Sulla greenway del Pollino

Secondo molti diventerà la più suggestiva greenway del nostro Meridione, attraverso due parchi nazionali: il Parco dell’Appennino Lucano Val d’Agri – Lagonegrese e il Parco del Pollino. Si tratta del recupero della ex-ferrovia Lagonegro-Spezzano Albanese, fra Basilicata e Calabria, fuori servizio dal 1978. Per ora è possibile pedalare o camminare nel tratto fra Lagonegro e Castelluccio Inferiore su una distanza di 38 chilometri, a cui bisogna aggiungerne altrettanti per il ritorno. Una ex-ferrovia si presta magnificamente a trasformarsi in una pista ciclo-pedonale per via della sede protetta, dove le auto non possono transitare, e la facile percorribilità. In questo caso ancor di più grazie alla collocazione della vecchia linea, con ampi panorami su verdeggianti conche montane, per le sue incredibili opere d’arte (viadotti, gallerie), per gli aspetti del paesaggio agricolo che la circonda.

La ferrovia aveva uno scartamento ridotto (950 mm) ma era uno degli assi portanti delle Ferrovie Calabro-Lucane, una rete a complemento di quella nazionale il cui obiettivo fu quello di collegare le aree più remote dell’Italia Meridionale. La sua realizzazione, iniziata nel 1915, fu difficoltosa per via dell’orografia accidentata tanto che essa entrò in esercizio completo solo nel 1931. Ebbe sempre una vita stentata e numerosi problemi strutturali (scarso traffico, velocità medie bassissime, stazioni distanti dai centri abitati, bombardamenti, frane e alluvioni) così che in tempi diversi fu progressivamente dismessa. Fra l’altro il tracciato della linea riprendeva un’antica via di comunicazione romana, la Via Popilia-Annia che univa Capua a Reggio nei territori abitati dai Bruttii, dai Lucani e dai coloni della Magna Grecia. Per secoli rimase la sola via di penetrazione nell’estremo sud della penisola e sotto i Borboni divenne la leggendaria ‘Via delle Calabrie’, percorsa dai viaggiatori stranieri in cerca di esotismo nostrano, poi strada statale 19.

Itinerario lineare in bici o e-bike lungo la pista ciclabile dell’ex-ferrovia Lagonegro-Spezzano Albanese. 

Partenza: Lagonegro (alt. 674). Si raggiunge da Salerno (142 km) con l’Autostrada A3.

Arrivo: Castelluccio Inferiore. Il ritorno si effettua sul medesimo percorso dell’andata

Distanza: 38.7 km. Dislivello: 730 metri Tempo: 2h’30mTipo di strada: pista ciclabile a fondo stabilizzato. Segnavia: assenti.

Mezzo consigliato: gravel, mtb, e-bike.Periodo indicato: tutto l’anno, salvo gelate improvvise.

Assistenza: Ciclofficina del Sirino, Lago Sirino (PZ), Nemoli, 347.7931917 (propone uscite guidate e noleggio e-bike).

Dove mangiare e dove dormire:

Hotel San Raffaele, Via Pastani 83, Castelluccio Superiore PZ, 0973 662129. Ideale se si vuole compiere l’escursione in due giorni. Con ristorante e piscina. Camera doppia con colazione a 65 euro.

Ristorante da Mimi’, Lago Sirino, Via Domenico Di Lascio 7, Nemoli PZ, 0973 40586. La giusta tappa per rifocillarsi sulle sponde del Lago Sirino. Paccheri e gnocchi come primi, pesce di mare come secondi. Menu intorno ai 30 euro.

Il Rifugio del Cavaliere, contrada Molingiuolo 107, Rivello PZ, 335.816 2818. Si trova a metà strada fra Rivello e Lagonegro (va bene se arrivate da lontano e occorre pernottare il giorno prima), immerso fra le montagne dell’alta valle del Noce. Cucina di tradizione e camere a partire da 62 euro con colazione.

La Taverna del Buongustaio, Via XXV Aprile 22, Lauria, 333.6629867. Se la fame prende a metà strada, puntate su questo ristorante di Lauria: primo, secondo, contorno a 12 euro!

©Albano Marcarini 2020 – Pubblicato su Bell’Italia, ottobre 2020.

Lagonegro

Lagonegro – “launivere” in dialetto lucano – tolse il nome al Lago Sirino, l’antico “lagus niger” e come dice una vecchia guida di fine ‘800 «ha case ben fabbricate con tetti di lavagna rossastra e piccole industrie di cappelli di paglia, sedie e tintorie». Da vedere, nella chiesa di S. Nicola, il sarcofago di Paolo Marsicano, eroe locale che nel 1556 liberò la cittadina dal giogo feudale. Oggi conta quasi 6000 abitanti e ha un aspetto montano nonostante sia a 12 km in linea d’aria da uno dei più bei tratti di costa marina d’Italia, quella di Maratea. Nel vecchio cimitero del Castello, Lagonegro cela un mistero: secondo uno studioso di Leonardo, vi sarebbe stata sepolta nel 1506 tale Monna Lisa del Giocondo. 

L’attuale edificio delle autolinee è la vecchia stazione della nostra ex-ferrovia. Qui, fino al 1978, arrivava anche il tronco proveniente da Sicignano degli Alburni, a sua volta collegato con Salerno. Oggi è tutto più difficile: arrivare a Lagonegro dalla stazione di Sapri, sulla linea per Reggio Calabria comporta un dislivello di 650 metri. Dal centro storico di Lagonegro occorre aggirare la collina del castello, lungo un stradina asfaltata verso la Contrada Vaieto, per raggiungere l’inizio della ciclabile poiché l’ardito ponte in pietra a sei alte arcate detto “degli Studenti”, è rovinato nonostante fosse una delle opere più notevoli della linea. Subito dopo l’innesto nella ciclabile si penetra al buio nella prima delle dieci gallerie del percorso (usare luci!). Il fondo è ottimo, ma in qualche caso gocciola acqua dalle vôlte. 

I Monti del Sirino

Si supera la diroccata stazione Rivello dopodiché la ciclabile si pone parallela alla ex-statale 19. È una lenta salita nella faggeta, che giunge al culmine a 866 metri d’altezza (si era partiti da 589). Il Lago Sirino che si lambisce subito dopo, posto in una dolina, è il minuscolo residuo del bacino che in tempi antichi occupava quasi interamente la valle del Noce. Ora la ciclabile si mantiene a una quota costante di circa 800 metri, ma incontra diverse gallerie e la stazione Nèmoli. La più lunga è la Galleria della Rosa, di ben 2 km, che mette nel piazzale della stazione Pecorone, alla quale fa da bucolico seguito la stazione Pastorella. 

A 16 km dalla partenza, con alle spalle l’imponente mole del Monte Sirino (alt. 2005), eccoci a Lauria dove fermavano i treni che i popolani chiamavano “litturini” (per via dei fasci littori apposti sulle testate) e i ferrovieri “emmine” perché usciti dalle officine meccaniche OM. Il centro storico di Lauria, diviso in una parte ‘alta’, detta Castello, e una ‘bassa’, detta Borgo, merita una visita, sia per le antiche case dai balconi ornati in ferro, sia per gli apparati di alcune chiese, fra cui, bellissimo, il coro ligneo della chiesa di S. Giacomo Apostolo. Siamo nel frattempo scesi a 556 metri di quota e ora, con le moderate pendenze della ferrovia, si risale agli 828 metri della fermata Prestieri. Pochi chilometri in discesa conducono infine a Castelluccio Inferiore (alt. 444) con la sorpresa di percorrere una galleria elicoidale, tipico espediente ferroviario per superare dislivelli allungando il tracciato per poter mantenere una pendenza accettabile. La dovizia di elementi e ornati nelle chiese è comune a molti borghi della valle del Lao, che abbiamo percorso. Non fa difetto Castelluccio inferiore con la chiesa matrice di S. Nicola di Mira dove si ammira un altro pregevole coro, stucchi e intagli lignei.


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Atlante dei sentieri di campagna

Albano Marcarini, Atlante dei sentieri di campagna. Lombardia, Ediciclo editore, 2020, 20 cm x 20 cm, 156 pagine con mappe, foto, acquerelli. Come gli antichi navigatori che si accostavano con curiosità a nuovi mondi, questo libro, anzi questo atlante perché di esplorazioni con tanto di mappe si tratta, invita a riscoprire le nostre campagne, a indagare luoghi di bellezza, magari a due passi a casa. I mondi vicini sono quelli in cui sono nati, cresciuti e dove hanno lavorato, spesso duramente, i nostri antenati. Sono le campagne della Pianura Padana, delle colline e delle valli prealpine, sono le cascine, i fossi, i filari e i boschi, i campi e le risaie, i sentieri e le stradine sterrate. Valgono il piacere di una gita, come un tempo, magari in bici o a piedi, come meglio credete. E anche di un pranzo in trattoria o di una merenda all’aria aperta.

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