A Nazzano Romano, nel paese dei Capenati

Due itinerari lineari nella Riserva naturale Nazzano Tevere Farfa in provincia di Roma.

I grandi impianti tecnologici e le infrastrutture, come dighe, depuratori, strade, linee elettriche, producono rilevanti impatti sul territorio. Possono alterare l’ambiente naturale, disturbare il paesaggio, influire sulla vita dell’uomo. In alcuni casi possono invece apportare benefici. Nelle vicinanze di Roma, lungo il Tevere, la costruzione di una centrale elettrica con la formazione del suo attiguo bacino artificiale ha prodotto, a partire dal 1956, una trasformazione in positivo.

Chiatta.Nazzano
La chiatta sul lago

Il piccolo lago dalle acque tranquille è diventato un’oasi di rifugio faunistico e lungo le sponde è proliferata la vegetazione delle zone umide con canneti e boscaglie. L’area, che comprende un tratto molto ampio del Tevere alla confluenza del torrente Farfa, nei comuni di Nazzano, Torrita Tiberina e Monopoli di Sabina, è stata promossa a riserva naturale regionale oltre ad essere stata inclusa nell’elenco delle zone umide d’importanza internazionale, una qualifica ambita e che in Italia comprende pochi altri simili biotopi.

La riserva, istituita nel 1979 per un’estensione di circa 700 ettari, svolge un’intensa attività didattica e di ricerca. È dotata di strutture per la visita (centro visite, foresteria, punti di osservazione) e di una rete di percorsi a piedi o in bicicletta che permettono una completa ricognizione delle sue attrattive naturali. Inoltre è raggiungibile in treno utilizzando la linea Roma-Orte, che prima della costruzione della Direttissima Roma-Firenze, costituiva un tratto della spina dorsale di collegamento ferroviario fra nord e sud. Merita una visita, forse non nei mesi estivi che sono i meno indicati per l’osservazione della fauna, meglio durante l’autunno o la tarda primavera.

Piano di Nazzano
La riserva naturale

Il paesaggio riguarda la valle fluviale e i rilievi che la delimitano. Il Tevere scorre lento, formando un ampio meandro fra depositi alluvionali di argille, sabbie e ghiaie. La valle è contenuta entro due ripe boscose che sono frutto dell’erosione fluviale su antichi depositi di età quaternaria (1,8 milioni di anni fa). Sulla crina di questi terrazzi si dispongono gli insediamenti storici, Torrita Tiberina e Nazzano, due centri dall’illustre passato (per primi vi si stabilirono i Capenati, confederati agli Etruschi) e dal ben conservato carattere architettonico. Le colline retrostanti sono di modesta altitudine e sono costituite da sedimenti del Pleistocene (7-1,8 milioni di anni fa) di antica origine marina.

La fascia fluviale dispensa le maggiori attrattive naturalistiche. Il fiume e lo specchio d’acqua che forma sono bordati da una cortina di canneto, ambiente appropriato per la vita degli uccelli acquatici come il germano reale, l’alzavola, la moretta, lo svasso maggiore, il martin pescatore. Fra gli steli della tifa e della cannuccia di palude si alza il richiamo di piccoli uccelli come il cannareccione, la cannaiola, il porciglione. Un personaggio singolare nelle acque aperte è la nutria, un grosso roditore originario dell’America meridionale, introdotto in Italia da alcuni decenni e ambientatosi al punto da essere oggi perseguitato per i danni che procura. Vi sono poi zone dove l’acqua è ferma, lanche che il fiume ha abbandonato, ricoperte da vegetazione acquatica (lenticchia d’acqua, potamogeto) e popolate da anfibi come il raro tritone punteggiato. Le sponde più consolidate sono indicate per la crescita dei salici che preludono ai boschi di ripa, un tempo diffusi lungo la valle del Tevere, caratterizzati da pioppi, ontani, carpini e qualche farnia. Sui versanti terrazzati il bosco muta d’aspetto e le presenze più comuni sono, oltre alla invadente robinia, il leccio, la roverella, il cerro.

Fra le iniziative della riserva figura un Museo della notte, iniziativa unica nel nostro Paese, che documenta gli aspetti legati alla vita notturna degli animali, i fenomeni astronomici e climatici, i processi biologici che caratterizzano l’uomo e l’ambiente nell’alternarsi del giorno e della notte. La Riserva Tevere-Farfa costituisce per gli appassionati naturalisti e per tutti coloro che amano la pace e la tranquillita una piacevole meta per un’escursione. Utili un binocolo e, in caso di piogge recenti, un paio di stivali. Ricordatevi però di essere all’interno di un’area dove la natura è protetta e dove, pertanto, sono necessarie alcune elementari norme di comportamento per non recare disturbo agli animali, alle piante, all’ambiente in generale.

Nazzano.mapEntrambi gli itinerari hanno partenza e arrivo alla stazione ferroviaria di Poggio Mirteto. Si sviluppano, nel primo tratto, lungo le due sponde del Tevere fino a entrare nel cuore dell’area protetta da dove prendono avvio due sentieri-natura di particolare interesse, l’uno denominato “Sentiero della fornace”, l’altro “Sentiero della Moletta”. Inoltre dato che il tratto di avvicinamento dalla stazione potrebbe risultare a piedi di una certa lunghezza (circa 5 km), benché egualmente interessante, si può suggerire l’impiego di una bicicletta che potrà essere posteggiata all’inizio dei sentieri-natura, dove la ciclabilità risulta difficile e forse non opportuna.

ATTENZIONE: a causa della fragilità idrogeologica della riserva alcuni sentieri risultano chiusi per ordinanza amministrativa. È bene, prima di intraprendere le escursioni informarsi presso la sede della Riserva. In alternativa alle passeggiate a piedi è anche possibile effettuare gite su un battello ecologico della Riserva. Info: 347.6104110.

Info: www.teverefarfa.it

Dove mangiare: Ecoturismo Tevere Farfa, Via della Vecchia Fornace, Nazzano, tel. 0765.331757 cell. 392.2821987, www.pianopiano.info 

Dove dormire: Agriturismo la Luna sul Tevere, loc. Celli snc, Torrita Tiberina, tel. 0765.304021 cell.: 328.1397794, www.lalunasultevere.com

Centro visite: Fattoria Didattica Campo di Contra, www.campodicontra.it

A Nazzano si trova il Museo del Fiume con 4 sezioni dedicate alla vita biologica, all’archeologia e alle esposizioni legate al tema del fiume Tevere. Indirizzo: Via Mazzini 4, 00060 Nazzano (Rm). Orario: martedì, giovedì, sabato e domenica ore 9-15. Per info o prenotazioni negli altri giorni, chiamare i num. 335-6880515; 0765-332002 o scrivere a museodelfiume@libero.it – Una guida della Riserva è scaricabile alla pagina http://www.teverefarfa.it/it/guida-della-riserva.html – Il recapito della Riserva naturale Nazzano Tevere Farfa è in loc. Meana, Via Tiberina km 28,100, Nazzano (Rm), tel. e fax 0765/332795.

Itinerario pubblicato su Amicotreno, maggio 1995 (aggiornato nel dicembre 2014).

Il sentiero della fornace (in sponda destra del Tevere)

Riserva.Nazzano
Lungo il sentiero della fornace

Lunghezza: 2 km. Punto di partenza: all’altezza del traghetto di Nazzano. Si tratta di un percorso attrezzato, in parte con passerelle, che segue la sponda del fiume attraverso il canneto e il bosco di ripa fino a una torretta di osservazione ubicata alla confluenza del torrente Farfa nel Tevere. Superati, all’inizio del sentiero, alcuni annosi salici bianchi si entra nel canneto, un aggruppamento di palude dove prevale la canna palustre. Porgendo l’udito si possono ascoltare i canti del pettirosso o dell’usignolo di fiume, mentre scrutando il cammino si possono notare le piste usate dalle nutrie per la ricerca di cibo nei vicini campi coltivati. Una passerella in legno permette di attraversare la zona umida. Al canneto segue il bosco di ripa dove allignano piante abituate a un elevato grado di umidità: le radici affondano nel terreno pregno di acque e non riuscendo a sostenere il peso della massa arborea danno vita a un ambiente caotico dove i tronchi risultano inclinati e intrecciati fra loro. Gli alberi più comuni, spesso aggrediti dai rampicanti, sono il salice bianco, alcune specie di pioppi e l’ontano nero. Più avanti, si scorgono i ruderi di una vecchia fornace che rappresenta un ideale punto di osservazione della vita che si svolge sulle acque del fiume, specie le scene di caccia degli svassi, dei tuffetti e dei molti anatidi che popolano queste acque. Altri, come la gallinella d’acqua e la folaga si accontentano della vegetazione subacquea che strappano dal fondo immergendo la testa. L’osservazione richiede pazienza e silenzio e anche la scelta di determinati periodi dell’anno. All’altezza di un crocicchio una carrareccia segue per un tratto la bordura del Tevere ridossata al terrazzo di valle dove si aprono degli strani pertugi scavati nella roccia tenera. Servivano in passato come rifugi dai pastori in transumanza. Nel bosco che risale il versante, con presenze arboree meno dipendenti dall’ambiente acquatico, vivono diversi rapaci notturni come l’allocco, il barbagianni, il gufo comune, la civetta. Nel Tevere, il rallentamento delle acque, trattenute poco più a valle da una diga, ha generato un largo specchio d’acqua dove, durante le migrazioni, si ha occasione di avvistare rare specie come la gru, il falco pescatore, il cavaliere d’Italia. Si può variare il percorso di ritorno all’altezza del crocicchio già citato, utilizzando un tracciato più interno che attraversa una larga prateria e tocca l’azienda ecoturistica Tevere-Farfa.

Il sentiero della moletta (in sponda sinistra del Tevere)

Lunghezza: 1,5 km. Punto di partenza: all’altezza del casale dell’Università Agraria di Nazzano, al centro della piana omonima. Attraversa dapprima una landa coltiva e segue quindi la riva del Tevere fino a un peduncolo di terra che segna il punto di confluenza del torrente tributario Farfa, dove è posizionato un capanno d’osservazione. Un rettifilo attraversa la zona coltivata su terreni alluvionali portati a bonifica (si notano i vari canali di scolo che servono al deflusso delle acque). Lo sguardo si apre sull’intera cornice del terrazzo che, sull’altra sponda del Tevere, delimita l’area della riserva e dove troneggiano gli abitati di Torrita e di Nazzano. Si giunge al traghetto. In passato era utilizzato per il trasporto delle mandrie e delle greggi: veniva azionato a mano grazie a degli arganelli. Si prende, verso sinistra, a costeggiare il fiume lambito da una esigua striscia di canneto; al nostro passaggio si alzano in volo le folaghe e si celano dietro le canne le timide gallinelle d’acqua. L’attiguo parallelo canale è sito ideale delle rane e della natrice, una innocua biscia d’acqua. Alla fine di questo secondo rettifilo si supera l’impianto di scolo della piana di Nazzano: nella sua grande vasca galleggiano l’azolla americana e il morso di rana, due piante acquatiche che fra giugno e settembre proliferano in modo impressionante. Il percorso si stringe ora fra la ripida parete di travertino del terrazzo di valle e il fiume. Alcuni passaggi un po’ esposti richiedono cautela e per precauzione possono anche essere preclusi al passaggio. Sul terreno umido tracce o escrementi indicano la presenza di volpi, istrici e tassi. Avendo tempo si potrebbero scoprire le loro tane, veri e propri capolavori di ingegneria naturale, con le loro ramificate gallerie, le camere, i falsi accessi per ingannare i predatori. Superato un altro tratto nel canneto, un sentiero verso destra arriva finalmente a un capanno che dà la vista sul fiume nel suo tratto più ampio e aperto. Resta ora tutto il tempo per una paziente osservazione della natura nascosti fra i legni e le frasche con il mai sopito sospetto che alla fine i veri osservatori siano loro, gli uccelli, incuriositi dai nostri buffi gesti e dal nostro strano abbigliamento.

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