La ciclo-pedonale del Quisa

Breve ma intensa, così come piccolo ma ricco è il Parco dei Colli di Bergamo che comprende questa greenway tracciata lungo il solco del torrente Quisa. Un percorso che è diventato una valvola di sfogo per gli abitati che fanno cornice urbanizzata a nord della città, ma anche un invito a proseguire sui sentieri che salgono e scavalcano il crinale collinare.


Percorso ciclo-pedonale del torrente Quisa nel Parco dei Colli di Bergamo.

Distanza: 4.5 km

Dislivello in salita: 60 metri circa.

Altezza minima: 273 metri a Sombreno.

Altezza massima: 338 metri al santuario di Sombreno.

Segnavia: cartelli indicatori.

Condizioni del percorso: strada sterrata chiusa al transito dei veicoli.

Sicurezza: completamente in sicurezza, senza intersezioni con la viabilità ordinaria.

Mezzo indicato: bicicletta da città, mountain-bike.

Quando: tutto l’anno.

Punto di partenza: ex-stazione di Ponteranica (Bg). La greenway è bella anche a piedi. In autobus si raggiunge Ponteranica con le linee urbane di Bergamo 7 e 9. 

Punto di arrivo: Sombreno, frazione di Paladina (Bg). Da Sombreno si torna in città con la linea 10.

La buona tavola: a Ponteranica, Trattoria Falconi, via Valbona 81, tel. 035.572236. In alternativa,  il sabato alla stazione di Ponteranica c’è mercato: occasione buona per un paio di panini da consumare al sacco.

In caso di problemi alla bici: IMD, via Galimberti 1, Bergamo, tel. 035.347267 (c0n servizio di noleggio); Piazzalunga, Via Bolis 11, Paladina, tel. 035.542027.

Indirizzi utili: Parco dei Colli di Bergamo, Via Valmarina, 25, Bergamo, tel. 035.4530400, www.parcocollibergamo.it

Traccia GPX disponibile tramite mail a info@guidedautore.it


Come raggiungere Ponteranica dalla stazione FS di Bergamo.

Dalla stazione FS (linee Treno+Bici da Milano, Treviglio, Rovato, Lecco) ci si avvia per il rettilineo Viale Papa Giovanni XXIII con lo sfondo di Città Alta. Giunti all’incrocio con il Sentierone (punto topico di Città Bassa) si piega a destra accanto al Teatro Donizetti e si procede per Via Torquato Tasso (zona pedonale, transito ammesso ai cicli). Al fondo di questa via, nel caseggiato del vecchio Borgo Palazzo, si volge a sinistra su Via Pignolo per uscire subito (semaforo) su Via San Giovanni, dove si piega a destra (corsia ciclabile). Alla successiva rotatoria si rispettano le indicazioni ‘Val Brembana’ e ci si immette su Via Cesare Battisti superando quindi piazzale Oberdan e proseguendo (corsia ciclabile) su Via Nazario Sauro che poi prende la denominazione di Via Baioni. Giunti al semaforo di Pontesecco, che segna l’uscita dal comune di Bergamo, si piega a destra su Via Maresana (negozio di bici, all’angolo della via) seguendola per circa 300 metri (direzione ‘Sorisole’) fino all’innesto, sulla sinistra della carreggiata, della ciclabile sul vecchio tracciato della ferrovia della Val Brembana. La prima stazione è quella di Ponteranica.


Nella Bergamasca la fascia collinare è ridotta, limitata ai rilievi retrostanti il capoluogo che costituiscono però, nel loro abito naturale, un microcosmo di notevole pregio, tanto da essere promosso a parco regionale. Queste colline, composte da arenarie, marne e conglomerati, si formarono nel Cretaceo-Paleogene (da 140 a 35 milioni di anni fa) ma emersero dal mare, che ricopriva in quei tempi remoti la Pianura Padana, solo all’inizio del Neogene (23 milioni di anni fa). Il lavoro dell’uomo nel plasmare i pendii per coltivarli, la rarefazione dei boschi e l’alta densità di piccoli nuclei, cascinali e ville ha mutato l’aspetto originario dei Colli senza però stravolgerne il valore ambientale che, anzi, è sottolineato proprio dall’attenzione che l’uomo vi ha rivolto nella costruzione del paesaggio.

La delizia dei Colli sta nelle stradine che corrono perpendicolari alle pendici, nei sentieri che rispettano le linee di cresta, nei casolari e nelle ville, nei giardini e negli scorci panoramici, nei boschi e nelle ortaglie. La greenway del Quisa è frequentata in ogni stagione e in ogni ora del giorno, ma non è disturbata. Pare quasi che la campagna che si apre d’improvviso dietro i moderni caseggiati stemperi ogni fastidio e restituisca ad ognuno un po’ di silenzio e di tranquillità. Al massimo un cenno di saluto quando due runners s’incontrano, ma sempre discreto. Ecco, la discrezione è il vero tesoro di questa piccola pista ciclabile. Modesto e discreto è il torrente che le ha dato il nome, scende dalle pendici del Canto Alto e dopo nemmeno 20 chilometri finisce il suo cammino nel Brembo. 

Galleria di Valbona con i pannelli a ricordo della ex-ferrovia

Per iniziare scegliamo Ponteranica (alt. 302) 1, comune al confine con Bergamo, che fornisce una ideale ‘porta’ d’accesso alla greenway. Dalla vecchia stazione del paese si inizia a percorrere il sedime della ferrovia della Val Brembana, aperta nel 1906 ma ormai smantellata da decenni. Per mantenere il ricordo non solo si è riattivata a uso ciclo-pedonale una galleria (che sottopassa la provinciale) ma sotto la volta di questa galleria sono stati appesi numerosi pannelli con immagini che evocano i tempi e le memorie del trenino: materiali rotabili, stazioni, fasi della costruzione, personaggi, paesaggi. Un bel modo per far conoscere anche alle giovani generazioni un sistema di trasporto ancora oggi rimpianto da molti, e a ragione, visto come stanno andando le cose. Fuori dalla galleria si rimonta a sinistra e subito si arriva all’imbocco della greenway (Via del Mulino). Il primo tratto è asfaltato, fra alte siepi e lungo il contrafforte collinare che regge i ronchi prativi di Valmarina. Più avanti il percorso piega verso ovest e coincide con l’andamento del crinale collinare principale: sulla destra prati, ampi, e filari; sulla sinistra il bosco ceduo, di vecchi castagni e roveri che sale la collina. 

La strada, ora a fondo naturale, leggermente stabilizzato, è sinuosa, piana. Il Quisa si è intanto accostato, sulla destra. Di tanto in tanto dei ponticelli in legno mandano delle diramazioni verso Petosino e Almè. Sullo sfondo s’innalza il Monte Canto Alto. È la vetta del Parco dei Colli, a 1146 metri d’altezza, avamposto calcareo delle Prealpi Orobiche.

In fondo al percorso, alle prime case di Sombreno (alt. 276) 2, una stradina a sinistra sale al santuario (alt. 338) 3. È una rampa breve, ma durissima, che fa mettere il piede a terra a molti. Ma vale la pena salire fino in cima, passare sotto il portone che mette in bella mostra nella lunetta un Padre Eterno ammonitore e arrivare sul largo sagrato panoramico. La vista, nelle belle giornate, è eccellente: il solco della Valle Imagna, tutto l’Albenza e la Roncola, i colli declinanti di Palazzago e il fitto urbano attorno al Brembo con Paladina in primo piano. La chiesa ha qualche opera d’arte, ma è più nota perchè conserva una costola di mammuth, appesa al soffitto. Buffo, ma non tanto, se si pensa che le chiese, in passato, erano un po’ di tutto: luoghi di culto certo, ma anche ritrovi per le comunità, rifugi per i perseguitati, sepolcreti e talvolta anche musei di storia naturale. D’altra parte coccodrilli, assimilabili ai draghi per il popolino, erano un tempo affissi alle pareti di molte chiese in Lombardia (e alcuni lo sono ancora): nel santuario di Ponte Nossa, in Valseriana; nella chiesa di S.Paolo a Muggiò, vicino Monza; nel santuario delle Grazie, presso Mantova; nella chiesa di S. Marta a Como e anche nel santuario del Sacro Monte di Varese. Non dobbiamo però stupirci della presenza di questo animale, esotico e non certo comune dalle nostre parti. Secondo Plutarco il coccodrillo è l’immagine di Dio. Essendo un rettile privo di lingua, è esattamente come Dio, che non ha bisogno di parola per manifestare la sua ragione. Però è una tesi che non mi convince molto. Più probabile che la loro presenza sia da accostare a ex-voto come personificazioni del demonio e della sua sconfitta.

Panorama dal santuario di Sombreno

Se avete un po’ di tempo ancora andate fino nel caseggiato vecchio di Sombreno, comune autonomo fino al 1929, oggi frazione di Paladina, con le sue case in ciottoli del Brembo, i grandi portoni e, sotto la collina, la Villa Agliardi, disegnata da un architetto illustre, il Pollack infuso di ideali neoclassici.


1508792675

Albano Marcarini, Atlante dei sentieri di campagna. Lombardia, Ediciclo editore, 2020, 20 cm x 20 cm, 156 pagine con mappe, foto, acquerelli.

Come gli antichi navigatori che si accostavano con curiosità a nuovi mondi, questo libro, anzi questo atlante perché di esplorazioni con tanto di mappe si tratta, invita a riscoprire le nostre campagne, a indagare luoghi di bellezza, magari a due passi a casa. I mondi vicini sono quelli in cui sono nati, cresciuti e dove hanno lavorato, spesso duramente, i nostri antenati. Sono le campagne della Pianura Padana, delle colline e delle valli prealpine, sono le cascine, i fossi, i filari e i boschi, i campi e le risaie, i sentieri e le stradine sterrate. Valgono il piacere di una gita, come un tempo, magari in bici o a piedi, come meglio credete

19,90 €

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