La Via Francigena nel Canavese

La Via Francigena, il percorso di pellegrinaggio per eccellenza, portato alla ribalta dopo il Giubileo dell’anno 2000, attraversa il Piemonte da due direzioni d’entrata e una d’uscita: dalla Valle d’Aosta, attraverso la valle della Dora Baltea, provenendo dal Colle del Gran S. Bernardo e dal Colle del Moncenisio, lungo la Val Susa. Queste due direttrici s’incontrano a Vercelli e proseguono unite verso la Lomellina, il Pavese e verso il lungo cammino fino a Roma. 


Con il nome di Francigena Canavesana e, aggiungo, Vercellese, si identifica il classico itinerario pedonale, che ripercorre la via tracciata nell’anno 990 da Sigerico, vescovo di Canterbury, di ritorno da Roma, al quale si è affiancato, negli ultimi anni, un itinerario ciclabile che da quello pedonale si differenza laddove i sentieri impediscono il passaggio di una bicicletta. Formalmente mai ufficializzato, ma studiato e segnalato da Alberto Conte con un segnavia di colore bianco-celeste, la Francigena ciclabile, oltre che itinerario di interesse nazionale, si propone anche come itinerario regionale grazie a una lunghezza totale di 85.5 km, e come snodo di altri percorsi. Va altresì detto che l’itinerario 5 ‘Via Romea Francigena’ della rete EuroVelo non corrisponde all’itinerario piemontese poiché entra in Italia dal valico di Ponte Chiasso in Lombardia.

Le vigne di Carema, primo scorcio della Via Francigena quando dalla Valle d’Aosta entra nel Piemonte, sono mirabili composizioni di architettura contadina. Si pedala su strade selciate, sotto le protettive travi delle ‘tópie’, accanto alle antropomorfe colonnette in pietra che reggono i graticci delle vigne. La chiesa di S. Lorenzo e il battistero di S. Giovanni a Settimo Vittone sono i primi segni della fede lungo l’antica via. Ivrea, all’uscita della Dora dalla sua vallata alpina, ci accoglierà con i suoi ampi orizzonti. 

Il Canavese è terra di leggende, di misteri, di personaggi dai nomi evocativi come Anscario, Arduino, Berengario, nomi che si perdono negli echi delle sale di muniti castelli. Si configura un paesaggio dolce e sparso di colline dove il fiume scorre fra le orme ad anello della conca morenica di Ivrea. Qui la Francigena costeggia il piede della Serra, una gigantesca, e quasi scolastica nella sua perfetta conformazione, colata di materiale morenico sospinta dai ghiacciai quaternari, e la sponda del lago di Viverone (nella foto) per poi affacciarsi alla pianura ed entrare a Santhià. 

Il paesaggio delle risaie, in primavera sospeso fra acque e cielo, accompagna in direzione di Vercelli, dove nel XII sec., il pellegrino trovava conforto e alimento in ben undici ‘spedali’. Infatti, giusto in questa città il flusso dei pellegrini s’ingrossava poiché vi si riuniva il ramo proveniente dal Moncenisio e dal Monginevro. Oggi il ciclista può disporre di alcuni confortevoli B&B prima di proseguire la pedalata verso Roma. Il confine con la Lombardia è vicino, oltre il Sesia.

LA VIA FRANCIGENA CANAVESANA

Itinerario lineare attraverso il Canavese e il Vercellese su fondo in prevalenza asfaltato.

Lunghezza: 85.5 km, da Carema, confine con la Valle d’Aosta, al confine con la Lombardia.
Partenza: Carema (alt.305). Si raggiunge in treno da Torino e da Chivasso scendendo alla stazione di Pont-St-Martin dove si intercetta subito la ciclovia. Arrivo: confine con la Lombardia presso Brarola (alt. 115), da cui si fa ritorno a Vercelli in bici per il collgamento ferroviario con Torino e Milano.

Tipo di strada: strade provinciali 64%; strade regionali 6%; strade campestri 29%; qualche breve tratto urbano su pista ciclabile. Fondo: asfalto 70% (61.6 km). Segnaletica: segnavia bianco-celeste con la figura del pellegrino.
Connessioni: Ciclostrada della Dora Baltea a Ivrea, Risaie ciclabili del Vercellese. La Via Francigena proviene dal Colle del Gran S. Bernardo e prosegue per Pavia, Piacenza, Passo della Cisa, Lucca, Siena, Roma. Mezzo consigliato: bici da turismo, gravel.

La buona tavola: Trattoria Ramo Verde, Via Torino 42, Carema TO, 0125.811327; Ristorante La Mugnaia, Via Arduino 53, Ivrea TO, 0125.40530; Agriturismo Parié, Cascina Priaro 126, .Cavaglia’ BI, 0161.966178; Trattoria Paolino, Piazza Camillo Cavour 5, .Vercelli, 0161.214790.

Il buon riposo: B&B Il Tuchino, p.za Lamarmora 20, Ivrea TO, 328.766409 (ass. Albergabici FIAB); Casa del Movimento Lento, Via al Castello 8, Roppolo BI, 0161.987866; B&B La Sosta, Strada Vecchia di Biella 6, Santhià VC, 335.5481452 (ass. Albergabici FIAB); B&B La Casa del Colonnello, Vicolo Antonio Olivero 13, Vercelli, 349.2344439; Hotel Matteotti, Corso Giacomo Matteotti 35, Vercelli, 0161.211840.
Assistenza: Cicli Tessiore, Via Dora 73, Borgofranco d’Ivrea TO, 0125.751176; Bicisport Ivrea, Corso Massimo D’Azeglio 28, Ivrea TO, 0125.40348; Only Fun bike, Via Marsala 21, Vercelli, 0161.701406 c.so Moncalieri 11, Torino, 011.19947205 (con noleggio bici).

Bibliografia: A. Marcarini, La Francigena per principianti, Ediciclo, 2016; A. Gaviani – A.Vicari, La Via Francigena in bicicletta, Ediciclo, 2018. Sul web: https://www.viefrancigene.org/it/bicicletta

La traccia gpx è disponibile facendo richiesta a info@guidedautore.it

© Albano Marcarini 2021


IVREA.

La romana Eporedia fu fondata nel 100 a.C per tenere in soggezione i riottosi Salassi, con qualche licenza rispetto all’impianto del ‘castrum’ a causa della morfologia del luogo, degradante verso la Dora. Il ‘decumano’, l’asse est-ovest, è formato dalle odierne vie Arduino e Palestro; il ‘cardo’, l’asse nord-sud, dalla Via Palma che conduce all’altura dove sorsero il castello e il Duomo. Importante il ruolo della città nel Medioevo. Arduino, marchese d’Ivrea, s’inserì nelle lotte fra l’aristocrazia locale e il potere vescovile. Col titolo di re d’Italia, dal 1002 al 1013, si oppose agli imperatori sassoni destinati a governare la penisola. A ribadire la superiorità del clero il vescovo Warmondo, eresse fra il 969 e il 1005, la cattedrale d’Ivrea che si accompagnò a un fiorire di istituzioni culturali come lo ‘scriptorium’, scuola dei codici miniati. Della costruzione romanica, poi trasformata, restano la cripta, il deambulatorio con i capitelli scolpiti, l’abside con i due alti campanili e parte del chiostro. Valgono la visita.

Un momento della Battaglia delle Arance durante il Carnevale di Ivrea

LA STRADA IVREA-VERCELLI

Era un tratto dell’arteria romana da Piacenza (Placentia) ai valichi del Grande e Piccolo S. Bernardo. Nonostante l’assenza di reperti, è stato possibile riconoscere il tragitto da Vercelli a Ivrea grazie alla Tabula Peutingeriana, un documento di epoca imperiale a noi pervenuto in copia. Nella Tabula la distanza è indicata in 33 miglia, pari a 48.7 km, che sono quasi la distanza in linea retta fra le due città. Per cui doveva trattarsi, come era costume degli ingegneri romani, di una strada con poche curve, diritta come un fuso. Gli unici ostacoli erano le colline del Canavese e il lago di Viverone. Sull’aggiramento del lago gli storici si sono divisi, ma gli indizi emersi accreditano un passaggio a sud, diverso da quello scelto per la Francigena, attraverso la piana delle Logge, citata nei documenti del XIII sec. Può essere che nel Medioevo, quando questa direttrice fu battuta dai pellegrini, si stabilissero anche vie alternative vicine ai rilievi della Serra d’Ivrea. Restò sempre definita come ‘strata’, che rimandando al termine latino ‘stratae’, con riferimento alla pavimentazione in lastre di calcare o di selce, stabiliva la sua antichità e importanza rispetto alle altre, dette semplicemente ‘vie’.

Il Lago di Viverone

SANTHIA’

Santhià. La torre della chiesa di S.Agata

Il nome nel VII sec. era Vicus Viae Longae perché la cittadina era ubicata sulla strada romana. Poi, per la presenza di una pieve, assunse il nome di Sanctae Agathae, da cui per corruzione l’attuale. La pedonale Via Nuova Italia è il decumano romano. Nell’attigua piazza Roma si ammira il poderoso campanile che con la vicina cripta fanno parte della non più esistente pieve del XII sec., ricostruita nel 1836 in auliche forme neoclassiche e intitolata a S.Agata. Sigerico, nel suo itinerario, cita Santhià come ‘Sca Agath’, rilevandone la funzione di sosta. Vi agivano quattro ‘hospitali’: il primo, nel 1083, annesso alla chiesa di S. Giacomo, retto dai Benedettini; il secondo, nel 1197, l’Hospitale dei Pellegrini; il terzo, nel 1298-1299, di S. Bernardo, dei Canonici Regolari e, infine, all’inizio del 1300, l’Hospitale di S. Giovanni degli Ospitalieri. Insomma, vi era l’imbarazzo della scelta, ma già ai quei tempi non si lesinavano consigli su quale fosse il più confortevole.

 

VERCELLI

La basilica di S. Andrea è il maggior monumento dell’architettura medievale cittadina. Costruita fra il 1219 e il 1227, è una curiosa coincidenza di linguaggi: modelli delle chiese abbaziali cistercensi, tradizione romanico-lombarda, innovazioni gotiche d’oltralpe. Difficile dire il nome del suo artefice. Gli storici danno credito a un anonimo architetto di scuola padana, forse emiliano, considerando le affinità con le opere che Benedetto Antelami ingegnò in quella terra. Oppure fu l’incontro di più esperienze a dar forma a questa imponente architettura. Prendete il tempo di osservare la facciata, con l’effetto cromatico dei marmi bianchi e della pietra grigio-verde di rivestimento, poi le fiancate rette da contrafforti e archi rampanti, infine le decorazioni dei portali e il solenne impianto interno con le tre navate e l’elegante tiburio. Il chiostro ha arcate rette da fasci di colonnine romaniche, da cui lo sguardo tornerà verso l’insieme della chiesa con il fianco sinistro, il tiburio e i due campanili della facciata. Le viuzze del centro di Vercelli rivelano occasioni di visita per l’appassionato d’arte: il Duomo con il Tesoro e la Biblioteca Capitolare; il Museo Leone, la Pinacoteca Borgogna e la chiesa di S.Cristoforo con uno splendido ciclo d’affreschi di Gaudenzio Ferrari.

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