L’antica Via Ducale di Cusago, da Milano al Ticino in bici

I ciclisti che da Milano si dirigono verso il Parco del Ticino seguono, per ragioni forse legate alle migrazioni dell’avifauna, un solo classico percorso, quello del Naviglio Grande. Un percorso bello e protetto, ma non il solo. Da qualche tempo infatti esistono altre interessanti ‘vie di fuga’ verso il serbatoio verde dell’ovest milanese. La prima, quella più a nord, segue il Canale Villoresi; una seconda si accosta al canale Scolmatore del Seveso ed è una specie di ‘direttissima’ che parte da Settimo Milanese e arriva a Cassinetta di Lugagnano; la terza, della quale vi voglio parlare qui, è la vecchia strada di Cusago, oggi restituita ai suoi utenti più ecologici, ciclisti e pedoni. È un percorso di circa 20 km, completamente protetto se si escludono gli attraversamenti degli abitati e qualche, solita, contraddizione quando si tratta di unire una pista ciclabile sul confine di due comuni attigui. Spesso non si riesce a vedere dall’altra parte. Sarà la nebbia…

Allora, fatte queste premesse, mettiamoci in sella. Andremo da Milano al Naviglio Grande lungo questa strada alternativa. Il ritorno si potrà effettuare in treno da Abbiategrasso, oppure sempre in bici lungo il naviglio, da Castelletto alla Darsena di Porta Ticinese. Se avete tempo, vi ho aggiunto anche una digressione, da Castelletto all’Abbazia di Morimondo.


Itinerario lineare a ovest di Milano, in direzione di Abbiategrasso e del Parco del Ticino.

Punto di partenza: Milano, stazione MM 1 (rossa) di Bisceglie. Per le modalità di trasporto delle bici sul metro vedi http://www.atm-mi.it

Punto di arrivo: Castelletto di Abbiategrasso, da cui, in breve, alla stazione Fs di Abbiategrasso.

Distanza: 20,6 km – Dislivello: insensibile.

Condizioni del percorso: 80% su pista ciclabile o strade con limitazione di traffico; il restante su viabilità comunale promiscua.

Segnavia: inesistente.

Periodo indicato: dalla primavera all’autunno, ma anche in inverno nelle giornate miti.

Dove mangiare. A Cusago:ristorante Pascoli, via F.lli Cervi 5, tel. 029019266; ristorante Orlando, piazza Soncino 9, tel. 0290390318. A Cisliano, la Torre dei Gelsi, località Manzola, sulla strada per Corbetta, tel. 0290119825. Ad Albairate: ristorante Charly, via Pisani Dossi 26, tel. 029406635; ristorante Al Mago, via per Castelletto, tel.02.94960166. A Castelletto di Abbiategrasso, Osteria S. Antonio‎, Alzaia Naviglio Grande 16, tel. 02.94699293.

I buoni prodotti. Cascina Forestina, a Cisliano, tel. 02.90389263, www.laforestina.it – prodotti agricoli e orticoli strettamente da coltivazioni biologiche. 

Supporti: a Milano, Auro Biciclette, via delle Forse Armate 401, tel. 02.48911142; ad Abbiategrasso, Cicli Cordara, via Magenta 26, tel. 02.94608527.

Indirizzi utili: Museo agricolo di Albairate, sabato dalle 15.30 alle 16.30.

Highlights: il castello di Cusago, il Bosco del Riazzolo, il centro storico di Albairate.

LA TRACCIA GPX dell’itinerario è disponibile a questo link: https://www.komoot.it/tour/409304814?share_token=ajvm3WvlFpBvLOOZQrYMeYJAJVA67C8m0SxF0PwXe2C2r8Ej4Z&ref=wtd

ITINERARIO tratto dalla guida di Albano Marcarini, Milano e i suoi parchi in bicicletta, Ediciclo 2011.

La mappa del percorso

Fissiamo il punto di partenza alla stazione del metrò Bisceglie (linea 1, rossa, km 0, alt.123, 1), intersecata da un altro nostro itinerario, quello della Dorsale Ovest (itinerario 7), e puntiamo verso l’esterno della città, cioè andiamo ‘fuori porta’, come si diceva un tempo, quando le ‘porte’ della città erano ancora riconoscibili come tali. Oggi Bisceglie si identifica come ‘porta’ solo perché è il terminale del metrò, ma in realtà la città continua anche oltre, come avremo modo di vedere. Per evitare strade trafficate, scegliamo un percorso interno alla prima schiera di caseggiati che prospetta su Via Parri. Dietro ad essi corre la parallela e più tranquilla Via Viterbo, accanto a una striscia di verde (Giardino Viterbo) che mitiga il peso dei quartieri residenziali realizzati degli anni ’70 e ’80. 

In fondo alla via si piega a destra su Via Valsesia e, quindi, balzando sul marciapiede, si accede a sinistra al parco urbano dedicato alle Vittime italiane nei Gulag, un insolito ‘vuoto, collocato al centro del quartiere Valsesia. I suoi percorsi pedonali e, prudentemente, ciclabili ci conducono, fra belle alberature (addirittura due filari di cedri dell’Himalaya) su Via Bagarotti. Seguiamola verso sinistra giungendo al cavalcavia che porta al Quartiere degli Olmi: non lo impegniamo, teniamoci invece a destra passando accanto a un parcheggio per spuntare sulla Via Castrovillari. E qui facciamo punto, perchè poco più avanti, quando la via diventa Via Noale, ci troviamo a fianco di uno dei maggiori affronti che la nostra città, così colta e sensibile, abbia mai fatto all’architettura contemporanea. 

L’Istituto Marchiondi: un capolavoro dimenticato. Così come lo vedete l’istituto Marchiondi pare un edificio preso pari pari da Beirut bombardata e paracadutato qui, in totale disfacimento. Nulla insomma che lo avvicini a ciò che fu in origine, cinquant’anni fa, ovvero una delle più illuminate opere della cosiddetta architettura brutalista (per l’uso scoperto del cemento armato), studiata per ospitare un riformatorio secondo criteri di rieducazione innovativi (larghi spazi aperti, socializzazione). Considerate il periodo: 1953. Ne fu progettista Vittoriano Viganò (1919-1996). Si dice di studenti e architetti stranieri che, stimolati dalle riviste di architettura, vengono ad ammirare questo orgoglio della città. Ne restano un po’ male. Famiglie rom ed extracomunitarie ne hanno fatto un rifugio fino a quando, di tanto in tanto, non ne vengono estromessi.

Al fondo di Via Noale si sbocca sulla trasversale Via Cusago (km 3.3, alt.123, 2), la vecchia strada che portava fuori città. Se ne riconoscono ancora i caratteri: una roggia che vi corre a fianco, qualche cascinotto, le siepi, la carreggiata stretta. Volgendo a sinistra si passa sotto la tangenziale. Poi si esce da Milano, si entra in Settimo Milanese; poi si rientra a Milano e, di nuovo, si riesce… capricci dei confini amministrativi. Quello che non cambia è il paesaggio, piuttosto slabbrato, a metà fra la voglia di strafare (le sedi delle aziende con le loro insegne magniloquenti, le grandi rotatorie, perfino un albergo di lusso) e la desolazione delle campagne in attesa di diventare edificabili. In fondo a Via Cusago si giunge a una rotatoria: sulla sinistra comincia la pista ciclabile che ci accompagnerà fino a Cusago. 

Una evidente risposta sui precari destini di questo spazi periurbani si legge subito dopo: fissate lo sguardo su un grosso fabbricato giallo, al di là della carreggiata stradale. Fu un cascinale di nome Moirano, che lo è stato ve lo dico io: oggi ospita 70 nuovi appartamenti, «in un raro esempio di equilibrio fra tradizione e modernità» dice il sito dell’immobiliare che ha curato il recupero. Dall’esterno assomiglia più a un allegro carcere, così isolato nel mezzo di una improbabile campagna. Meglio finire così o meglio lasciare tutto a marcire? Come si constata poche pedalate più avanti, passando accanto ad Assiano (km 5,5, alt. 124, 3), un enorme cascinale, o meglio un vero borgo agricolo, nel 1045 dipendenza, come Moirano, della basilica di S. Ambrogio. Oggi è in totale sfacelo. Grave è che per una vasta parte sia di patrimonio pubblico. Siamo nel Parco Agricolo Sud Milano e si imporrebbe più rispetto, sia nel fare di nuovo, sia nel conservare il vecchio. Ma lascio a voi ogni ulteriore riflessione. Chiudo queste recriminazioni con un dettaglio curioso: nella cantina di una delle cascine di Assiano sgorga il fontanile S. Martino la cui acqua a temperatura costante (10°C) veniva utilizzata in un locale apposito, per la conservazione di formaggi e insaccati.

La ciclabile corre accanto alla nuova strada per Cusago; non proprio attaccata, ricalca il vecchio tracciato. Finisce però male al rondò di Monzoro (km 6.6, alt. 124, 4), al confine con il comune di Cusago, dove bisogna usare prudenza, sfidare il traffico e passare al di là della carreggiata, dove riprende la pista. Accanto, all’inizio della strada per S. Pietro all’Olmo, si nota la bassa facciata di una chiesa, annessa a un cascinale. Deve essere antica, molto antica. Si tratta della chiesa S. Maria Rossa, un tempo annessa a un’abbazia fondata nel 1359 dal Generale dell’Ordine degli Olivetani Ippolito da Milano e rifatta nel sec. XV conservando le linee gotiche. 

Santa Maria Rossa a Monzoro.

Ed eccoci a Cusago (km 7.9, alt. 125, 5) – Cüsagh per gli amanti del dialetto – piccolo comune che ha saputo gestire l’irruenza edilizia dell’hinterland limitando il suo peso demografico (aveva 1700 abitanti nel 1981, ne ha 3412 oggi) che vuol dire meno case e le poche fatte meglio, spazi verdi, recupero del piccolo nucleo centrale dinanzi al castello, una zona industriale, grossa, ma lontana dal paese. Insomma un posto gradevole dove vivere: chi aveva soldi se n’è accorto. Cusago è il terzo comune d’Italia nella classifica dei redditi pro-capite (25.429 Euro all’anno). Ma non vi aspettate di vedere gente passeggiare in pelliccia col cagnolino equipaggiato di un cappottino di Chanel. È rimasta l’atmosfera intima del paese, senza inutili sfoggi di opulenza. Nella piazza si fronteggiano la chiesa parrocchiale del XV secolo e l’imponente castello.

Il castello di Cusago

Fu costruito nella seconda metà del XIV secolo come residenza di campagna di Bernabò Visconti. Curiosamente manca di torri angolari, sostituite da una sola alta torre centrale a elementi sovrapposti, versione ‘povera’ di quella del Castello Sforzesco a Milano. Ciò è indicativo della funzione non strettamente militare del fortilizio. Filippo Maria Visconti lo collegò a Milano tramite un canale che confluiva nel Naviglio Grande nei pressi di Gaggiano. Lodovico il Moro, dopo una fase di abbandono, lo riprese nel 1480 e lo rinnovò per i fasti della villeggiatura di corte; nel 1525 fu ceduto al conte Stampa di Soncino e trasformato in azienda agricola. Oggi non se la passa benissimo e la corte interna, da qualche tempo, non è più visitabile. Non a caso è fra i ‘luoghi del cuore’ più citati e meritevoli di salvaguardia.

Dal castello si passa all’estremità dell’abitato, a fianco del Mulino Grande, trasformato oggi in albergo e centro benessere. Qui prende avvio il percorso ecologico protetto verso Cisliano, sempre sul vecchio tracciato stradale. Ben presto si fiancheggia il Bosco di Cusago, scampolo sopravvissuto delle grandi boscaglie di farnie e carpini bianchi che contornavano un tempo la città.

Una bestia feroce. All’alba del 5 luglio 1792, nel Bosco di Cusago si rinvennero «un giupponcino, e de‘ calzoncini lordi di sangue, un cappello e alcuni avanzi del corpo di un fanciullo divorato». La popolazione è impaurita. Si vocifera di un animale di strane fattezze, un soggetto inafferrabile e indistinguibile, una categoria del feroce che uccide, imperversando nelle campagne del Milanese. Il 9 dello stesso mese colpisce a Limbiate, l’11 a Corbetta, il 12 viene scorto a Cesano Maderno, il giorno dopo a Senago. Alcuni accusano un domatore ambulante che aveva girato per quei paesi con una jena, poi fuggita dalla gabbia. Se ne fornisce una specie di identikit sulla scorta delle testimonianze, vere o inventate. Il 14 luglio le autorità pubblicano una taglia con un premio di 50 zecchini. Per la qual cosa si organizza una Caccia Generale con tutti gli ‘uomini d’arme’ di sette distretti della città. Nessun risultato. Il premio viene portato a 150 zecchini in quanto «ignorandosi l’agilità e la velocità della stessa Bestia, era da supporsi meno difficile il poterla uccidere» con la precedente taglia. Alcuni nobili aggiungono ricompense speciali al punto da attrarre gente da fuori, cacciatori di professione e profittatori che recano più danno che beneficio, devastando le campagne. Della bestia nessuna traccia finché ai primi d’agosto «afferra co’ denti nel collo una fanciulla nei pressi di Senago e colla sua preda sen torna nel bosco». Il giorno 3 ricompare vicino a Cusago e infierisce su un fanciullo di 13 anni d’età. I compagni scampati alla morte la descrivono «lunga due braccia, alta uno, e mezzo, con testa porcina, orecchie cavalline, pelo caprino lungo folto, e bianchiccio sotto il ventre, e più ancora sotto il mento, e alla coda, che lunga era e spiegata, ma era rossiccio e corto sul dorso: gambe sottilo, piede largo, ugne lunghe e grosse, largo petto e stretto fianco». Il giorno 11 la Bestia colpisce l’ultima volta lasciando «la preda mancante di parte del collo, sicché parea, che le fosse al tempo stesso stato succhiato il sangue della vena jugulare». Dopodiché svanisce nel nulla. Tutta la orribile vicenda è narrata in un libricino conservato alla Biblioteca Braidense di Milano dal titolo ‘Giornale circostanziato di quanto ha fatto la bestia feroce nell’Alto Milanese nell’anno 1792’ e benevolmente digitalizzato sul sito www.braidense.it

La Bestia del Bosco di Cusago

Il paese successivo è Cisliano (km 12.3, alt. 128, ab. 3271, 6). Fortino da Ceciliano fu il suo primo abitante conosciuto, nel lontano 742. Le attrattive più interessanti dell’abitato, o meglio, del suo territorio sono i possibili itinerari di visita naturalistica nel Bosco del Riazzolo, ultimo lembo superstite con i vicini Boschi di Cusago delle vaste boscaglie in cui, nel Medioevo, soleva recarsi a caccia la corte signorile milanese. Molti di questi itinerari fanno capo alla Cascina Forestina, una delle più attive aziende agricole a conduzione biologica del Milanese, punto di ristorazione e di alloggio dove trascorrere un insolito fine settimana a due passi da casa. Si esce da Cisliano passando attraverso la zona industriale portandoci per breve tratto sulla nuova provinciale (100 metri) all’altezza della rotatoria per Vittuone (km 13.7). Questi sono i terreni della Cascina Scanna: la si raggiunge passata la rotatoria e piegando a destra sullo stradello campestre. È un complesso colonico, forse cinquecentesco, dal portale bugnato e con un piccolo oratorio contenente affreschi e un crocifisso ligneo. Ora si segue la stradina che corre fra le risaie fino all’incrocio con la strada per la Cascina Forestina: dinanzi a noi si estende il Bosco del Riazzolo. Si piega a sinistra e, in breve, si torna al cospetto della provinciale giusto dove prende avvio una provvidenziale pista ciclabile. Sul lato opposto della strada sopravvive il mulino della Scanna accanto al quale sgorga la polla di un fontanile.

Con qualche artificio la sede ciclabile protetta arriva a imboccare la vecchia strada per Albairate (km 17.3, alt. 124, ab. 3279, 7, Bairà in dialetto). Grazie al contenuto e ben conformato sviluppo edilizio, questo abitato ben documenta del tradizionale modello insediativo della maggior parte dei nuclei del territorio milanese. Lungo le vie interne affacciano compatte cortine edilizie dalle tipologie a corte chiusa; all’incontro di queste strade si apre la piazza, sorta di percorso centrale allungato (l’attuale Via del Parco) dove si esprime la vita collettiva e lungo il quale si dispongono gli edifici più rappresentativi.

Albairate

Segno di attenzione all’identità culturale sono il recupero e la destinazione, parte a Municipio e parte a residenza per anziani, della corte Salcano, cascina settecentesca già di proprietà dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano; di notevole interesse, sul fondo del cortile, la ghiacciaia, o ‘giassera’, composta da un ambiente interrato e voltato per la conservazione dei prodotti alimentari. Nella corte è anche allogato un piccolo museo agricolo (orari di visita: al sabato dalle 15.30 alle 16.30), che raccoglie strumenti e attrezzi d’uso contadino, opere di artigianato povero e la ricostruzione dell’attività di una casera (il locale che nelle cascine serviva alla preparazione del latte).

Le cascine di Albairate – Pochi altri comuni come Albairate dispongono nel loro territorio di così tanti alloggi agrituristici in cascine ben riattate per questo scopo. Sono sparse nella campagna attorno al paese, ognuna con la sua caratteristica: la Cascina Grassina (tel. 348.2604313) offre B&B (3 camere) in una struttura dell‘800; la Palazzina (tel. 02.94920564), pure B&B accanto a un attivo circolo ippico; la Riazzolo (tel. 02.9406603) che, invece, ha scelto la via della ristorazione con alimenti provenienti dall’annesso allevamento ittico; la Rosio (tel. 02.94920659, www.cascinarosio.it), una cascina di origine duecentesca, oggi pure essa ristorante di cucina della tradizione milanese; infine, la piccola ma accogliente Cascina Isola Maria (tel. 338.7309460), con sei posti letto in B&B. Che idea, passare un fine settimana alle porte di Milano! 

All’esterno della corte si diparte la Via per Castelletto. È il tratto di congiunzione che mette sulla pista ciclabile del Naviglio Grande. Giunti infatti sulla strada alzaia si piega a sinistra seguendo il percorso protetto fino alla ‘curva’ di Castelletto di Abbiategrasso (km 20.6, alt. 118, 8), dove il naviglio piega alla volta di Milano. Qui sorgono edifici di un certo interesse, anche se piuttosto ammalorati. Prima del sottopasso della Strada Vigevanese, sulla sponda opposta del naviglio, ecco la casa del Custode delle acque, risalente al 1618, dimora delle autorità preposte al governo del naviglio. Sulla sponda destra, all’inizio del nuovo tratto rettilineo del naviglio, notate il palazzo Cittadini. L’edificio, del XVII secolo, passò poi alla famiglia Stampa (vi soggiornò Mazzini, ospite del patriota Gaspare Stampa) ed era noto nella società milanese per i suoi ambienti interni con soffitti lignei decorati, bordati da fasce di affreschi paesaggistici, prima di ridursi nell’attuale stato di decadenza. 

Castelletto di Abbiategrasso (acq. A.Marcarini)

Questo di Castelletto è un land-mark del sistema delle vie d’acqua del Milanese. Non solo vi arriva il Naviglio Grande, ma da esso si dipartono verso sud il Naviglio di Bereguardo e la Roggia Ticinello. Inoltre, fino alla sua copertura, un braccio chiuso del naviglio arrivava fino al fossato interno di Abbiategrasso, di cui costituiva il porto.

Del Naviglio di Bereguardo si hanno notizie nel 1443: un canale destinato a collegare, già con l’ausilio delle conche e ben prima del Naviglio Pavese, Milano con Pavia e dunque con il Po e l’Adriatico. Da esso transitava il sale per la città, proveniente dalle saline di Cervia e della laguna veneta. Oggi lungo questo naviglio corre una pista ciclabile che vi agevola se avete, ad esempio, intenzione di prolungare la vostra escursione fino all’importante abbazia di Morimondo (vedi box).

Il Ticinello invece riprende l’alveo del ‘fossatum comunis Mediolani’, derivato dal Ticino o generato da fontanili e cavi minori in epoca (1157 ?) e luoghi imprecisati, proteggeva nell’arco meridionale il contado di Milano da quello di Pavia, passando per Rosate, Binasco, Lacchiarella e Siziano sino a confluire nel Lambro meridionale nei pressi di Landriano.


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