.

L’abbazia di San Nazzaro Sesia

Si lascia San Nazzaro seguendo via Marconi. Si attraversano, sempre su strada sterrata, i campi che preludono alla fascia fluviale del Sesia. Le alberature si infittiscono e, per il momento, le risaie cedono il posto ai campi di mais e ai prati. Si raggiungono le case del Cascinale (alt. 160, km 5.9) e poi su asfalto il Canale Cavour (45°27’17.87”N – 08°25’22.71”E). Lungo questo corso d’acqua è in fase di realizzazione una pista ciclabile. Mi auguro che sia già pronta quando deciderete di affrontare questa bella pedalata, perché consente di percorrere in sicurezza un buon tratto di percorso (in caso negativo, dovrete fare un po’ più di fatica, lungo il sentiero inerbito).

Il Canale Cavour fu scavato per dare acque irrigue al Basso Novarese e alla Lomellina, derivandole dal Po. Nella stagione secca, il Sesia, che scorre a margine di questi territori, non garantiva sufficienti quantità di acqua, mettendo a rischio i coltivi. Sebbene pensato fin dal 1842 per mente dell’agricoltore Francesco Rossi, il canale, a causa degli eventi risorgimentali, ebbe esecuzione solo nel 1863 con la concessione a una società privata italo-britannica. Con una capacità di 80 metri cubi al secondo, il canale, lungo 83 km, da Chivasso a Galliate (dove le ultime sue acque si gettano nel Ticino), provvedeva a una fitta rete di canali derivatori e sussidiari per complessivi 1500 km a favore di ben 500 mila ettari di terreni coltivi. Imponenti opere murarie furono necessarie, sia per gli impianti di presa a Chivasso, sia per sottopassare, con appositi sifoni, vari corsi d’acqua come il Sesia, il Cervo, o sovrapassarli nel caso della Dora Baltea. 

Il canale ha pregio anche da un punto di vista paesaggistico con la sua dirittura, specie quando è bordato da un doppio filare di pioppi. I ponticelli in pietra e mattoni cadenzano le varie sezioni del percorso, mentre le basse sponde sembrano invogliare il contatto con l’acqua corrente.

Dopo lungo tratto, all’altezza del ponte di Mosezzo (alt. 161, km 14.3, via Adelaide di Savoia, 45°27’59.9”N – 08°31’17.9”E), si lascia il canale e, a destra, si scende nell’abitato, un ‘classico’ borgo colonico, nato dalla gemmazione di un paio di cascine. Una cascina di un certo interesse s’incontra proseguendo lungo via XI Febbraio e tornando fra le risaie. Si tratta della Cascina Zòttico (alt. 155, km 15.8, 45°27’31.61”N – 08°30’52.62”E), facente parte delle numerose proprietà dell’Ospedale Maggiore di Novara, composto nel tempo da lasciti e donazioni da parte di privati. È l’esempio tipologico della cascina a corte chiusa, costruita forse verso la metà del ‘700 ma razionalizzata secondo i principi dell’agricoltura moderna entro la prima metà dell’800. Fra l’altro la Zòttico è nota anche per un altro motivo. Una sentenza del 1513 circa il valore dell’acqua campestre rivela che alla Zòttico già in quel periodo il riso era una coltura praticata. 

Poco più avanti si attraversa (con cautela!) l’antica Strada Vercellina di Biandrate, oggi provinciale 11: un rettifilo che unisce Novara a Biandrate, luogo avito di un casato comitale, imparentato con gli imperiali di Svevia e che ebbe, ai tempi del Barbarossa, notevole rilevanza nei destini dei territori a cavallo del Sesia, in Ossola.

Proseguendo nei vasti orizzonti della pianura si giunge all’altezza del cascinale della Marangana (alt. 151, km 18, 45°26’20.20”N – 08°30’51.03”E), anch’esso di proprietà dell’Ospedale di Novara, come si legge nell’iscrizione sulla parete di cinta, accanto ad altra, più propagandistica, tipica del periodo di regime. Qui, affacciandoci al portone d’accesso, ci troviamo di fronte a un vero ‘paese-cascina’ con una studiata distribuzione di edifici e annessi rustici, ognuno con la sua funzione: due corti multiple chiuse e una aperta con aia esterna, secondo un disegno ortogonale al quale sfuggono però alcuni corpi diagonali, probabilmente residui del cascinale originario, cui sempre la citata iscrizione fa risalire addirittura al 1225. 


Lasciata la chiesuola esterna al cascinale e il piccolo cimitero, si continua sulla strada asfaltata. Seguendo le indicazioni in luogo, una diramazione manda alla vicina Oasi naturale della palude di Casalbeltrame (45°25’32.69N – 8°30’26.11”E). È il residuo di una area palustre, risparmiata dalle bonifiche, dove si sta operando per una totale rinaturalizzazione. Alcuni specchi d’acqua, circondati da una folto canneto, sono il luogo ideale della avifauna migratoria. Sono stati allestiti dei percorsi di visita e un osservatorio faunistico. Sono animali che spesso escono dai confini della riserva e si notano campeggiare sulle risaie in cerca di cibo: aironi, garzette, nitticore ma anche una nutrita colonia di ibis sacri, l’uccello venerato dagli antichi Egizi.

Dopo Marangana e l’eventuale deviazione all’oasi, il nostro itinerario, prima di Ponzana, piega a destra e raggiunge la Cascina S. Apollinare (alt. 149, km 26, 45°25’00.12”N – 08°29’36.22”E), dove si nota una graziosa chiesa settecentesca che non tradisce però la sua lontana origine. Infatti, nel 1143, fu un’importante mansione templare; i suoi cavalieri offrivano assistenza e appoggio ai pellegrini in transito sulla non lontana strada per Roma. Pochi giri di pedale per raggiungere Fisrengo, altro insediamento colonico con una grande corte agricola. Due rettifili, ritagliati fra le risaie, riconducono infine a Casalbeltrame.


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