Al passo del Bracco: ‘In Alpe Pennino’

 “In Alpe Pennino” è il termine con cui i Romani designavano il passaggio della Via Aurelia lungo l’accidentata costa della Riviera di Levante, presso l’odierno passo del Bracco. La lunga strada consolare – 796 miglia, pari a circa 1180 km – collegava Roma con Marsiglia e fu tracciata in fasi successive a partire dal III sec. a.C. al servizio delle colonie militari fondate lungo il Tirreno.

Uno dei passaggi più impegnativi era lungo la fascia costiera conosciuta oggi come Cinqueterre. Qui gli Appennini si accostano al mare con lunghi contrafforti e formano una costiera ripida, frastagliata, di difficile attraversamento. Gli ingegneri romani preferirono allontanarsi dal mare e seguire, dopo aver risalito brevemente la Val di Vara, il lungo crinale montuoso dividente il litorale dalla valle stessa e dalla successiva Val Petronio. La mancanza di sicuri reperti stradali e la difficoltà di ubicare le località citate negli ‘itineraria’ usati dai Romani, hanno diviso le opinioni degli studiosi per cui accanto a un’Aurelia montana si ipotizza in alternativa un’Aurelia costiera, non esattamente bagnata dal mare ma certamente più vicina alla linea di costa: pievi medievali e insediamenti rurali di età romana confermerebbero questa seconda ipotesi.

A partire dal Medioevo, durante la lunga stagione dei pellegrinaggi romei, la via montana appare però la più attrezzata per ospitare i viandanti in transito. Ne dà prova l’ospitale di S. Nicolao di Pietra Corice, situato al cumine del tracciato, non molto distante dall’attuale passo del Bracco, e, secondo alcuni, corrispondente all’Alpe Pennino, degli itinerari romani. «La chiesa intitolata a S. Nicolao – scrive un pellegrino del 1425, diretto a Roma – è piccola ma raccolta. Tutta in pietra grigia, è a forma di T, con il lato minore che termina con tre absidi. Affermano sia stata costruita molti secoli fa, forse dai Bizantini. Lì in preghiera ho sostato a lungo per chiedere perdono dei miei peccati…». E ne dà ulteriore conferma un passo di un diploma di Carlo Magno, risalente al 774, laddove si indica una ‘via pubblica’ passante sul monte di Pietra Corice.

ALL’ANTICO OSPITALE DEL BRACCO

La passeggiata verso le rovine dell’antico ospedale, tuttora in scavo, è breve, non faticosa e superbamente panoramica. Riprende il probabile tracciato della via romana, evidenziato non tanto dai selciati, qui inutili visto la solida sostanza del fondo roccioso, quando da alcune ‘tagliate’, ovvero passaggi artificiali fra le rocce tendenti a uniformare le pendenze e a semplificare le tortuosità orografiche.

115Notizie utili

Punto di partenza e di arrivo: Baracchino, comune di Deiva Marina, lungo la strada ex-statale 1 Aurelia, al km 459.8. Si raggiunge da Genova con l’autostrada A12 con uscita al casello Deiva e, quindi, con un breve raccordo.

Mezzo consigliato: a piedi. Lunghezza: circa 6 km. Tempo: 2 ore e 15 minuti. Dislivello: 250 metri circa.

Dove mangiare: Ristorante Baracchino, via Aurelia 2, tel. 0187.815841-816406; Ristorante La Baracca, loc. Passo del Bracco, tel. 0187.824096. Dove dormire: i due ristoranti citati dispongono di alloggio, oppure negli alberghi di Deiva Marina.

Indirizzi utili: Ufficio turismo Deiva Marina, lungomare C. Colombo, tel. 0187.826136, http://www.comune.deivamarina.sp.it

Pubblicato su Bell’Italia nel febbraio 2007 – ©Albano Marcarini 2018.

garmin-basecamp-86La traccia GPS di questo itinerario si può richiedere a info@guidedautore.it specificandone il titolo

Verso.S.Nicolao
Il sentiero verso il M.S.Nicolao

L’itinerario prende avvio poche decine di metri dopo l’albergo del Baracchino (alt. 636) 1, già stazione di posta preunitaria, lungo la strada provinciale 1 (ex-statale Aurelia, km 459.8), se si proviene da Sestri Levante. Un sentiero, segnalato da un cartello riportante l’indicazione ‘Via del Bracco’ sale verso la montagna, sulla pendice di scabre rocce metamorfiche (gabbri, soprattutto), dove sopravvivono a stento, sferzate dal vento e dal sole, macchie di bassa vegetazione. Dopo la prima curva del sentiero appare una biforcazione: si segue la direzione di destra (segnavia a forma di ‘più’ di colore rosso) che inizia una lunga rimonta in diagonale del versante meridionale del M. Pietra di Vasca (alt. 801), dal profilo scuro e accidentato. L’angustia del sentiero non fa giustizia delle dimensioni, ben più ampie, dell’antica strada, aggredita nel tempo dagli scoscendimenti del terreno, dalle ginestre e dai brughi. Alcuni ripari sotto la base rocciosa del monte sarebbero rifugi per i viandanti d’un tempo. «Lungo la strada – testimonia ancora il nostro pellegrino medievale – incontro una carovana di muli carichi di merci trasportate in cassette, sacchi e balle sigillate. Ogni tanto devo fermarmi per lasciar passare i muli che salgono. In coda alla carovana trovo alcuni pellegrini con i quali riesco a intendermi. Mi parlano del clima temperato di questi luoghi, del vino e dell’olio, famosi anche a Genova». Sotto di noi si dipana, fra le anse della pendice, la rotabile moderna; più sotto ancora, allineata su vertiginosi viadotti, l’autostrada. Canali di traffico che, a distanza di qualche centinaia di metri, replicano l’originaria direttrice della strada romana. In fondo, il mare preceduto dall’ampia conca digradante di Deiva e delle sue frazioni.

Le sistemazioni del tracciato s’incontrano dopo circa 25 minuti di cammino, quando si profila la vetta del M. San Nicolao, trafitta dalle antenne: una rampa gradonata, tagliata nella viva roccia e, poco oltre, un secondo intaglio, esposto verso la valle. Poi si giunge alla Bocca di Vasca (2, alt.728) dove s’incontrano vari sentieri: quello proveniente dal Baracchino, ma lungo il versante nord della Pietra di Vasca, più impegnativo; quello che si prolunga lungo lo stretto crinale verso la vetta del S. Nicolao; e la prosecuzione dell’antica via, ora lungo il versante settentrionale del rilievo, dentro un bosco di castagni e roverelle.

Ospitale.S.Nicolao
Le rovine in corso di scavo dell’Ospitale di S.Nicolao di Pietra Corice

Si procede in piano e si arriva al sito dell’antico ‘ospitale’ di S. Nicolao di Pietra Corice (3, alt.780). Della sua esistenza si hanno notizie a partire da XII sec. ma si presume che il complesso sia sorto sulle basi di una ‘mansio’ romana, un punto d’appoggio nel tratto di attraversamento dell’Alpe Pennino, come indica, con la consueta approssimazione, la Tabula Peuteringeriana. Si nota bene il perimetro delle murature che conteneva un edificio di ospitalità per i viandanti, una chiesa a tre absidi, un convento di monache. Finì il suo destino quando, nel XVI secolo, divenne «ricettacolo nei tempi cattivi di uomini scellerati», dediti a ogni forma di violenza e depredazione.

Appena oltre il sito archeologico si perviene alla Foce di S. Nicolao (4, alt. 795), crocevia in passato di importanti ‘vie di terra’: verso nord, infatti, si procedeva per linee di cresta verso il passo di Cento Croci e verso la Pianura Padana; da sud arrivavano le mulattiere dai porti commerciali rivieraschi di Levanto, Framura e Deiva; da levante a ponente transitava la nostra Aurelia. Ora si prosegue discendendo l’opposto versante (direzione Mattarana) che affaccia sulla spezzina Val di Vara. È una carrabile che aggira la testata del vallone del Rio Travo, formato da vari compluvi. Occorre prestare attenzione perché a un tratto, senza nessun riferimento preciso, salvo un sasso dipinto in bianco/rosso, l’itinerario lascia la via battuta (che più avanti arriva presso i ruderi della Casa della Laggia) ed, entra, verso destra, nel bosco lungo un’incerta traccia che, fra i tronchi di giovani castagni, punta di nuovo verso il crinale. Vi si giunge in meno di 10 minuti perdendo a questo punto la dirittura verso est dell’antica strada.

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La Via Aurelia attuale al Passo del Bracco

All’insellatura, detta Valico occidentale di Laggia (5, alt.745) si noterà un sentiero trasversale (è quello che corre sul crinale: verso destra torna sul M. San Nicolao; a sinistra punta su Mattarana); lo si trascura e si scende per pochi metri sull’opposto versante tenendo sempre come segnavia le tacche bianco/rosse. Queste, dopo aver superato un valloncello, portano dentro una pineta e spuntano sulla rotabile asfaltata del M. San Nicolao: strada che si impegna in discesa, verso sinistra. Più in basso ci si congiunge con l’ex-statale 1 che ora si seguirà per lungo tratto così da tornare con più comodità al punto di partenza. La strada, nei giorni feriali, è praticamente priva di traffico e, percorrendola, si ha modo non solo di osservare la tormentata orografia della zona e la lontana linea azzurra del mare ma anche di scoprire nuovi manufatti stradali. Intanto l’andamento dell’attuale rotabile, lungo le falde meridionali del M. San Nicolao, tracciata nel 1823 da Carlo Felice, Re di Sardegna, dopo che già Napoleone ne aveva programmato la costruzione. E poi, giusto poche decine di metri prima del passo del Bracco, volgendo lo sguardo verso monte, l’arco in pietra di un ponte che identifica un piano stradale in abbandono, soprastante una ventina di metri l’attuale rotabile. Questo ponte, secondo gli storici locali, dovrebbe essere di fattura romana. La cosa non ha senso, Passo del Bracco.1.avendo constatato che l’antica Aurelia transitava più in quota, lungo il sentiero appena percorso. Si potrebbe semmai pensare a una variante successiva forse dovuta all’incremento dei traffici e alla necessità di evitare le asperità. È certo infatti che non poche legioni, con i loro pesanti vettovagliamenti, transitarono per la montagna del Bracco durante le campagne contro i Liguri. Si suppone però che il tratto di levante ligure della Via Aurelia, da Luni a Vado, perse presto d’importanza perché sostituita dalla più agevole Via Aemilia Scauri aggirante l’Appennino dalla parte di Piacenza e di Tortona, almeno quella fu la strada scelta da Cesare per l’invasione delle Gallie. In ogni caso lo storico Gerolamo Serra, esplorando «per diletto» questi luoghi nel 1835 riscontrava anch’egli questi vistosi avanzi attribuendoli senza indugio alla strada romana: «Ricordo di aver veduto fra il Bracco e Mattarana, all’altezza di 600 metri, per un gran tratto, gli avanzi ancora intatti dell’antica strada terranea, battuta semplice passo, ravvisandola dalla solidità degli archi, e dalla sua larghezza di circa due metri cioè otto piedi, misura romana». Personalmente propendo però per una sistemazione di epoca moderna in quanto che, seppur decaduta, la strada del Bracco risulta comunque ben segnalata su gran parte delle cartografie d’ancien règime.

Anche lo spiazzo corrispondente al passo del Bracco (6, alt. 615), nonostante la desolazione della Casa Cantoniera in abbandono, ha un certo interesse. Alla parete di roccia si nota un’alta lesena, affissa in periodo di regime quando fu realizzata una rettifica alla rotabile, tagliando per circa 100 metri un duro sprone roccioso (all’esterno di esso si nota ancora il vecchio dismesso tracciato). A questo punto poco meno di 2000 metri ci dividono ancora dal Baracchino, luogo dal quale si era partiti.

Il passo del Bracco.

Arriva a un altezza di 615 metri. Da lì si vede il mare. È il punto più elevato della strada litoranea Aurelia, già strada statale 1, oggi declassata a provinciale. Sostituita dall’autostrada A12, è la palestra ideale del viaggiatore contemplativo, amante dei panorami e delle basse velocità. L’attraversamento della catena costiera al Bracco (dal termine pre-latino ‘brac’, cioè aspro, sassoso), da La Spezia a Sestri Levante, per 59.6 km, mostra un ampio quadro degli orizzonti di paesaggio ligure: i boschi e le pinete, i villaggi arroccati sui versanti, le strane rocce dalle forti tinte venute dagli strati profondi della Terra, le alterne vedute sulla lontana costiera delle Cinqueterre. La strada fu realizzata da Carlo Felice nel 1823 sulle tracce della via romana, fu perfezionata nel 1928 e denominata Aurelia secondo l’uso del regime fascista di accostare le nuove strade statali alle antiche consolari romane.

Albano Marcarini, 615 IL PASSO DEL BRACCO, Milano 2016, 16 pagine, ed. in pdf,

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